Il destino di Damasco

Foto: Reuters/Vostock Photo

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Al centro della questione il futuro politico del presidente siriano. Le posizioni di Russia e Stati Uniti al vertice sulla sicurezza nucleare di Seul

“La missione dell’inviato speciale delle Nazioni Unite e della Lega Araba, Kofi Annan, rappresenta forse l’ultima chance di evitare una lunga e sanguinosa guerra civile in Siria”, annunciava il Presidente russo Dmitri Medvedev nel corso dell’incontro con Annan a Mosca. Dietro questa affermazione si cela, a quanto pare, la preoccupazione di Mosca che teme un’escalation della violenza in Siria, nonostante il formale ammorbidimento della posizione dell’Occidente nei confronti di Damasco. 

L’appello di Mosca per scongiurare il pericolo di una guerra civile è emerso anche il 26 marzo 2012, nel corso dell’incontro a Seul tra Medvedev e il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. “Dobbiamo agire in modo tale da non creare grossi problemi e far sì che la minaccia di una guerra civile, che incombe al momento sulla Siria, non si concretizzi”, ha avvertito il Presidente russo. In risposta, Obama ha evidenziato le sfumature che differenziano la posizione russa da quella degli Stati Uniti, in merito alla questione siriana.  

Stando alle parole del presidente americano, Annan, nel corso della sua missione, cercherà di muoversi verso la creazione di un meccanismo che consenta alla popolazione siriana di “avere rappresentanti legittimi e un governo legittimo”.

Leggendo tra le righe, si avverte implicitamente il rifiuto totale nei confronti dell’attuale presidente siriano Bashar Al Assad in qualità di capo dello Stato. Come ha dichiarato il 22 marzo 2012 la portavoce ufficiale del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Victoria Nuland: “Onestamente, non vorremmo che il presidente Assad continuasse a governare la Siria fino al termine della transizione politica del potere”.

Prima dell’incontro con Medvedev, il presidente americano aveva discusso con il primo ministro turco Erdogan la possibilità di fornire aiuti “non militari” ai ribelli siriani. Ciò che è importante qui non è la natura degli aiuti, bensì il fatto stesso che la Turchia partecipi al rompicapo siriano.

Mosca, da parte sua, come ha comunicato Sergej Prichodko, portavoce del Presidente russo, ha intenzione di richiamare l’attenzione dell’inviato speciale sull’inammissibilità di “aiuti esterni” all’opposizione siriana e del “sostegno della comunità internazionale” a una sola delle due parti coinvolte nel conflitto siriano.

La posizione della Russia non si basa su una simpatia o un’antipatia di Mosca nei confronti di Bashar Al Assad. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov continua a ribadire di non essere un sostenitore dell’attuale regime di Damasco e l’affermazione di Medvedev circa l’ultima chance della Siria è rivolta a entrambe le parti coinvolte nel conflitto. Mosca punta soprattutto a evitare l'influenza straniera nel processo politico siriano e a creare le condizioni necessarie affinché i cittadini siriani possano decidere da soli chi assumerà le redini del loro Paese.

Da parte loro, gli Stati Uniti continuano, in sostanza, a non voler ritirare la richiesta di dimissioni rivolta ad Assad, e ciò rischia di vanificare, prima del tempo, tutti gli sforzi di mediazione intrapresi da Mosca, dalla Lega Araba e dalle Nazioni Unite.

Durante la visita dell’inviato speciale delle Nazioni Unite, la Russia ha dimostrato il suo pieno appoggio al piano di Annan, osserva il console Pogos Akopov, presidente dell’Associazione dei diplomatici russi. Secondo Akopov, in Siria ci potranno essere degli sviluppi positivi solo se le parti in conflitto si siederanno attorno al tavolo delle trattative. "L’opposizione non vuole farlo e questo è un fattore interno che ostacola lo sviluppo della situazione. Quello esterno è che l’obiettivo di rimuovere il presidente Al Assad permane, e gli Stati Uniti non fanno che proclamarlo apertamente. Fin tanto che gli Stati Uniti non abbandoneranno questa posizione, non vi sarà alcuno sviluppo positivo”, sottolinea Akopov, alla guida per la seconda volta delle ambasciate russe in Medio Oriente.

Cosicché il futuro politico di Assad è uno dei problemi chiave nella risoluzione del conflitto siriano, così la pensano, a quanto pare, anche in seno alla Lega degli Stati Arabi. Come ha dichiarato il Segretario Generale della Lega Araba, Nabil Al-Arabi, nel corso di un’intervista con i media arabi, il prossimo vertice della Lega Araba, che si terrà a Baghdad, non richiederà al presidente Bashar Al Assad di rassegnare le dimissioni. Rispondendo alla domanda se sia davvero improbabile che la Lega Araba chieda le dimissioni di Assad, Al-Arabi ha detto: "Sì, è vero".

Ci si aspetta che la politica di non interferenza nella questione siriana e l’avvio del processo negoziale saranno confermati anche al vertice dei Brics, che si terrà il 28 e il 29 marzo 2012 a Nuova Delhi. Tuttavia per il 1° aprile 2012 è previsto anche l’incontro degli "amici della Siria", in occasione del quale potrebbero essere presentati approcci diversi. Sembra quindi che la somma delle decisioni prese al vertice della Lega Araba, dei Brics e all’incontro degli “amici della Siria” determinerà quale atteggiamento assumere nei confronti della risoluzione della questione siriana e del destino di Assad.

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