Più partiti per la Russia

Deputati durante una sessione della Duma di Stato (Foto: Itar-Tass)

Deputati durante una sessione della Duma di Stato (Foto: Itar-Tass)

Una norma approvata alla Duma prevede il riconoscimento delle formazioni politiche con un numero minimo di 500 iscritti. Quali scenari si apriranno nel panorama elettorale della Federazione?

La Duma statale russa prevede di completare la procedura per l’emendamento alla legge sulla formazione dei partiti politici, che una volta entrata in vigore potrebbe determinare il loro aumento. Dmitri Kamyshev, opininista del Kommersant-Vlast, ritiene però che i cambiamenti all’interno nel sistema partitocratico che si è venuto a delineare negli ultimi dieci anni non saranno solo di tipo quantitativo.

L’emendamento prevede la riduzione del numero minimo di iscritti affinché un partito possa essere considerato tale (dagli attuali quarantamila a cinquecento) e coloro che intendono approfittare dell’ammorbidimento dei requisiti già appaiono numerosi: il ministro della Giustizia ha fatto sapere di aver ricevuto sessantotto richieste per la formazione di altrettanti nuovi partiti. Al di là delle modifiche quantitative ve ne saranno inevitabilmente altre, di tipo qualitativo, legate non tanto all’introduzione delle nuove norme quanto agli esiti delle due recenti campagne elettorali federali, dalle quali sia l’opposizione che il partito al potere devono ancora trarre delle conclusioni. Di fatto però, i cambiamenti investiranno tutte le compagini.

Il partito al potere, da riorganizzare o eliminare

Già prima delle elezioni della Duma del dicembre 2011, i dirigenti del partito di maggioranza Russia Unita avevano iniziato a parlare dell’esigenza di apportare qualche fondamentale modifica: al congresso del 24 settembre 2012 il capolista Dmitri Medvedev aveva affermato che il partito aveva “bisogno di una drastica modernizzazione”. Né i membri del partito né i suoi sostenitori presso il Cremlino o la Casa Bianca avevano chiaro quali fossero le modifiche auspicate da  Medvedev.

I mezzi di comunicazione s’interrogano da tempo sulle possibili riforme a cui il partito al potere potrebbe andare incontro. Lo scenario più drastico prevede la totale eliminazione di Russia Unita, che avrebbe ormai portato a termine la missione assegnatale dalla storia, e la sua sostituzione con un partito diverso. L’idea che non è certo insensata: per il partito di maggioranza sarà probabilmente impossibile lasciarsi alle spalle l’etichetta di Partito di Ladri e Imbroglioni che i suoi avversari hanno promosso con tanto slancio, e il peso delle malefatte di epoca precedente minaccia di rendere difficile la vittoria elettorale in futuro.

Questa previsione tuttavia non potrà avverarsi in questi termini esatti: tecnicamente, infatti, rimpiazzare seduta stante un partito al potere con un altro non è nemmeno possibile. Per non parlare dei problemi di continuità legale che una simile circostanza presenterebbe.

Un’altra possibilità che da qualche anno circola sui mezzi di comunicazione prevede la suddivisione di Russia Unita in due o tre grandi partiti con propensioni ideologiche diverse. Porre la questione in questi termini appare sensato, dal momento che il partito riunisce in sé vedute politiche assai divergenti. Tuttavia, nemmeno questo scenario appare realistico, dal momento che obbligherebbe molti membri della Duma appartenenti a Russia Unita a rinunciare al proprio seggio in cambio dell’opportunità di candidarsi – senza alcuna garanzia di vittoria – “in seguito, per un partito diverso”.

È quindi probabile che la trasformazione a cui andrà incontro il partito al potere saranno una combinazione di tutti questi possibili scenari. È improbabile che un radicale rinnovamento dell’immagine possa spingersi oltre la sostituzione di una parte dei vertici del partito e l’ammorbidimento delle sue posizioni nei confronti dell’opposizione. Il rinnovo dei rappresentanti riguarda molto probabilmente l’elezione di Medvedev a nuovo leader, mentre quello precedente, Putin, che durante la campagna presidenziale ha visibilmente preso le distanze da Russia Unita, continuerà a governare come “Presidente di tutti i russi” facendo affidamento sul Fronte Nazionale Unito costituito nel 2011. Stando ai sociologi però, il Fnu non rappresenta ancora un’autentica forza unificatrice, dal momento che, al pari di Russia Unita, conta numerosi, irriducibili nemici.

L’opposizione: non si può puntare tutto sulla personalità

I partiti all’opposizione all’interno del Parlamento hanno altrettanti problemi. E se, da un lato, le elezioni per la Duma avrebbero dovuto instillare in loro una certa dose di ottimismo, la campagna elettorale per le elezioni presidenziali ha dimostrato invece loro di non avere alcun particolare motivo di rallegrarsi.

Il Partito Comunista non ha nulla da temere da parte dello zoccolo duro del suo elettorato: alcune indagini sociologiche evidenziano infatti che gran parte della popolazione continua a prediligere i comunisti: un dato che la probabile comparsa di nuovi partiti di sinistra non dovrebbe modificare. Ma se desidera imporsi maggiormente, il Partito Comunista dovrà prima o poi affrontare la questione del leader. Gennady Ziuganov, che ha 67 anni, dovrà faticare molto per continuare ad assicurarsi i voti delle nuove generazioni di elettori di sinistra, e gli analisti politici si dicono scettici riguardo la possibilità che il partito riesca a svecchiarsi.  

