Con la Russia per il bene comune

Foto: Dmitri Astakhov/Ria Novosti

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Crisi globale ed energie: l'intervento del ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi pubblicato sulle colonne del quotidiano Rossiyskaya Gazeta in previsione dell'incontro "2+2" tenutosi a Mosca

Oggi (il 20 aprile 2012, ndr), insieme al ministro della Difesa della Repubblica Italiana, l’ammiraglio Giampaolo di Paola, sono per la prima volta in Russia in qualità di ministro degli Esteri per le trattative con i nostri omologhi della Federazione Russa, Sergei Viktorevich Lavrov e Anatoli Eduardovich Serdjukov, nel quadro della cosiddetta formula “2+2”.

Si tratta della pratica a noi molto cara che funge da esempio lampante del carattere strategico dei rapporti italo-russi, oltre che dell’intensità e della portata delle relazioni bilaterali. L’importanza conferita a quest’incontro dalla parte russa è altresì sottolineata dal fatto che saremo accolti dal Presidente della Federazione Russa, Dmitri Anatolevich Medvedev.

Il nostro incontro odierno si colloca in un momento difficile: le numerose sfide lanciate dalla stabilità internazionale si manifestano sotto forma di crisi regionali e difficoltà nell’economia globale. Sono profondamente convinto che tali richiami si possano affrontare soltanto attraverso azioni coordinate della comunità internazionale e dei suoi principali attori.

Nella nostra visione la Russia costituisce un elemento chiave per la creazione del benessere e della stabilità globali: è già diventata una tradizione e non vediamo in essa alcuna contraddizione in merito ai nostri solidi rapporti con i partner atlantici ed europei.

Dal mio punto di vista l’atteggiamento più saggio consiste nella possibilità di determinare i vantaggi reciproci più significativi della nostra cooperazione e il suo potenziale per un ulteriore sviluppo. Se si parla delle difficoltà in campo economico è del tutto evidente che l’enorme potenziale del mercato russo rappresenta una risorsa straordinaria per le nostre imprese, così come è ugualmente chiaro che un ulteriore indebolimento dell’economia europea possa influenzare soltanto negativamente il nostro partenariato con la Russia in ambito energetico e le conseguenze sarebbero deleterie per tutti. In sostanza siamo concretamente molto più dipendenti uno dall’altro di quanto si creda: nel 2011 il volume d’affari italo-russo ha continuato a crescere, aumentando del 22 per cento e raggiungendo i 46 miliardi di dollari.

Le nostre basi produttive rimangono solide e siamo in grado di risollevare nuovamente la nostra economia; tuttavia potremo farlo meglio e più velocemente se continueremo a utilizzare le possibilità offerte dalla collaborazione con la Russia. Non mi riferisco soltanto all’esportazione delle merci che è certamente un fattore importante ma non sufficiente.

Credo anche nella collaborazione in ambito industriale: negli ultimi anni siamo stati testimoni di sostanziali investimenti nel mercato russo come quelli del gruppo Pirelli e di progetti collettivi (per esempio la costruzione del Superjet 100 o la produzione in Russia dell’elicottero Agusta Westland AW 139), la cui durata e portata tecnologica acquistano un carattere realmente strategico e rappresentano la prova tangibile del nostro desiderio di dare il nostro contributo alla modernizzazione del Paese.

La nostra naturale interdipendenza economica è percepibile anche nella collaborazione in campo energetico: qualche decina di anni fa l’Europa, e l’Italia in particolare, tramite la costruzione del gasdotto “Siberia orientale – Europa occidentale” ha deciso di annoverare Mosca nel numero dei suoi principali fornitori di materie prime. Ancora oggi insistiamo sulla piena fondatezza della scelta di allora, anche se guardiamo a essa dal punto di vista del bilanciamento delle forniture e delle risorse energetiche.

