Pasqua tra uova e... panettoni

Foto: Fotodom

Foto: Fotodom

I festeggiamenti degli italiani a Mosca, fra tradizioni e contraddizioni, attraverso i racconti di alcuni ragazzi che trascorreranno la ricorrenza cattolica nella capitale russa

Entrare in un qualsiasi supermercato a pochi giorni dalla Pasqua, cristiana o ortodossa che sia, poco importa, e ritrovarsi davanti a pile di panettoni, suscita spesso meraviglia e sorpresa per i tanti italiani che si ritrovano in Russia durante il periodo pasquale. Avete capito bene, panettoni: spesso prodotti da una famosissima marca italiana, sistemati in bella mostra fra riccioli di carta velina rosa e gialla e ricoperti da una pioggia di canditi e uvetta. Alla faccia delle uova di cioccolato.

“Sono a Mosca da un bel po'. E ogni volta mi scappa un sorriso nel vedere i panettoni in vendita durante il periodo pasquale”. Maria, 33 anni di Milano, interprete per un’agenzia di Mosca, alle bizzarrie della capitale è abituata da tempo, e questa, a dirla tutta, le sembra di gran lunga una delle più singolari. “In realtà il motivo c’è – spiega –. E sta nel fatto che il dolce pasquale della tradizione russa è molto simile al nostro panettone: si chiama kulich, e viene preparato in questo periodo e poi portato in chiesa per la benedizione”.

Come lei, sono tanti gli italiani che quest’anno trascorreranno le feste in Russia. Valeria, ad esempio, 23enne milanese, arrivata a Mosca grazie a un progetto dell’università, si ritrova per la prima volta a trascorrere il giorno di Pasqua lontano dalla famiglia. “Non ho grandi pretese su come trascorrere la domenica – spiega –. Mi basterebbe un bel piatto di pasta al sugo e un po’ di affettato”, dice, sorridendo.

“Il clima pasquale – aggiunge –, non mi sembra poi così vivo. Sono andata alla ricerca di qualche uovo di cioccolato da regalare, ma non ho trovato molta scelta, se non gli ovetti in miniatura della Kinder”. Ad ogni modo Mosca si rivela, come sempre, una città strabiliante: “È una realtà decisamente diversa da come noi occidentali la immaginiamo – racconta Valeria -: è una metropoli che offre tantissime opportunità, dal punto di vista lavorativo, dell’istruzione e dei divertimenti. Purtroppo però resta una città molto inquinata e, sotto alcuni aspetti, dalla mentalità forse un po’ ottusa”.

Per Pietro, compagno di studi e di avventure, anche lui come Valeria milanese di 23 anni, giunto a Mosca per studiare e lavorare come insegnante privato di italiano, la Pasqua quest’anno avrà un sapore un po’ diverso. Ma non sarà lontano da casa. Come si suol dire, se Maometto non va alla montagna… “Viene a trovarmi la mia famiglia – spiega -. E per l’occasione andremo a mangiare capretto con shashlyki di montone in un ristorante georgiano. Una bella alternativa, visto che una delle cose che più mi mancano dell’Italia sono i ristoranti, quelli veri, ben diversi dalle catene che ci sono qui dove si mangia solo cibo surgelato”.

Al di là di questo, Mosca, secondo Pietro, resta una città estremamente ammaliante. “Questa enorme metropoli mi ricorda un cane, uno di quelli grossi, un pastore tedesco o un dobermann: se riesci ad addomesticarlo diventa il tuo migliore amico. Ma devi sempre essere consapevole che potrebbe saltarti addosso e farti a pezzi da un momento all’altro – afferma, ridendo -. A parte gli scherzi, è una città sempre in movimento, la gente è molto stressata ed è difficile restare indenni allo stress. I negozi, ad esempio, sono aperti 24 ore su 24, giorno e notte. È il cuore economico della Russia e per questo ricca di opportunità. Sono molto affascinato dalle persone del posto: qui la gente è in apparenza molto chiusa. In realtà sono persone disponibilissime, pronte a fare di tutto per te. Gente semplice con cui si sta in modo semplice. E spero che la Pasqua sia per me e per i miei genitori un’occasione per assaporare di più quest’atmosfera, e per rilassarsi, anche solo per un giorno, dalla frenesia no stop di questa capitale che non dorme mai”.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta