L'eredità di Medvedev

Foto: Corbis/ Fotosa

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Putin giurerà il 7 maggio 2012 e punterà al consolidamento del ruolo del Paese sul versante internazionale. Strada spianata dal suo predecessore che ha aperto una nuova fase nei rapporti con gli Stati Uniti

Insediatosi nel momento più duro per l’economia mondiale, l’ex Presidente Dmitri Medvedev ha dovuto fare i conti con diversi grattacapi interni. Dalla guerra dei cinque giorni con la Georgia alla lotta contro la corruzione, il vero ostacolo alla modernizzazione. Il suo mandato sarà ricordato anche come il momento della rinascita della società civile russa. Poi le Olimpiadi invernali, il lancio del Centro di ricerca Skolkovo, la Silicon Valley russa . E sulla politica estera, per il rafforzamento delle relazioni internazionali, un impegno premiato con l’ingresso della Federazione nel Wto.

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Nel corso dell’ultimo incontro con Barack Obama, il 26 marzo 2012 a Seul, Dmitri Medvedev ha sottolineato che "probabilmente gli ultimi tre anni sono stati i migliori nella storia delle relazioni bilaterali tra Russia e Usa". Obama ha risposto consegnandogli una busta con una dedica personale scritta a mano, rispettando così la tradizione di tutti i Presidenti uscenti della Casa Bianca. Di solito queste missive contengono indicazioni, ma questa volta Obama si è limitato a ringraziare l’omologo russo per la collaborazione prestata nell’ambito delle vicende più intricate che hanno caratterizzato il quadro internazionale negli ultimi anni. Un messaggio che ha commosso Medvedev, il quale non ha saputo resistere alla tentazione di mostrare la lettera ai diversi membri della delegazione che l’avevano accompagnato.

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In fondo, l’intesa tra i due non era scontata in partenza. Né i primi elementi lasciavano immaginare questa evoluzione, considerato che l’insediamento di Medvedev è coinciso con le tensioni tra Russia e Occidente legate al conflitto georgiano, nell’agosto 2008. Si dice che la decisione di Medvedev di intervenire nella vicenda sia stata sostenuta da quasi tutti i membri del governo e dall’Amministrazione del Cremlino. Tuttavia, la principale preoccupazione del Presidente non era di mandare a monte le relazioni con la Georgia per aver riconosciuto l’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, ma di trovarsi in compagnia di leader poco amici dell’Occidente, come Ahmadinejad e Kim Jong-il. "Medvedev si aspettava l’isolamento della Russia. Psicologicamente era già pronto all’idea di sentire l’eco della guerra georgiana per tutti i quattro anni del suo mandato presidenziale", ricordano le persone a lui vicine.

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I timori non erano infondati. Nell’Ue si pensava di punire Mosca con sanzioni: più degli altri, premevano per questa soluzione la Polonia e i Paesi dell’area baltica. La cancelliera tedesca Angela Merkel, volata da Medvedev a Sochi il 15 agosto 2008, nel corso dell’incontro a porte chiuse disse senza mezzi termini al Presidente russo ciò che pensava a proposito della guerra russo-georgiana. "La Cancelliera sostenne che il nostro comportamento avrebbe reso molto difficili le relazioni con l’Unione Europea. Aggiunse che loro non ci avrebbero mai appoggiato", così ricorda una delle persone che partecipò all’incontro.

Ma Medvedev è stato fortunato, e lo è stato per almeno due volte. Prima di tutto, in quel periodo l’Ue era sotto la presidenza francese: il suo leader Nicolas Sarkozy era chiamato a fare da mediatore nel risolvere la crisi russo-georgiana. Accordò un piano di pace, firmato da Medvedev e da Mikhail Saakashvili. E a favore del Presidente russo c’era anche la crisi finanziaria globale. Questa situazione di incertezza economica prese il sopravvento sui malumori politici. "In sostanza, Medvedev si scontrò con due problemi: uno era la questione Georgia, l’altro la crisi finanziaria globale. Le sue priorità di politica estera erano pesantemente influenzate proprio da questo", racconta un funzionario della cerchia dell’ex Presidente. La crisi in realtà fece passare la questione Georgia in secondo piano nell’agenda internazionale. Già a ottobre 2008, alla conferenza dedicata alle questioni di politica globale nella città francese di Évian, Medvedev parlò principalmente di misure di stabilizzazione dei mercati finanziari. Riservando solo qualche accenno alla guerra di agosto.

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A distanza di qualche mese, a novembre, a Nizza si tenne il summit Russia-Ue: qui si convinse Mosca che nessuno intendeva farla cadere vittima dell’ostruzionismo. "La Germania non si distanziava dalla posizione comune in Europa in merito al conflitto. Ma proprio Berlino fece in modo che il dialogo con la Russia non si gelasse. Questo approccio coincideva con quello di Parigi", spiega un funzionario del Ministero degli Esteri russo.

