Così lontani, così vicini

Foto: Alex Salin

Foto: Alex Salin

Incontro di studio “Russia ed Europa tra affinità culturali e sfide geopolitiche” all’Università Cattolica di Milano in partnership con Russia Oggi. Numerosi gli spunti di riflessione, dalla vita in Urss alla questione del gas

Si parte dall’Unione Sovietica e si arriva alle elezioni presidenziali del 4 marzo 2012 e all’annuncio del Presidente russo Dmitri Medvedev  che nel 2015 nascerà l’Unione euroasiatica. È una discussione a tutto campo quella che si è tenuta venerdì 23 marzo 2012 all’Università Cattolica di Milano. Dagli aspetti geopolitici alla futura strategia della Russia, è stato tracciato il profilo dei due Paesi e le loro affinità culturali. Relatori il giornalista e politologo russo Evgeny Utkin, che da appassionato fotoreporter ha raccontato per immagini i due volti della Russia in recenti esposizioni tra Milano a Catania, e i due padroni di casa, i docenti Pierluca Azzaro e Luca Gino Castellin.

È Azzaro che apre il dibattito, parlando della sua esperienza in Russia negli anni ‘90: “Mi ricordo, che per entrare nell’ascensore di un ufficio pubblico ci hanno chiesto due dollari. Altrimenti, niente ascensore”. E poi: “Abbiamo dato dei soldi a una collega per prendere un taxi per tornare a casa, e solo dopo abbiamo scoperto che aveva camminato per 30 chilometri, per risparmiare i soldi per mangiare”. Era un’altra Russia, un mondo lontanissimo rispetto a quella di oggi. “I docenti, con stipendi da 100 dollari al mese, la gente con i voucher, ma senza sapere che cosa fare con questo strano foglio in mano e allora meglio venderlo per una bottiglia di vodka. L’unica regola in quei tempi di capitalismo selvaggio era non avere regole”, ricorda Utkin, anche se adesso la situazione economica è cambiata: “Il Paese con un elefantiaco debito estero è diventato un Paese creditore, con il più basso debito pubblico al mondo”.

Dai temi economici si passa poi a quelli più squisitamente politici. La trama del dibattito si infittisce sulle questioni della democrazia e della libertà di espressione e di stampa, e sulle affinità culturali che accomunano Italia e Russia. Così, alla domanda del professor Azzaro su come vengono considerati gli italiani in Russia, Evgeny Utkin risponde che c’è “un grande feeling tra i due popoli. Basti ricordare che San Pietroburgo è stata costruita da architetti italiani e così parte di Mosca. Con il tempo i rapporti si sono rafforzati, con le auto Zhiguli costruite a Togliattigrad e le lavatrici automatiche di Merloni fabbricate a Kirov”. “Anche adesso – prosegue Utkin - ci sono tante imprese, da Eni ad Enel, da Indesit a Pirelli, che lavorano con successo in Russia e gli italiani vengono visti come gente simpatica e creativa”.

Le domande di Luca Gino Castellin riguardano invece il quadro geopolitico europeo e le risorse energetiche. “Difficile immaginare l’Europa senza gas russo”, risponde Utkin, che proprio sui temi dell’energia è un commentatore per una serie di network televisivi. “E l’importanza di questa fonte non diminuisce – prosegue - per il semplice fatto che le risorse europee si stanno esaurendo, e la corsa per il gas continua”. E parlando di energia come non toccare i nodi dei gasdotti Nord Stream e South Stream, del Corridoio Sud, dell’Ucraina e dell’Iran. Così come di Pechino, che fa tremare Bruxelles. Se la Russia porta il gas verso la Cina e l’Asia del Sud Est,  allora è a rischio quello per l’Europa. “Ce ne dovrebbe rimanere comunque a sufficienza anche per i nostri fornelli”, risponde Utkin. “Adesso verso la Cina già esiste un oleodotto e sulla carta è stata tracciata la linea di un gasdotto, ma le negoziazioni tra Mosca e Pechino si sono arenate sulle divergenze riguardo al prezzo”. “E poi – conclude Utkin – non c’è solo la Cina. Esiste anche il progetto di un gasdotto in Corea del Sud, che dovrebbe ipoteticamente attraversare la Corea del Nord, con tutte le difficoltà che potete immaginare”.

Tantissime le domande degli studenti, dalla politica energetica, alla morte del progetto Nabucco, alla Crimea e ai rapporti con la Bielorussia. Le risposte si trovano, certo, ma non bastano due ore accademiche. Così le discussioni e le domande continuano non sotto i riflettori, ma nei corridori fuori dall’aula.

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