Proprio oggi osserviamo la sua nuova e incredibile crescita: attualmente nel distretto autonomo di Jamalo-Neneckij alla presenza dei rappresentanti delle nostre più grandi compagnie energetiche nazionali, Eni ed Enel, si sta estraendo la prima partita di gas della srl Severenergija e delle loro joint venture con la spa Novatek e Gazprom Neft. Tale joint venture possiede un potenziale enorme, basti pensare che la sua estrazione giornaliera di gas corrisponde a un terzo del fabbisogno totale italiano.

Inoltre la società rappresenta una svolta significativa nell’ambito della collaborazione bilaterale in quanto non si tratta più solamente dell’acquisizione, ma anche della produzione di gas, in prospettiva di una cooperazione industriale che presenta ricche possibilità di ampliamento ad altri settori e imprese, oltre a uno scambio proficuo di esperienza dal punto di vista tecnologico.

Il gas di Severenergija sarà il primo gas prodotto da Eni in Russia e da Enel nel mondo. È evidente che questo è ben lungi dall’essere l’unico esempio di cooperazione in campo energetico: limitandoci soltanto agli esempi più eclatanti, Eni è uno degli attori chiave nella costruzione del South Stream, mentre Enel ha deciso di parteciparvi in qualità di investitore e operatore durante tutta la filiera energetica, a partire dall’estrazione del gas fino alla sua produzione e vendita.

A un esame più approfondito risulta che l’ambito degli interessi comuni appare ampio e variegato anche dal punto di vista politico. Mi riferisco, e non esaurisco qui l’elenco, agli sforzi comuni nella lotta contro il terrorismo e la diffusione delle armi di distruzione di massa. Penso anche alla stabilizzazione della situazione in Afghanistan dove i nostri obiettivi coincidono: rafforzare le azioni positive promosse dal governo di Kabul nella ricostruzione civile ed economica del Paese e per il controllo del territorio al fine di evitare un pericoloso ritorno al fondamentalismo.

Ritengo che ci sia ancora ampio margine di manovra: sia per ciò che concerne il dialogo della Russia con la Nato, enfatizzando ciò che ci unisce piuttosto che le nostre divergenze, nello spirito del Trattato “Pratica di Mare”, il cui decimo anniversario cade proprio quest’anno e nella cui promozione l’Italia ha svolto un ruolo decisamente attivo; sia per quanto riguarda il dialogo con l’Unione Europea. Attraverso sinergie più forti e strutturate nella gestione della crisi l’Europa e la Russia sono nelle condizioni di moltiplicare realmente l’efficacia dei proprio sforzi in favore della pace e della stabilità.


Ho parlato finora degli interessi, ma non soltanto di essi – sebbene siano inconfutabilmente importanti – che ci avvicinano alla Russia. Ciò che ci unisce è qualcosa di più impalpabile, ma che per noi ha un valore inestimabile: la nostra comune appartenenza alla civiltà europea. Non possiamo immaginare la cultura europea senza il contributo della Russia, dei suoi illustri scrittori, degli straordinari compositori e scienziati, così come non possiamo dimenticare che entrambe le nostre culture sono intrecciate da un comune filo cristiano, articolato nelle sue tradizioni occidentali e orientali, come ulteriore manifestazione della comunanza di valori espressi in forme parzialmente differenti.

Abbiamo ricevuto una risposta più che positiva dal pubblico italiano e russo nel corso dell’Anno della Cultura e della Lingua 2011, così come abbiamo apprezzato enormemente il sostegno della Federazione Russa e della Chiesa ortodossa russa nella lotta europea in nome della difesa della nostra eredità culturale, spirituale e auto identificativa.

L’immagine di uno spazio ampio, aperto alla libera circolazione di idee, persone, capitali e merci tra l’Ue e la Russia si fonda anche su queste basi spirituali e su sentimenti profondi. Riteniamo tale obiettivo uno dei più importanti e attuali, e pensiamo che si accordi pienamente con la riunificazione dello spazio economico intorno alla Russia: si tratta di una comune vicinanza, non di un terreno di competizione. La logica del gioco a somma zero non ci appartiene, a essa preferiamo la logica della collaborazione.

Giulio Maria Terzi di Sant'Agata, ministro degli Esteri italiano. Intervento pubblicato sulla Rossiyskaya Gazeta del 20 aprile 2012

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