Asia Centrale e "Nuova Dunkerque"

Foto: Ria Novosti

Foto: Ria Novosti

L’operazione di ritiro dall’Afghanistan delle truppe inglesi, prevista nel 2014, non è solo una sfida logistica, ma anche politica

Quando nel 2014 le truppe inglesi si ritireranno dal teatro di guerra aperto nel 2001 potrebbe scattare la più grande operazione di trasporto di materiale bellico nella storia dell’Asia Centrale. Lungo la ferrovia costruita dagli zar quasi 150 anni fa e con qualche problemino con gli autocrati di oggi che regnano sulle repubbliche ex sovietiche.

Oltre 5.600 chilometri per far arrivare buona parte di tutto l’equipaggiamento che nel corso del conflitto è stato dislocato in Afghanistan e che dovrà ritornare sul suolo britannico. “Nuova Dunkerque” è stata battezzata l’operazione, dal nome della cittadina francese che fu il fulcro di un’epocale battaglia tra inglesi e tedeschi all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Con l’Operazione Dinamo nel giugno del 1940 vennero evacuati dalla Royal Marine oltre 300 mila soldati delle forze alleate. Questa volta si tratta però non del trasporto di persone (la lista è lunga, dall’artiglieria ai panzer, dai veicoli di terra agli elicotteri, dai prefabbricati ad ogni altro tipo di attrezzatura) e soprattutto il tragitto non è solo quello breve dalla costa francese a quella inglese, ma bisogna attraversare in pratica due continenti.

Esercito, Marina e Aviazione di sua Maestà vogliono togliere il disturbo afgano partendo da Mazar-e-Sharif, passando per Uzbekistan Turkmenistan, Kazakhstan, Russia, Ucraina, Polonia, Germania e Belgio per arrivare infine a Calais. Non certo una passeggiata, soprattutto per quel riguarda la parte del percorso che interessa gli Stati centroasiatici.

Al di là delle questione tecniche (il gigantesco convoglio sarà trainato probabilmente dalla locomotiva Made in Russia GT 1-1001, capace di trainare 170 vagoni per un peso complessivo di 16 mila tonnellate e con una velocità massima di quasi 100 km/h), la decisone per l’intera operazione non è stato ancora presa da Londra in via definitiva e sono ancora in corso i diversi colloqui con i Paesi interessati, già iniziati lo scorso anno.

Di recente il presidente kazako Nursultan Nazarbayev pare che abbia sollecitato in maniera un po’ brusca la visita del premier inglese David Cameron proprio per approfondire i termini del piano. In realtà, secondo la stampa inglese, un tentativo di correggere la propria cattiva immagine in Occidente (visti i recenti problemi di scontri sanguinosi e di elezioni pilotate) mettendo in mostra i buoni rapporti con Downing Street. Nazarbayev, che da qualche tempo ha anche Tony Blair come consulente, è il capo di Stato che in Asia Centrale gode della maggiore considerazione nelle cancellerie occidentali per il fatto che il Kazakhstan è il Paese più ricco di gas e petrolio della regione.

Il fatto che l’Operazione “Nuova Dunkerque” passi da casa sua è un'altra occasione da non lasciarsi scappare e trarre qualche vantaggio, anche materiale. Stesso discorso per i suoi colleghi di Uzbekistan e Turkmenistan, Islam Karimov e Gurbanguly Berdymuhammedov, non certo campioni di democrazia, ai quali in caso di bisogno si può chiedere comunque aiuto. Sicuri che qualcosa in cambio dovrà pur esser dato.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta