Siria, braccio di ferro sulla risoluzione

Vignetta: Niyaz Karim

Vignetta: Niyaz Karim

Mentre il mondo si interroga su come risolvere la questione siriana, la Russia si dice contraria a un possibile intervento di forza

La situazione in Siria rischia di precipitare. Se la minaccia di risolvere il problema siriano bypassando il Consiglio di Sicurezza dell’Onu – al quale ha preso parte l’ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu Susan Rice - troverà fondamento, difficilmente non solo Russia e Cina, ma anche i Paesi arabi, si dimostreranno indifferenti.

Durante l’incontro di mercoledì 30 maggio 2012 con i giornalisti, dopo la riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Susan Rice ha affermato che si tratta della “peggiore possibilità che, purtroppo, allo stato attuale risulta però la più probabile”.

Secondo gli osservatori delle Nazioni Unite, in effetti, la prima amministrazione Obama aveva preso in considerazione l’ipotesi di violare la Carta delle Nazioni Unite. Del resto anche la precendete amministrazione Bush aveva seguito un percorso simile, a partire dalla ingloriosa guerra in Iraq.

Martedì 29 maggio 2012 il portavoce ufficiale del Dipartimento di Stato Americano Victoria Nuland aveva detto che la situazione in Siria potrebbe richiedere l’applicazione dell’articolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, che prevede l’impiego delle forze armate per fermare le minacce alla pace e alla sicurezza globali.

In altre parole, gli Stati Uniti vedono come unica soluzione al problema siriano solo l’utilizzo di forze esterne, indipendentemente dall’autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. E, evidentemente, si stanno preparando per muoversi in questa direzione.

Durante questa settimana, infatti, i media hanno più volte riportato le dichiarazioni di alcuni alti funzionari militari che hanno fatto riferimento alla possibilità di intraprendere un’azione militare.

Lunedì 28 maggio 2012 il generale Martin Dempsey aveva affermato: “Siamo pronti a intervenire nel caso venga richiesto un intervento militare”.

La Russia, dal canto suo, non ha esitato a denunciare l’incosapevolezza del Consiglio di Sicurrezza. “Il modo migliore per evitare scenari catastrofici – ha detto l’ambasciatore russo all’OnuVitaly Churkin è approvare il piano di Annan, e questi sforzi dovrebbero essere intrapresi da parte di tutti in conformità con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Se ciò non avverrà, ci saranno conseguenze molto gravi per la Siria, ma non solo”. A tale proposito, egli ha esortato tutti a pensare bene prima di intraprendere qualsiasi azione che possa bypassare il Consiglio di Sicurezza e il piano di Annan”.

Bisogna inoltre ricordare che non tutti i Paesi arabi sono solidali con le monarchie del Golfo Persico che partecipano all’intervento di forza.

Inoltre nel febbraio 2012, a conclusione della conferenza degli “Amici della Siria”, il ministro degli Esteri della Tunisia Abdessalem Rafikha dichiarato che “lo scopo principale dell’incontro era la dichiarazione a sostegno del popolo siriano”.

E ha sottolineato: “Tutti gli sforzi devono essere concentrati per evitare nuove tragedie in Siria, causate dall’intervento straniero”.

In altre parole, la minaccia di adottare la forza in Siria senza il permesso del Consiglio di Sicurezza, ha senso solo per aumentare la pressione psicologica su Damasco e costringere Assad a dimettersi.

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