Fantasia a tavola

Lo chef italiano Simone Tondo durante il festival Omnivore Food Festival (Foto: Maria Afonina)

Lo chef italiano Simone Tondo durante il festival Omnivore Food Festival (Foto: Maria Afonina)

Sfilata di piatti a Mosca con l'Omnivore Food Festival, la kermesse enogastronomica che ha visto ai fornelli anche lo chef italiano Simone Tondo

Gelato di carpaccio, tartare di fegato di piccione, dolcetti con farina di ciliegia. Sono solamente alcune delle prelibatezze preparate e gustate in occasione della seconda edizione dell'Omnivore Food Festival, la kermesse enogastronomica tenutasi a Mosca dal 24 al 26 aprile 2012.

"C'è chi pensa che cucinare sia una cosa noiosa – dice Natalia Palasos, giornalista enogastronomica, organizzatrice della kermesse moscovita -. Ma non è assolutamente vero. Bisogna solamente uscire dagli schemi, provare cose nuove, sperimentare ingredienti diversi".

In Europa il festival è conosciuto dal 2005, mentre a Mosca si è svolto nel 2012 per la seconda volta, diventando quest’anno un vero appuntamento internazionale. Prima di arrivare in Russia, le masterclass tenute dai più noti chef internazionali si sono svolte a Bruxelles, Ginevra, Parigi, e ancora a New York, Shanghai, San Francisco, Rio e in molte altre città, per un totale di 12 appuntamenti. Join the young cuisine! È questo lo slogan che precede il festival.

Fra i cuochi più giovani si incontrano l’italiano Simone Tondo, sardo, e l’inglese Michael Greenwold. Entrambi hanno meno di 30 anni, fra di loro parlano francese e pianificano di aprire un ristornate a Parigi. "L’idea è quella di allestire una specie di gastro-bistro, 4 piatti a 35 euro. Il ristorante sarà inaugurato a inizio giugno 2012 e si chiamerà Roseval”, spiegano.

Per quest'anno la coppia italo-inglese ha pensato a un mix di lingue, culture e ingredienti per preparare una tartare di fegato di piccione con puré di radici di sedano, polvere di noci e caviale salato di luccio. L’idea del caviale di luccio non è nata per caso, ma è il risultato di un tour al mercato di Dorogomilovskij, a Mosca, dove gli chef stranieri sono stati condotti dagli organizzatori del festival.

"La ricerca di nuovi ingredienti è uno dei motivi principali per cui gli chef stranieri vengono in Russia", racconta Natalia Palasos.

Anche le sottili sfogliatine di mela sono un prodotto arrivato sulle tavole del festival direttamente dal mercato moscovita: un dessert preparato dallo chef belga Bart De Pooter, ispirato alla guida Gault&Miliau (2012). "Abbiamo invitato De Pooter perchè la sua cucina è una vera opera di avanguardia", racconta sorridendo il fondatore del festival Luc Dubanchet.

"In Belgio ora si contano due tipologie di chef: una classica, seria; la seconda molto giovane, sui 25-30 anni: ragazzi che viaggiano, provano e apprezzano nuovi ingredienti", spiega Bart de Pooter all’inizio di una sua masterclass. Non ancora 25enne, Bart si inserisce nella seconda tipologia di cuochi. All’interno del suo ristorante "Pastorale" il menù viene aggiornato ogni cinque settimane.

In totale, a Mosca sono arrivati sette chef stranieri, oltre a una dozzina di colleghi moscoviti. Al termine della manifestazione non c'è però da dispiacersi: il cuoco russo Ivan Shishkin, che ha cucinato durante la sua masterclass gelato con carne di storione, tranquillizza I golosi: "Nel mio ristorante Delicatessen servo gelato di rapa", dice, invitando i presenti a provare questa nuova, inusuale, delizia.

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