Titanic, il lutto della Russia

Foto: Corbis_Foto Sa

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A cento anni dalla tragedia che ha colpito il colosso dei mari, la Federazione ricorda uno degli ambasciatori della cultura russa nel mondo, il giornalista britannico William Thomas Stead, profondo conoscitore di questo Paese, morto nel naufragio

Con l’affondamento del Titanic, avvenuto esattamente cento anni fa, se ne è andata anche una piccola parte di Russia. In quel drammatico giorno in cui il gigante dei mari sbatté contro un iceberg, causando la morte di oltre 1.500 persone, tra cui gli 800 uomini dell’equipaggio, perse infatti la vita anche uno dei più importanti ambasciatori della cultura russa nel mondo.

Da sempre innamorato della terra degli zar, che ha cercato di raccontare al resto d’Europa, il giornalista britannico William Thomas Stead, nato nel 1849, viene ricordato oggi nella Federazione insieme alle altre vittime di quella tragica notte del 14 aprile 1912.

Profondo conoscitore della Russia, spinto dal desiderio di svelare “il segreto dell’anima russa” all’Occidente, Stead è diventato celebre anche grazie alla pubblicazione dell’opera “La verità sulla Russia”, partorita dopo un viaggio di tre mesi in questo sconfinato Paese.

“Non possiamo giudicare il sistema degli zar sulla base di un metro di giudizio inglese o americano - era solito dire, così come riporta l’agenzia di stampa Ria Novosti -. Se qualcuno mi domandasse cosa serve oggi alla Russia, non risponderei il parlamento. E nemmeno la libertà di stampa. Direi che bisognerebbe cambiare la struttura del potere. Tutto qui”.

Si dice che, durante l’affondamento della nave, Stead avrebbe portato in salvo donne e bambini, per poi rintanarsi nella cabina fumatori di prima classe. Qui sarebbe stato visto, per l’ultima volta, seduto su una poltrona intento a leggere un libro.

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