La Russia a fumetti di Igort

Una mostra a Milano e una nuova graphic novel in uscita presentano la storia sovietica e quella contemporanea russa attraverso la matita dell'artista sardo


Una mostra alla Triennale di Milano promossa dall’Università Iulm e il libro in uscita Pagine Nomadi (Coconino Press) restituiscono con pienezza l’afflato etico e il tratto toccante delle graphic novels di Igort: reportage a fumetti delle più drammatiche vicende sovietiche fino alla contemporaneità russa.

L’incontro, all’inaugurazione della mostra in corso a Milano fino al 10 giugno 2012, con il cinquantacinquenne autore (vero nome Igor Tuveri) scioglie anche la curiosità di sapere come sia nato in un fumettista sardo l’interesse per la storia e la cultura russa.

“I miei due precedenti libri, Quaderni Russi e Quaderni Ucraini erano nati da un viaggio che mi aveva trattenuto per due anni tra Russia e Ucraina. Partito per realizzare una graphic novel sulle case di Cechov, fui preso da un grande turbamento: un senso di dolore e tristezza che mi spinse a fare un altro libro. Allora mi venne subito naturale intervistare le persone per strada, cercarne le testimonianze quotidiane, voler raccontare le loro piccole storie. Perché mi interessa la storia vista dagli uomini comuni, non dagli eroi”.

 

Come si è avvicinato a loro?

Ho viaggiato ininterrottamente, disegnando ovunque: in treno, per nave, sulle poltrone scomodissime delle case dove ho vissuto. Perché non si può raccontare un luogo se non lo si vive veramente. Arrivato in un posto cercavo una casa e vivevo come tutti, nelle difficoltà quotidiane. Un viaggio che mi ha cambiato la vita, mettendomi in contatto con una dimensione del dolore a me sconosciuta.

 

Cosa ha scoperto?

Mi chiamo Igor quindi la cultura russa era di casa. Ma vivendo lì mi divenne sempre più chiaro quanto la visione di quel mondo percepita in Europa fosse falsata. Così ho cercato di raccontare come era stato vissuto il “sogno comunista”, nella sua complessità e con le sue contraddizioni, allora e nelle conseguenze odierne. I Quaderni sono stati pubblicati in molti Paesi, perché c’è molto interesse nel mondo a capire cosa rimane oggi della grande anima russa, il “mistero russo” per dirla con Kapuscinski.

Come si colloca in queste vicende il nuovo libro, Pagine Nomadi.Storie non ufficiali dell’ex Unione Sovietica?

È per me il libro dei libri, costruito intorno a un percorso dinamico, legato a questa mostra. Lavorare con gli studenti dello Iulm mi ha fatto riprendere o finire storie inedite, ma soprattutto scoprire strade ulteriori: scatole che aprono altre scatole di racconto, proprio come una matrioshka.

Che tratto ha voluto e quali fonti ha utilizzato per le sue storie russe?

Non ho mai creduto nel realismo, ma qui occorreva essere precisi, perché la documentazione avrebbe avuto un valore etico: per esempio quello di Anna Politkovskaja doveva essere un ritratto, l’istba ucraina doveva essere esattamente quella. Così ho lavorato con materiali che sono testimonianze dirette: foto o video fatti personalmente, libri prestati, documenti passati e fotocopiati. Ne è nata un’eterogeneità anche di formati, soprattutto in Pagine Nomadi.

 

Continuerà a viaggiare in Russia, restituendocela a fumetti?

Moltissimi materiali stanno continuando a viaggiare nella mia immaginazione. Il mio rapporto con la Russia non è finito, questo viaggio durerà a lungo, anche se le forme che prenderanno i miei fantasmi di carta ancora non le conosco. Sto lavorando sulla spiritualità russa, per un racconto legato all’idea che l’anima russa sia nascosta nel grande paesaggio russo. Senza l’uno non ci sarebbe l’altra.

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