Aggiungi un posto a tavola

Mosca vista dal basso di un'italiana. I post
Credit: Niyaz Karim

2 febbraio 2012

Per arrivare fino a Butovo, ultima fermata della linea grigia, a Sud che più a Sud di così non si può, dal centro ci si impiega quasi un’ora. Ma l’ultimo tratto della metro è lungo e senza cambi, e alle sei di sera di un sabato pomeriggio qualsiasi di gente in giro ce n’è poca. E tutto sommato anche la metro diventa un posto piacevole per mettersi a leggere un buon libro.

L’appuntamento è alle sette di fronte al Centro delle Scarpe, il negozio di calzature più strabiliante che abbia mai visto, forse per la quantità infinita di stivali da Cat Woman, di ballerine sgargianti e di décolleté che sembrano uscite da un video di Lady Gaga. Il programma è invitante: cena a casa di amici. Abbuffata generale e collasso con la pancia piena.

Ciò che mi aspetta è un vero pasto russo, preparato da un gruppo di ragazzi che almeno una volta al mese cerca di sincronizzare tutti gli appuntamenti per riuscire, finalmente, a rilassarsi insieme.

Salendo al tredicesimo piano di un edificio che sembra infinito, per le scale divampa l’odore di minestrone e brodo di carne. L’ascensore cigola e sul nostro pianerottolo una delle luci al neon si spegne a intermittenza, riflettendosi a intervalli irregolari sulle mattonelle rotte del pavimento.

In casa, alcuni amici sono già indaffarati ai fornelli, friggendo carne, tagliando cetrioli e affettando cipolla: teste intere di cipolla, che basterebbero per sfamare l’intero esercito dell’Armata Rossa. Sulla tavola già semi-apparecchiata spuntano birre, succhi di frutta, lattine di Pepsi e, immancabilmente, due bottiglie di vodka che non attendono – come noi occidentali erroneamente pensiamo – il termine della cena: i russi infatti per le occasioni importanti mettono a tavola direttamente la vodka, che non va bevuta a fine pasto come da noi, ma deve essere sorseggiata tra una portata e l’altra, accompagnando i cetrioli e assaggiando foglie di cavolo ripiene.

Di acqua in tavola nemmeno l’ombra. Vivendo a Mosca ho infatti capito che per buona parte dei russi l’acqua naturale è un optional di cui si può anche fare a meno. Si beve tè, tanto, tantissimo tè, probabilmente per scaldarsi. Oppure succo o compot (uno sciroppo di frutta o frutti di bosco) anche durante i pasti. Guai ad avvicinarsi al rubinetto con l’intenzione di bere: meglio evitare l’acqua che sgorga dal lavandino, a meno che non sia bollita e filtrata.

Foto: Photoxpress

È così che ormai ho preso la bella abitudine di infilare sempre in borsa una bottiglietta di acqua minerale sapendo che spesso, quando si ha sete, con i russi si deve ripiegare su un succo di frutta o alla bell’è meglio su una tazza di tè, miracolosa per scaldarsi, ma sicuramente non altrettanto dissetante come un bel bicchiere di acqua fresca. E così, anche questa volta, in mezzo alle lattine di birra e di Pepsi è spuntata come per magia la mia misera bottiglietta di acqua, scolorita dal tempo e un po’ ammaccata. Sulla tavola non fa proprio bella figura, ma so che i miei amici non se ne avranno a male e che io, a cena conclusa, con la pancia piena e la gola secca non dovrò ripiegare per forza sull’ennesima bibita zuccherata.

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