Medvedev al summit di Deauville a ottobre 2010 annunciò di essere favorevole a un incontro, da tenersi nel giro di un mese, del consiglio Russia–Nato a Lisbona. Nella capitale portoghese il Presidente russo propose agli Stati Uniti di costruire in Europa un sistema comune di difesa antimissilistica. E questo fece scalpore. Infatti, si ebbe la sensazione che le parti alla fine sarebbero riuscite a risolvere una delle questioni più difficili degli ultimi anni.

Medvedev e Obama dovevano lavorare insieme sugli accordi Start (Strategic Arms Reduction Treaty). "Nelle trattative il Presidente aveva un ruolo importante", afferma il vice-ministro della Difesa della Federazione russa, Anatoli Antonov, che in quel periodo lavorava al Ministero degli Esteri ed era a capo della delegazione durante le trattative con gli Stati Uniti sugli accordi Start. "Si sono sentiti anche più di 15 volte. E non facevano soltanto valutazioni di carattere politico ma parlavano di strategie specifiche". Antonov ricorda la circostanza in cui Mosca e Washington dovettero fare i conti con il problema dello scambio di dati telemetrici sui missili. Gli Stati Uniti volevano a tutti i costi che questa condizione fosse presente, mentre la Russia riteneva che nell’accordo non dovesse esserci. "Allora Medvedev trovò di suo una soluzione che riuscì a soddisfare gli americani e consentì a noi di non oltrepassare la linea rossa. Non si trattava di una concessione, ma di una soluzione diplomatica del problema", racconta Antonov. Il compromesso, secondo quanto ha riferito, stava nel decidere di dare a ciascuna delle parti la possibilità di stabilire da sé quali dati telemetrici e quali lanci missilistici portare a conoscenza dell’altra parte. In tal modo la Russia evitò di dover condividere informazioni sui test effettuati su nuovi complessi missilistici.

Le relazioni con gli Stati Uniti, migliorate durante il lavoro sul trattato Start, furono importanti per Medvedev anche dopo la sottoscrizione del Trattato a Praga nell’aprile 2010. La Russia diventò flessibile con Washington anche in merito a questioni che durante l’amministrazione di George Bush avevano creato forti tensioni: così fu con l’appoggio alla risoluzione N. 1929 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che imponeva nuove sanzioni all’Iran, ma obbligava anche a non concedere a Teheran i complessi già oggetto d’accordo, S-300.

Quanto alla decisione russa di astenersi durante la votazione al Consiglio di Sicurezza Onu in merito alle operazioni militari contro la Libia, ecco la spiegazione che filtra dal Cremlino: "Medvedev si sentiva spesso con lui e non c’erano dubbi sull’inadeguatezza del Colonnello Gheddafi -, spiega un funzionario. - Per questo ci si chiese se valesse la pena sacrificare quanto era stato costruito con gli Stati Uniti per il bene di Tripoli".

Sul piano economico, il principale risultato dell’amicizia russo-americana è stato l’adesione della Russia al Wto. E questo evento storico Medvedev lo può segnare al proprio attivo. "L’adesione all’Organizzazione Mondiale del Commercio è stato un regalo dell’Occidente a Medvedev, del quale è stato apprezzato l’impegno distensivo -, sostiene il politologo Nikolai Zlobin. - Obama e il suo governo ritenevano importante che la Russia entrasse a far parte del Wto proprio durante questo mandato. Più noi russi ci assumiamo responsabilità, meglio è per tutti", dice compiaciuto il funzionario del Cremlino.

È anche vero, tuttavia, che l’amicizia russo-americana non ha riguardato tutti i fronti. Verso la fine del mandato presidenziale di Medvedev è divenuto evidente che il problema del sistema di difesa antimissile americano in Europa non sarebbe stato risolto. E, sebbene a marzo 2012 a Seul Obama si sia impegnato a essere più flessibile in merito alla questione dopo le presidenziali negli Stati Uniti, a Mosca non credono troppo a questa promessa. "Il Senato americano ha trasformato in legge il divieto di trasmettere a chiunque informazioni sensibili in merito al sistema di difesa antimissile", racconta un diplomatico russo d’alto livello. Insomma, se numerosi passi in avanti sono stati compiuti sulla strada del dialogo, molto altro ancora resta da fare nei prossimi anni. Una sfida per tutti.

Redatto da Vladimir Soloviev per la rivista "Kommersant-Vlast"

L'articolo è stato pubblicato sull'edizione cartacea di Russia Oggi

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