Le nonne di Buranovo, voce di Russia

Decine di corrispondenti da vari Paesi raggiungono la Repubblica di Udmurtia per incontrare le star annunciate della prossima edizione del festival canoro "Eurovision". Una riflessione sugli over 65 alla riscossa

Foto: Reuters/Vostock Photo


Nel villaggio di
Buranovo ancora oggi l’acqua per le faccende domestiche si prende dal pozzo. Per scaldare la casa e preparare da mangiare occorre accendere la stufa e per questo serve una buona scorta di legna. Per sostenere il budget famigliare ogni nucleo possiede mucche o maiali che richiedono attenzioni costanti dal mattino alla sera. D’estate tutti lavorano nell’orto, coltivano patate e altre verdure. Qui la vita è innanzitutto un faticoso lavoro fisico e in questo senso negli ultimi cento anni è cambiato ben poco.


 

Non bisogna però dispiacersi per le signore. Alla domanda dei giornalisti rivolta alle "Buranovskye Babushki" (letteralmente “Le nonne di Buranovo”), scelte per rappresentare la Federazione in occasione della 57esima edizione dell'Eurovision festival a Baku, in Azerbaijan, se, sull’onda della fama nazionale raggiunta, non volessero trasferirsi, per esempio a Mosca, dove l’acqua scorre dal rubinetto e non bisogna accendere la stufa, le cantanti fanno cenno di "no", inorridite. E iniziano tutte insieme a compatire i moscoviti ai quali tocca fare una vita d’inferno bloccati nel traffico o in uffici soffocanti. “Come fate a riposarvi là?”, si meravigliano le signore, aggiungendo: “Qui è tutta un’altra cosa, esci nei campi o nel bosco e subito ritrovi le forze”.

 

Non ritengono neppure il loro gruppo un fatto eccezionale e dicono: “Gruppi come il nostro ce ne sono tanti”. In effetti nella profonda Russia si trovano non pochi collettivi musicali di veterani o pensionati. In fondo cosa si può fare durante le lunghe sere d’inverno se non cantare in coro? Le “Nonnine di Buranovo” hanno però raggiunto la fama grazie a un colpo di fortuna, più precisamente, a un’abile mossa del produttore. Nel 2008 avevano cantato nel loro stile popolare le canzoni dei più celebri cantanti rock russi, Viktor Tsoy e Boris Grebenshikov. Dopo quel concerto sono diventate famose in tutto il Paese.


 


Nel 2010 avevano già preso parte alle selezioni nazionali di Eurovision, ma allora erano arrivate terze. Quest’anno sono tornate e hanno vinto. Per di più, indipendentemente dal risultato, nessuno dei precedenti partecipanti al concorso canoro europeo aveva mai suscitato nel pubblico straniero un interesse così autentico.

 

Non passa giorno che a Buranovo non arrivi qualche giornalista straniero. A metà aprile 2012 si erano già fatti vedere giornalisti da Usa, Regno Unito, Germania, Francia, Giappone, Slovacchia, Polonia e Finlandia. L’amministrazione locale, ancora felicemente sotto shock per un tale successo, fa già progetti per il futuro: percorsi turistici alle izbe dove vivono le simpatiche signore canterine ed escursioni organizzate nelle stalle.

Il successo ha toccato anche la sfera dei rapporti internazionali: il ministro della Cultura dell’Estonia ha esortato i suoi connazionali a votare per il collettivo russo. Se si considera che negli ultimi venti anni i rapporti tra la Russia e le repubbliche del Baltico sono stati, per usare un eufemismo, freddini, questo appello sembra fantascienza. In realtà una spiegazione c’è: la lingua udmurta e quelle del Baltico appartengono a uno stesso ceppo linguistico. Questi popoli possono dirsi in qualche modo imparentati. In ogni caso la richiesta di votare per la Russia vale molto.

 

Queste signore ultrasettentenni, insomma, senza neppure fare in tempo a esibirsi all’Eurovision, stanno già rafforzando con successo i contatti di politica estera con altri governi. Se poi si considera che sono già state fissate delle tournée in alcuni Paesi oltreconfine si può stare tranquilli che il lavoro per costruire un’immagine positiva della Russia andrà avanti in futuro.

 

Ma da dove arriva dopotutto un tale interesse? Il colorito nazionale, lo stile di vita naturale, i costumi di un passato secolare: tutto questo è senza dubbio allettante, ma da solo non basta; anche in altri Paesi si può trovare qualcosa di altrettanto esotico. Forse la questione è un’altra; forse deriva dal fatto che si tratta di persone anziane? È abitudine ritenere che nel mondo contemporaneo regni il culto della giovinezza e della bellezza. Senza dubbio è così. Allo stesso tempo, però, si nota un’altra tendenza: la popolazione di tutti i Paesi sviluppati invecchia sotto i nostri occhi, anzi più precisamente, vive più a lungo. Nel mondo sono sempre di più le nazioni il cui numero di persone anziane inizia a superare il numero di bambini. La quantità di over 65 costituisce già il 20 per cento della popolazione in Giappone; in Italia il 19 per cento, in Germania il 18 per cento, in Spagna il 17 per cento. Allo stesso tempo in questi Paesi la totalità di bambini fino ai 15 anni non supera il 14 per cento. Stiamo fronteggiando un cambiamento da un tipo di struttura generazionale a un altro.


 

Non desta alcuna sorpresa un bel giovane in carriera, va da sé che da giovani si possa ottenere quasi tutto quello che si vuole, se ci sono la voglia e le possibilità. C’è invece una vita dopo i settant’anni? A quanto pare una gran parte delle società dei Paesi sviluppati inizia seriamente a porsi questa domanda. Se ci tocca vivere a lungo, e grazie agli sviluppi della medicina, della cosmetologia e alla popolarità di uno stile di vita sano, si sta andando in questa direzione, come sarà questa vita? È chiaro che ben presto tutti i Paesi con una popolazione longeva dovranno prendere in esame la questione.

 

Le nonnine di Buranovo hanno già trovato la loro risposta. Quando molti anni prima avevano iniziato a cantare insieme, nella Casa della cultura locale, non avevano affatto in mente di conquistare, a più di settant’anni, le vette dello showbiz europeo. Se però la vita offre questa possibilità perché mai non fare un tentativo? Tra l’altro hanno anche una forte motivazione: sognano di ricostruire la chiesa locale distrutta in epoca sovietica. Una parte degli incassi delle esibizioni è destinata a questo progetto. A conti fatti per i prossimi dieci anni queste signore non avranno certo tempo di starsene sedute vicino alla stufa.

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