La Silicon Valley della Siberia

Aleksandr Lyskovskij (Foto: Kommersant)

Aleksandr Lyskovskij (Foto: Kommersant)

Come dalla Russia i programmatori hanno assuefatto il mondo ai videogames. Intervista al fondatore di Alawar Entertainment

“A partire da metà degli anni Novanta nel campo dei videogiochi non si è visto niente di nuovo. Tutti ripetevano le vecchie dinamiche, cambiando soltanto il layout e i comandi”, spiega Aleksandr Lyskovskij durante il nostro incontro in un bar moscovita, in una freddissima mattinata invernale. Il signor Lyskovskij sa decisamente tutto dei videogiochi visto che gestisce la società di Novosibirsk Alawar Entertainment, oltre a esserne il proprietario.

Ladri e patrioti

Oggi Alawar è una delle più importanti società di videogiochi dell’Europa orientale con un volume d’affari di un centinaio di milioni di dollari (le cifre esatte non sono state rese note). Se il mercato mondiale dei casual games, secondo Lyskovskij, ammonta a circa un miliardo di dollari, Alawar ne costituisce circa il 9-10 per cento.

La società si occupa principalmente della messa in vendita e della distribuzione, in collaborazione con quaranta studi di sviluppo di videogiochi in Russia, Ucraina e Bielorussia. La prima esperienza lavorativa di Lyskovskij in quest’industria risale al 1997. Allora era un programmista e uno studente ventiduenne all’università statale di Novosibirsk (Ngu). “Ci siamo messi in tre, abbiamo creato un gioco complicato con i soldi dei fornitori di tubi per il settore petrolifero di Krasnojarsk. A Krasnojarsk c’erano dei delinquenti, di quelli tipici. Quando ci siamo incontrati hanno tirato fuori dal bagagliaio della macchina una mazzetta di banconote e ci hanno detto: Andate a inventare un gioco. Tra di loro c’era un tizio, lo scrittore Mikhail Uspenskij, autore della trilogia sul bogatyr (eroe dell’epos russo, ndr) Zhichar. Ci hanno chiesto di creare un gioco basato sulla storia di quel libro. Il gioco è uscito proprio durante la crisi del 1998. Nessuno ci ha fatto un soldo. La soluzione era una sola: fare giochi semplici, nessun hardcore. All’attivo avevamo soltanto un sito in un pessimo inglese e i nostri cervelli”.

“Caricavamo i giochi e man mano gli americani hanno iniziato a farne incetta come fossero pizzette, venti dollari al pezzo. Cinque giochi al giorno erano cento dollari, a quel tempo una cifra di tutto rispetto. Dopo è successa una storia incredibile. Ci è arrivato il primo assegno dall’America, cartaceo, vero, di cinquecento dollari! 1999, Novosibirsk, tre studenti e un pezzo di carta incomprensibile. Siamo andati alla banca e ci hanno detto: E questo cos’è? Di questi non ce ne occupiamo. Abbiamo spedito l’assegno a Mosca e soltanto dopo tre mesi abbiamo ricevuto i soldi”.

Casual? Di che si tratta? 

Lyskovskij ora ha trentaquattro anni. Come in passato la sua società ha sede a Novosibirsk. “Mi dica un po’, i videogiochi in fondo fanno male: prendono tempo e in cambio non danno nulla, niente di niente! E in aggiunta creano dipendenza. Com’è possibile?”, chiedo. “Sul suo pacchetto di sigarette c’è scritto: Il fumo uccide. Questo la turba, no? Anche i produttori – e mi guarda, facendomi l’occhiolino -. E il vino? Fa male, eppure tutti lo bevono e con piacere. I giochi sono un semplice divertimento, rilassano. Io stesso gioco”.

“Ho sentito che chiamate questi giochi casual: che cosa significa?”, continuo. “Facili, semplici, con sessioni brevi e in grado di creare dipendenza. Per esempio, Il tesoro di Montezuma, Farm frenzy. Adesso vanno moltissimo di moda i giochi sui vampiri, noi ne abbiamo molti. Io non ne posso già più, anche se tutti dicono che questa è la tendenza e che bisogna farli”.

La Silicon Valley della Siberia

“Vi svelo un piccolo segreto: nessuno sa cosa fare perché un gioco prenda piede; accade per caso. Conosco i ragazzi che hanno creato Angry Birds. Sono due finlandesi, il loro zio è un uomo d’affari, ma non nell’IT, mi pare si occupi di legno. Ha dato ai nipoti i soldi perché sviluppassero dei giochi: a loro piaceva così tanto. Per alcuni anni l’impresa è stata in perdita ed ecco che, vai a sapere perché, il trentottesimo progetto ha fatto centro. E tutti hanno iniziato a gridare: Wow, Angry Birds, wow! Perché lo dico? Perché nessuno è in grado di creare un successo a tavolino”.

Come dimostra l’esperienza di Alawar, per quanto la compagnia sia importante e tecnologicamente sviluppata, per quanto si sia affermata con successo in Occidente, i loro problemi sono quelli di tutti. Niente di nuovo sotto il sole. “Ora stiamo cercando insieme ad altre società di Novosibirsk di costruire un parco tecnologico a Akademgorodok (letteralmente “cittadina accademica”, ndr), in modo che tutti i ragazzi svegli vi possano andare, fermarsi a studiare e lavorare. Qualcosa come la Silicon Valley. Cerchiamo di ottenere il terreno dallo Stato per la costruzione del parco tecnologico”.

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