Putin a tu per tu con i leader mondiali

Foto: Itar-Tass

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Il Presidente eletto, forte delle relazioni personali con alcuni Paesi, dovrà instaurare nuovi rapporti con i capi di Stato che oggi, rispetto al 2008, dominano lo scenario internazionale

Pochi si scomodano a chiamare Vladimir Putin “il nuovo” Presidente della Russia. In primo luogo, perché lo era già stato in passato, e in secondo perché nessuno avrebbe dubitato se ne sarebbe andato altrove in questi ultimi quattro anni. In ogni caso, Putin si è fatto conoscere molto bene in tutto il mondo. È un tassello imprescindibile della scena politica mondiale e si è contraddistinto per aver intrecciato una serie di stabili relazioni con vari leader mondiali. Ma come saranno i rapporti che instaurerà in questa nuova tappa?


Si pensa che Putin, in virtù della sua esperienza passata, si rivelerà anche questa volta propenso a basare la politica estera sui rapporti personali. La sua amicizia con Gerhard Schroeder e Silvio Berlusconi ha fatto storia. Germania e Italia sono diventate i principali partner europei della Russia. La conoscenza del tedesco ha fatto da collante tra Schroeder e Putin, entrambi poi avevano raggiunto con la propria fatica, partendo dal basso, i vertici del potere. Berlusconi era semplicemente molto diverso rispetto agli altri leader europei, così cerimoniosi. Ed era anche un businessman, con cui è stato altresì possibile concludere diversi ottimi affari.


Qui, tuttavia, sorge una domanda di concetto: l’atteggiamento benevolo di Germania e Italia nei confronti della Russia è merito di Schroeder e Berlusconi o è una caratteristica fondamentale della politica di questi due Paesi? Senza dubbio, le due personalità politiche hanno svolto un ruolo chiave e la buona “chimica” interpersonale è diventata il catalizzatore per processi importanti che funzionano tuttora. Ma non è stata sufficiente a produrre “spostamenti tettonici”.


Per quanto riguarda i rapporti di Putin con George Bush, a livello personale, entrambi nutrivano simpatia l’uno per l’altro. Tuttavia questa simpatia non solo non ha aiutato i contatti tra i due Paesi, ma sembra, anzi, aver sortito l’effetto contrario. Le divergenze di interessi strategici hanno mantenuto le relazioni a un livello molto basso per quasi un quarto di secolo. La delusione causata da Bush spiegherebbe come mai ora Vladimir Putin si dimostri più cauto nei confronti di Barack Obama.


Al contrario, Berlusconi e Schroeder hanno contribuito solo a rafforzare i rapporti speciali di Mosca con Roma e Berlino. L’Italia, insieme alla Germania, è stata tra i primi consumatori di gas siberiano. Il ricco mercato italiano (così come quello tedesco) ha sempre visto nel mercato sovietico/russo grandi potenzialità. Infine, in entrambi i Paesi, il settore economico è tradizionalmente molto legato allo Stato ed esercita un’influenza su quello politico.


Un altro notevole esempio è Nicolas Sarkozy, con cui Putin condivide la grinta per gli affari e il desiderio di rafforzare la grandezza della propria nazione. In ogni caso, l’epoca di alcune di queste personalità si è ormai conclusa. Né Berlusconi né Schroeder, infatti, sono più in politica. Si presume che il futuro Presidente russo troverà facilmente un linguaggio comune con il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, e quello polacco, Donald Tusk.


È da tempo evidente che la routine diplomatica non piace molto a Putin. Si dimostra molto più interessato ai ricchi mercati stranieri, dove tutto è più concreto e i risultati decisamente più sostanziali. A questo proposito, non vi è da escludere che cercherà di riproporre il modello del tandem con Medvedev, che nell’ambito della politica estera si è rivelato piuttosto efficace. Ciò significherà che il primo ministro Medvedev assumerà un incarico più ampio nella sfera della politica estera e grazie a lui sarà di gran lunga più facile trovare un punto di contatto con la maggioranza dei leader internazionali.

Cosicché il fuori onda della conversazione intercorsa tra Obama e Medvedev a Seul, che aveva sollevato un putiferio in America, potrebbe, di fatto, diventare un modello per i rapporti tra Russia e Occidente negli anni a venire. “Dillo a Vladimir”, era l’invito di Obama. “Glielo dirò senz’altro!”, la risposta di Medvedev.

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