Yulia divisa tra Kiev e Bruxelles

La presidente della Lituania, Dalia Grybauskaite, a sinistra, ha fatto visita alla Tymoshenko nell'ospedale di Kharkiv. Poi ha incontrato il collega ucraino Viktor Yanukovych per chiedere il rispetto dei diritti e minacciando l'isolamento (Foto: AP)

La presidente della Lituania, Dalia Grybauskaite, a sinistra, ha fatto visita alla Tymoshenko nell'ospedale di Kharkiv. Poi ha incontrato il collega ucraino Viktor Yanukovych per chiedere il rispetto dei diritti e minacciando l'isolamento (Foto: AP)

Il destino della Tymoshenko è ancora incerto. Mentre l’Europa preme per il trasferimento della paladina della rivoluzione arancione in Germania, il presidente ucraino Victor Yanukovich non sembra voler cedere

Il primo passo dopo la grande bufera è stato fatto. Yulia Tymoshenko è uscita di prigione all’inizio di aprile 2012 ed é stata ricoverata in un ospedale di Kharkiv, assistita da medici tedeschi, come aveva richiesto.

Si tratta di un compromesso tra le autorità ucraine, che per ora hanno sempre rifiutato un trasferimento in Germania, e il governo tedesco, che avrebbe voluto portare l’eroina della rivoluzione arancione nella clinica berlinese della Charitè.

Dopo le polemiche in seguito alle presunte percosse e allo sciopero della fame, l’ex premier ha accettato quel ricovero al quale in precedenza si era fisicamente opposta, rimediando i lividi che poi ha mostrato a tutto il mondo.

La pressione internazionale, con il possibile boicottaggio diplomatico annunciato dalla cancelliera Angela Merkel in vista dei prossimi Campionati Europei che partiranno l’8 giugno 2012, ha ammorbidito un po’ la posizione del presidente Victor Yanukovich.

Il rinvio del vertice internazionale di Yalta, sospeso dopo che diversi capi di Stato hanno declinato la partecipazione in segno di protesta, ha isolato però ancor di più l’Ucraina, anche se il fronte non sembra proprio granitico. Il boicottaggio è stato seguito a singhiozzo dalle differenti cancellerie, senza contare il fatto che l’Uefa ha dichiarato sin dall’inizio delle polemiche che in Ucraina si sarebbe giocato. Lo sport non deve insomma interferire con le questioni politiche, tantomeno diventare uno strumento di ricatto.

Solo in Germania sono arrivate critiche dal capitano della nazionale Philpp Lahm. La missione tedesca del Kanzleramt per ottenere la liberazione definitiva dell’ex premier non è stata però condotta a termine e Angela Merkel non ha centrato l’obbiettivo. Per dirla in stile calcistico, non ha raggiunto nemmeno un pareggio.

Il trasferimento in ospedale riduce comunque la tensione tra Kiev e la comunità internazionale, anche se il nodo, in fondo, rimane insoluto. Se infatti Bruxelles e Berlino si adoperano ancora per ridare alla Tymoshenko la possibilità di tornare in corsa per le prossime elezioni parlamentari che si terranno a ottobre 2012, Kiev non sembra per nulla disposta ad andare oltre le cure mediche, temporanee, fuori dal carcere. Una volta in salute Yulia Tymoshenko dovrebbe tornare quindi dietro le sbarre. Dando di nuovo il via a un altro, duro, braccio di ferro. Ai tempi supplementari.

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