Obama e Putin salgono sul ring

Vignetta di Alexey Iorsh

Vignetta di Alexey Iorsh

Dopo il summit di Seul e il fuorionda tra Obama e Medvedev, Russia e Stati Uniti si preparano al vertice bilaterale di Camp David per tornare a parlare di riduzione degli armamenti

A fine maggio 2012 a Camp David avrà luogo il primo incontro tra il neo-Presidente della Russia Vladimir Putin e Barack Obama. L’agenda degli incontri è stata resa nota a grandi linee nel corso dell’intervento del presidente americano a Seul. Si è capito anche quale sarà il tono dei negoziati, a giudicare dalle parole che Obama e il Presidente uscente della Russia Dmitri Medvedev si sono scambiati in un fuori onda.

In un discorso davanti agli studenti dell’università di Seul, Obama ha rilanciato la questione della riduzione degli armamenti. A sua volta il vice-assistente del presidente degli Stati Uniti per la sicurezza nazionale Ben Rhodes ha confermato che a Seul Obama ha proposto alla controparte russa di avviare i negoziati per la riduzione delle testate nucleari strategiche e delle armi nucleari tattiche. Naturalmente, non è stata accantonata la questione della realizzazione del sistema di difesa antimissile americano, che Mosca considera ancora la minaccia più grave alla sua sicurezza.

Già nel dicembre del 2010, con la ratifica del trattato New Start, il Congresso degli Stati Uniti aveva manifestato la necessità di ridurre le scorte di armi nucleari tattiche. A febbraio 2011, i media statunitensi avevano riferito che l’Amministrazione Obama stava preparando una serie di nuove proposte per la riduzione delle armi strategiche tra Stati Uniti e Russia. In particolare, si sta valutando la possibilità di ridurre ulteriormente le armi a lungo raggio d’azione e di portare il numero delle testate nucleari da 1.100 a 300-400. Attualmente il limite consentito dall’accordo New Start è di 1.550 testate per entrambe le parti.

Putin ha reagito a queste notizie in modo abbastanza concreto: “I passi successivi nel campo della sicurezza nucleare dovranno assumere un carattere globale e in questo processo dovranno essere coinvolte tutte le potenze nucleari senza distinzioni. Non possiamo continuare con il disarmo, se altre potenze nucleari invece si stanno armando. È fuori discussione”. In altre parole ci potranno essere degli sviluppi solo se i negoziati assumeranno un carattere multilaterale.

Vi è anche un altro aspetto. Putin ha chiarito che il disarmo nucleare non deve diventare un mezzo per conseguire dei vantaggi in altre tipologie di armi. Il Presidente eletto ha sottolineato che la Russia deve mettersi alla pari nel campo delle armi guidate di precisione, che in termini di potenziale sono paragonabili alle armi di distruzione di massa. “Pertanto, rinunceremo alle armi nucleari solo quando potremmo contare su tali armamenti”.

Foto: AP

Il Presidente uscente Dmitri Medvedev a colloquio con Barack Obama, a margine del summit sul nucleare di Seul (Foto: AP)

Inoltre, la Russia insiste affinché la riduzione delle armi offensive sia legata al potenziale difensivo, in poche parole, al sistema di difesa antimissile degli Stati Uniti. Questo legame era stato fissato nel preambolo dell’accordo New Start. In conclusione, i prossimi negoziati sul disarmo, secondo Mosca, dovranno essere condotti su base globale e multilaterale. Ciò, tuttavia, non significa che le sorti dell’incontro di Camp David siano segnate. Il fuorionda di Obama e Medvedev (“Dopo la rielezione sarò più flessibile”, promette il presidente Usa; “Riferirò a Putin”, la risposta dell’ex numero uno del Cremlino) lascia ben sperare.

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