Appassionante Boris Eifman Ballet

Arriva in Italia, da San Pietroburgo, la compagnia del grande coreografo russo, con due dei migliori titoli del suo repertorio, "Red Giselle" e "Anna Karenina"

Riecco in Italia il Boris Eifman Ballet di San Pietroburgo con due dei migliori titoli del suo repertorio: Red Giselle (il 6 maggio 2012 al Teatro Comunale di Modena e l’8 maggio al Teatro Fraschini di Pavia) e Anna Karenina (il 9 e 10 maggio 2012 al Teatro degli Arcimboldi di Milano).

L’accoglienza riservata ai suoi appassionanti balletti  e alla sua splendida compagnia è sempre molto calorosa nel nostro Paese e sa darsene una spiegazione il coreografo sessantacinquenne Boris Eifman, nato in Siberia, oggi celeberrimo e amatissimo dopo decenni di isolamento e censure.

“Se sono sempre felice di venire in tournée in Italia con i mei spettacoli – confessa - è perché il vostro pubblico è estremamente generoso e sincero, pronto a recepire le emozioni che arrivano dal palcoscenico e a condividere la propria energia con i miei interpreti”.

Foto: ufficio stampa

Oltre all’Italia e naturalmente alla Russia i suoi balletti hanno un successo immenso in tutto il mondo. Quale crede sia la ragione?

Da un balletto lo spettatore si aspetta, prima di tutto, un profondo shock emotivo, quasi una catarsi, e ha bisogno di una forte base drammaturgica, di un contenuto filosofico profondo e di una passionalità molto intensa. Assistendo alle nostre rappresentazioni riceve tutto questo, e in forma viva. L’Eifman Ballet aspira a un teatro psicologico che non sia solo privilegio della prosa, ma anche del balletto. In questo siamo unici.

Dev’essere merito anche dei miti russi, della storia e della letteratura, soggetto della maggior parte dei suoi balletti. Perché a suo parere restano così contemporanei e  avvincenti?

È vero: nel romanzo di Pushkin Evgenij Onegin e nel tragico destino della ballerina Olga Spessivsteva o dello tsarevich Pavel, lo spettatore di oggi può trovare molti temi e motivi capaci di provocare una risposta viva nella sua anima. A dispetto del potere del tempo, penso dipenda dal fatto che la storia della Russia, la sua cultura e la sua arte non conoscono semitoni né compromessi, tutto è impetuoso: sofferenze, passioni, odio e amore. Proprio questa energia emotiva mi coinvolge e mi affascina come artista. Tanto che ho sempre più voglia di immergermi nelle vicende della storia russa, nei destini tragici e luminosi dei suoi protagonisti, nelle profondità psicologiche degli eroi della grande letteratura russa.

Red Giselle, che nel 1997 fu una svolta artistica per la sua compagnia, cosa rappresenta per Lei?

Questo balletto riflette la storia russa e il carattere russo, è l’immagine del potere delle circostanze storiche su un individuo. Red Giselle è dedicato al tragico destino della grande ballerina russa Olga Spessivtseva, che dovette lasciare la Russia e morì dimenticata in un Paese straniero. La sua è l’eterna tragedia di chi ha perduto la terra natale e tagliato i legami spirituali con essa. È anche un balletto sull’esorbitante, terribile prezzo che i grandi artisti devono pagare, in termini di rinunce, sacrifici, perdita della salute e dell’armonia fisica e mentale, anche se le loro creazioni rimangono meravigliose lungo i secoli. È uno dei miei temi filosofici per me più importanti, che ho sviluppato in balletti quali Tchaikovskij, Il Gabbiano, Rodin. Da questo punto di vista Red Giselle può dirsi una delle mie creazioni più significative.

Foto: ufficio stampa


E Anna Karenina, successo del 2005?

Questo balletto è la quintessenza dello stile del nostro teatro, della nostra ricerca creativa. In Anna Karenina si riflettono i risultati di una lunga storia creativa, la mia visione del balletto come arte filosoficamente focalizzata, situata nello spazio estetico del teatro psicologico. Ma voglio sottolineare che noi non mettiamo in scena una banale rilettura del romanzo di Tolstoj, bensì mostriamo come tramite il linguaggio del corpo molti suoi aspetti possono svelarsi in modo nuovo.

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