Siria, spinta verso il dialogo

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov (Foto: Ap)

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov (Foto: Ap)

Il ministro degli Esteri russo Lavrov, dopo l'incontro con la delegazione del Comitato di coordinamento siriano per il cambiamento democratico: "Agiamo per il bene del popolo"

“L’opposizione armata siriana sta tentando di scatenare una ripresa delle ostilità al fine di minare la tregua raggiunta e ottenere in questo modo una scusa per far naufragare il piano di Kofi Annan”, ha riferito il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Mosca si sforza comunque di avviare un dialogo con i gruppi d’opposizione che intervengono per la regolamentazione politica della Siria.

Lavrov ha ricordato che Mosca continua a insistere “sulla necessità, per chiunque abbia una qualche influenza sui diversi gruppi d’opposizione, di utilizzarla per il bene del popolo siriano e per adempiere alla severa richiesta di osservanza della tregua stabilita”. Tali sollecitazioni sono indirizzate, prima di tutto, agli Stati Uniti e ai Paesi dell’Europa occidentale.



Sono loro infatti ad appoggiare il piano di regolamentazione in Siria, disposto dall’inviato speciale dell’Onu Kofi Annan e approvato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, fornendo al contempo aiuti economici e sostegno politico al Consiglio nazionale siriano (Cns) che si adopera a favore di un’ingerenza militare dall’esterno.



Il Consiglio nazionale siriano finora non ha approvato ufficialmente il piano di Annan e non si sta muovendo verso un dialogo politico, adducendo come motivazione la volontà di non avere a che fare con il presidente siriano Bashar Assad. Il piano di Annan, invece, si basa proprio sull’apertura di un dialogo tra il governo della Siria e il ventaglio d’opposizione siriano.



Avendo compreso che i partner occidentali non sono disposti a guidare l’opposizione verso le trattative, Mosca cerca di stabilire in modo indipendente un contatto costruttivo con gli oppositori del regime di Assad. Il 17 aprile 2012 il Ministero degli Esteri russo ha reso noto l’incontro di Lavrov con la delegazione del Comitato di coordinamento siriano per il cambiamento democratico.

Il comitato, formato in maggioranza da raggruppamenti civili di orientamento prevalentemente di sinistra costituisce, insieme al Consiglio nazionale siriano, la frangia più importante dell’opposizione siriana. Tuttavia, a differenza di quest’ultimo, ha base soprattutto in Siria, è orientato al dialogo politico e si dichiara contrario all’ingerenza straniera, opponendosi in tal modo al Consiglio nazionale.



Una delegazione del Fronte per il cambiamento e la liberazione, che rappresenta anche l’opposizione interna siriana, era già stata a Mosca, nell’ottobre del 2011. All’estero il Fronte è diventato famoso quando si rifiutò di partecipare al primo incontro degli “Amici della Siria” avvenuto a Tunisi, e il suo dirigente Kadri Shamil affermò: “L’incontro non punta a una risoluzione del problema siriano. È utilizzata dai Paesi, Usa in testa, come una trovata pubblicitaria, per trovare un modo di intervenire dall’estero”. Il Fronte dichiara di rappresentare la maggioranza silenziosa della Siria ed esige di porsi come mediatore tra il potere e le eterogenee forze dell’opposizione.



“Il principale problema dell’opposizione in Siria non sta nella mancanza di un leader carismatico che possa controllare i leader dei vari gruppi etnici e delle associazioni politiche -, ritiene Evgenij Satanovskij, presidente dell’Istituto del Vicino Oriente. - Burham Galiun, leader ufficiale del Consiglio nazionale e intellettuale occidentalizzato, per esempio, riconosce che la sua personale autorità in Siria e nel Consiglio è assolutamente irrisoria”.



Secondo l’esperto il Comitato di coordinamento che opera all’interno del Paese e che sarebbe legittimato a partecipare allo svolgimento delle trattative con il regime di Assad, in quanto la sua dirigenza è categoricamente contraria a qualsiasi intervento in Siria, ha qualche chance in più di prendere parte alle riforme interne del Paese rispetto alle forze sostenute dall’Occidente.



“La questione fondamentale tuttavia sta nel fatto che il miliardo di dollari investito nella campagna contro Assad alimenterà ancora a lungo la guerra civile. I soldi si investono nel conflitto, non nella pace”, constata cupamente Satanovskij.

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