Quattro chiacchiere con Pushkin

Un ritratto di Aleksandr Pushkin (Fonte: Ria Novosti)

Un ritratto di Aleksandr Pushkin (Fonte: Ria Novosti)

Lo scrittore russo Boris Evseev racconta in un saggio cosa direbbe oggi, a 213 anni dalla sua nascita, il grande poeta e padre della lingua russa

Aleksandr Pushkin, poeta incomparabile e primo romanziere russo, ha vissuto una vita incredibilmente bella, scomoda per chi gli stava vicino. Una vita a tratti triste e misteriosa.

 

Pushkin è morto a soli 37 anni, lasciando 92.500 rubli di debiti e quattro figli tra le braccia di sua moglie, una bellezza mondana e comune.

 

Le illustrazioni di Ivan Bilibin (1876-1942) ai racconti di Pushkin

 

La vita di Pushkin si è rivelata un paradosso e un mistero. Il paradosso sta nel fatto che un tipo piccoletto, con la faccia da scimmia e le unghie lunghe, abbia creato una lingua e un modo di pensare rivelatisi assolutamente necessari per la Russia moderna.

 

E proprio qui si incontra il mistero: come è possibile che anche oggi Pushkin continui a superare di gran lunga non solo zar e martiri, ma anche le stelle del rock?

 

Sulle questioni veramente importanti non mi fido troppo dei miei contemporanei. È forse per questo motivo che ho pensato diverse volte di conversare direttamente con lui. Ed è da diverso tempo che avrei voluto chiedergli: 

 

Aleksandr Sergeyevich, la “Conversazione immaginaria con Alessandro I” scritta all’inizio del 1825, iniziava più o meno così:  “Se fossi stato zar, avrei chiamato Pushkin e gli avrei detto…”. In questa conversazione lo zar rimprovera la Vostra ode “Alla libertà”, così come il Vostro ateismo e il Vostro discorso con il conte Vorontsov. Alcuni pushkiniani di oggi considerano tale conversazione un errore invano. A distanza di tutti questi anni, l’avrebbe rinnegata?

 

Non lo avrei mai pensato.

E per quanto riguarda le frasi sullo zar che si arrabbia e spedisce Pushkin, ciarlatano infervorato, in Siberia, dove egli avrebbe poi scritto alcuni poemi “con ritmo diverso”. Queste frasi, le lascerebbe? Vi spediscono in Siberia e Voi continuate e pensare al ritmo?

 

Non di rado la vita russa mi ha suggerito poemi o novelle esposte con uno stile pessimo o eccellente. E a proposito, se non fosse per questo stile…

A proposito, parlando della lingua. Come non ricordare le Vostre parole quando avete detto: “Pretendiamo che ci chiamino scrittori e non conosciamo la metà delle parole russe”. Quando avete scritto questo, sicuramente avrete pensato: “Ben presto impareremo anche queste parole!”. Ma da allora la situazione non ha fatto altro che peggiorare. Al giorno d’oggi la metà del nostro vocabolario è formata da parole che non sono in alcuna maniera connesse con le radici di riferimento. La nostra lingua, al giorno d’oggi, è solo per metà russa. È una lingua creola.

 

Ehi, attenzione! Sono pure io un creolo.

Per il sangue, questo fenomeno può risultare buono. Però per la lingua, convertirsi in una lingua creola, è un destino deplorevole. Dalla lingua e dal ragionamento sulla quale essa stessa si basa, dipende il percorso verso la formazione di un Paese. Voi stesso avete parlato di questo con una triste affermazione: “La scienza, la politica e la filosofia non si possono ancora spiegare in russo”.

 

E ora sono io a chiedere a Voi: com’è la situazione, a tal proposito, al giorno d’oggi?

Beh, non è cambiato molto. Non c’è alcun rispetto nè per la lingua, nè per la filosofia della vita basata su di essa. In questo modo non può esserci rispetto nemmeno per la propria cultura e, di conseguenza, per noi stessi.

 

Mm.. ricordo di aver scritto: “Mi hanno insegnato una scienza fondamentale: onorare sè stessi”.

E a noi hanno insegnato a onorare gli altri: forme aliene di governo, abitudini che da tempo ormai non hanno più senso, compresa la arroganza etnica.

 

La conversazione con Pushkin potrebbe continuare all’infinito. Visto che, per buona parte delle questioni di oggi, già esistono risposte date da Pushkin.

 

Spesso si dice: Pushkin era un duellante, un gradasso. Però Pushkin era solamente provocato dagli scontri. Lo sfidavano. E lui accettava.

 

Si è cercato di dare un’immagine paradossale di Pushkin. Ma non ci si è riusciti. Al contrario, la sua immagine, di una naturalezza non troppo aggraziata, si è convertita in fonte di ispirazioni.

 

E ancora: Pushkin era un Don Giovanni russo. Però questo amore estremo, spesso, era solo una maschera. E le donne di alto borgo erano disposte a tutto pur di unirsi nell’estasi con la “scimmia francese”, così come veniva chiamato Pushkin dai suoi amici del liceo.

 

Un altro malinteso: Pushkin non era in grado di maneggiare il denaro. Come no! Le sue lettere sono piene di preziosi calcoli matematici e di conti. Il problema era un altro: Pushkin si ritrovava spesso a spendere ben oltre quello che guadagnava con la sua professione letteraria. Prendiamo ad esempio questa lettera: “A quanto pare devo riuscire ad ottenere delle grosse entrate di denaro. E le avrò. Non a caso mi sono lanciato nella speculazione giornalistica”.

 

Si crede inoltre che Pushkin fosse ateo. Senza dubbio, il cammino spirituale del poeta mostra chiaramente che non nutriva molto incanto verso la fede cristiana. Lentamente, però, si indirizzò verso un percorso speciale e inusuale: verso una purificazione data dalla bellezza profonda e non superficiale, verso la creazione del bene non tramite i canoni classici.

 

La sua prosa era il proseguimento delle sue azioni. I suoi versi, desideri inconsci. La vita di Pushkin era arte. Oggi come ieri, la vita di molti scrittori è una parodia delle loro opere.

 

E poi la lingua russa: è un oceano dove giaciono le nostre azioni e i nostri pensieri. Nè Pietro il Grande, nè Lomonosov e nemmeno Karamzin hanno potuto scoprire il russo; il chè significa che nella mentalità russa esiste una tale quantità di pensieri che non si è stati capaci di incontrare la genialità della parola. Solo Pushkin riuscì a fare ciò. E da qui la sua importanza storica.

 

E a ciò dovrebbe far seguito la conclusione: Pushkin ha dato la sua vita per il trionfo della lingua e della cultura russa.

Tutto ciò ci porta a pensare che la vita di Pushkin fu la prima e la migliore opera russa, scritta da lui stesso. Ora, a 175 anni di distanza, questo grande romanzo filosofico e carico di poesia – la sua vita stessa - viene letto ancora oggi con entusiasmo e avidità.

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