Nell'Ellade di Bakst

Gli appunti di viaggio dello scenografo russo vengono per la prima volta pubblicati in Italia sotto il titolo "In Grecia con Serov", curati da Valentina Parisi per Excelsior 1881
In Grecia con Serov
Copertina del libro

“Quante impressioni nuove! La loro imprevedibilità ha ridotto le nostre idee pietroburghesi sull’antica Ellade a un’accozzaglia di giudizi approssimativi”. Con queste parole Léon Bakst, pseudonimo dello scenografo russo Lejb Chaim Rozenberg, descrive le prime impressioni sulla Grecia, scoperta con l'amico Valetin Serov nel 1907, in un viaggio alla ricerca delle radici del classicismo che tanto stava influenzando la cultura modernista russa.

In Grecia con Serov è il titolo degli appunti di Bakst, per la prima volta tradotti in Italia dalla quell’unica edizione in russo pubblicata da Slovo a Berlino nel 1923. Messo in vendita da Excelsior 1881, il diario rappresenta la memoria e l'astrazione idealizzata dell'esperienza sensoriale vissuta dai due in Grecia, i cui odori, colori, suoni entreranno di diritto nella successiva produzione artistica dello scenografo, anima dei Ballets Russes. Come evidenzia la curatrice del libro, Valentina Parisi, “sembra quasi che Bakst-scenografo trasformi immediatamente i reperti contemplati in uno schema astratto, in un repertorio di sfumature e gradazioni da sfruttare liberamente a sua volta per creare costumi e fondali”.

L. Bakst fotografato da E.O. Hoppé nel 1916 (sullo sfondo un suo bozzetto)


Il corredo di immagini che accompagna il libro, principalmente disegni a matita e acquerello di Bakst, evidenzia tutta la ricerca estetica fatta da entrambi gli artisti che, tuttavia, non rinunciano al piacere del viaggio per il viaggio, rendendo questo “carnet de voyage” anche una testimonianza sul turismo della Belle Époque con i frequenti riferimenti ai consigli del Baedeker (la prima guida turistica) spesso ignorati dai due viaggiatori russi più inclini al piacere della scoperta.

L. Bakst, frontespizio della rivista «Apollon»

Memoria e realtà si mescolano verso la fine del libro con frequenti paragoni tra i ricordi della Grecia e la quotidianità russa di Bakst che scrive il libro circa quindici anni dopo il viaggio, anche come omaggio all'amico Serov, scomparso pochi anni dopo l'avventura ellenica, nel 1911.

L. Bakst, Visione antica, vignetta per la rivista «Zolotoe runo» (Il vello d’oro), 1906


La pubblicazione del libro in Italia si deve al ritrovamento del testo originale  da parte di Valentina Parisi. Guidata da una citazione del compositore Stravinskij che, in un'intervista con il direttore d'orchestra Richard Craft pubblicata in Italia nel 2008, rivendica la necessità di tradurre il libro in inglese, Valentina traduce il testo del 1923 confrontandolo con il manoscritto conservato presso l’Otdel rukopisej (Sezione Manoscritti) della Galleria Statale Tretjakov di Mosca, incontrando subito l'interesse dell'editore Excelsior 1881, molto attento al balletto e al teatro. 

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