Russia Giusta ha un problema diverso: benché in molti abbiano dato il proprio voto a questo partito (considerato il “meno sgradito”), questo, secondo i sociologi, non può contare di fatto su un nucleo di sostenitori irriducibili. Ciò perché la maggior parte dei russi identifica il socialismo con l’Unione Sovietica, e chi nutre propensioni socialiste tende a votare per il  Pcfr, che inneggia al ritorno del “radioso passato sovietico”, anziché per Russia Giusta, che propone di adottare a modello una vaga interpretazione del “socialismo svedese”. La scarsa popolarità personale del leader Sergei Mironov non fa che aggravare il problema, confermando l’opinione secondo cui Russia Giusta sia destinata a un inevitabile tracollo.

Per il Partito Liberal-democratico di Russia le prospettive appaiono addirittura più incerte. Se da un lato l’organizzazione guidata da Vladimir Zhirinovsky ha dato prova di una sorprendente vitalità, dall’altro il suo destino continua a dipendere interamente dallo stato politico e fisico del proprio leader. Il Pldr potrà dunque continuare ad affermarsi a patto di trovare, quando Zhirinovsky deciderà di ritirarsi dalla politica, nuovi leader altrettanto brillanti.

Per quanto riguarda i tre partiti extraparlamentari non sono previsti grandi scossoni. A giudicare dai recenti risultati ottenuti alle elezioni federali e regionali, solo Yabloko, con il suo 3,4 per cento di voti e qualche prospettiva di sostegno da parte della “popolazione urbana insoddisfatta” ha una certa possibilità di affermarsi tra i grandi protagonisti della politica russa. La comparsa di decine di nuovi partiti, in conseguenza dell’imminente riforma, finirà inevitabilmente per diluire il sostegno verso i partiti più affermati, e si ripercuoterà in particolare sui partiti extraparlamentari: la perdita di un paio di punti percentuali, che per il Pcfr o il Pldr si tradurrebbe semplicemente in un minor numero di seggi alla Duma, per Yabloko potrebbe invece rivelarsi fatale.

Nuovi protagonisti: dagli eltsiniani ai nazionalisti

All’interno dell’opposizione extraparlamentare esistono solo forze politiche degne di particolare interesse. La prima è quella dell’uomo d’affari Mikhail Prokhorov, alla quale per ora non è stato nemmeno dato un nome provvisorio. Alle elezioni presidenziali il suo leader ha ufficialmente ottenuto il voto di 5,7 milioni di russi: un dato che nessuno degli altri partiti extraparlamentari può vantare. Tra il fermento della “popolazione urbana insoddisfatta” e l’assenza di alternative, il partito di Prokhorov appare decisamente in grado di affermarsi alle prossime elezioni regionali, soprattutto nelle grandi città.

Ammesso che riesca a farsi riconoscere, il Partito della libertà popolare (Parnas) tenterà di diventare il secondo protagonista di spicco tra le formazioni extraparlamentari. I democratici dell’era Eltsin che si sono uniti a questa compagine sono stati indubbiamente ispirati dai dati delle indagini sociologiche che indicano come la maggioranza dei russi abbia propensioni democratiche. Per non rischiare, tuttavia (soprattutto in vista dell’inevitabile comparsa di piccoli partiti sul fronte della destra), i parnasoviti dovranno formare una coalizione di ampio respiro con altri democratici già affermati. Peccato che Yabloko, ad esempio, per ora non abbia alcuna fretta di unirsi a questa coalizione, malgrado le proprie, incerte prospettive elettorali.

Esiste infine una terza forza, ad alto potenziale, che tenterà certamente di approfittare delle nuove norme per la formazione dei partiti: quella dei nazionalisti. Sino a oggi quasi ogni loro tentativo di ottenere uno status legale è stato vano. Ad esclusione, naturalmente, del breve trionfo del Rodina, entrato a far parte della Duma statale nel 2003 grazie al sostegno del Cremlino e a slogan nazionalisti moderati. Oggi però i nazionalisti sono tenuti fuori dalla Duma e lontani anche dai più innocui incontri tra l’opposizione extraparlamentare e il Presidente, mentre in occasione delle manifestazioni di piazza non autorizzate vengono regolarmente rastrellati. Tuttavia, considerata la diffusione nel Paese del cosiddetto “nazionalismo di ogni giorno”, i sostenitori dello slogan “La Russia per i russi” possiedono qualche probabilità di affermarsi politicamente.

Probabilità che potranno concretizzarsi solo se per qualche motivo le autorità decidessero improvvisamente di abbandonare l’attuale linea di dura opposizione ai nazionalisti e separatisti, da loro criticati con veemenza in più di un’occasione. Allo stato dei fatti, lo scenario più probabile è quello secondo cui il Ministero della Giustizia a dispetto delle nuove norme continuerà a rifiutarsi di registrare le organizzazioni nazionaliste. Un atteggiamento dettato dalla promessa fatta dalle autorità di “cooperare costruttivamente”, se non addirittura stringere amicizia, con un altro rivale recentemente emerso, ovvero la “popolazione urbana insoddisfatta”.

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