Questione di gusti

Mosca vista dal basso di un'italiana. I post
Credit: Niyaz Karim

22 gennaio 2012

Essere italiani è sinonimo di buona cucina. Ma anche di spirito di adattamento. Sarà per questo che negli ultimi mesi sono riuscita ad adeguarmi senza troppi problemi alla gustosissima, ma per niente leggera, cucina russa. Per capire cosa significa, basta infilarsi in una stolovaya, una di quelle vecchie mense dove ancora oggi si possono assaggiare i veri piatti russi, ben diversi dai menù che si possono trovare nei locali di Mosca, “contaminati” dalla cucina occidentale.

Alcuni piatti tradizionali di questo Paese sono bellissimi da vedere: una cascata di colori accesi, conditi dal rosso della barbabietola e dal verde dei cetrioli, sotto i quali però si nasconde spesso un potentissimo retrogusto di aglio e cipolla. L’aglio e la cipolla, infatti, così come l’erba cipollina, sembrano ingredienti quasi insostituibili nella cucina russa. Una pioggia intensa di gusto… e di effetti collaterali per eventuali contatti ravvicinati. Per non parlare dell’aneto, quell’erba aromatica che ricopre il 90 per cento dei piatti russi (dall’insalata alla carne, dalla zuppa alle patatine fritte!). Un'insostituibile variante russa del nostro parmigiano.

Anche fare un giro per le corsie dei supermercati può risultare un'esperienza curiosa. Là, nel banco frigo, tra il latte e la margarina, dove noi di solito siamo abituati a trovare le mozzarelle, spuntano infatti vasetti di smetana, la panna acida che accompagna da sempre il borsch, la zuppa più famosa di tutta la Russia. Sfido chiunque a capire al primo colpo quale comprare, tanta è la varietà di smetana che si presenta a un cliente inesperto (e straniero, ovviamente).

Rimarrete stupiti anche davanti al banco degli alcolici, dove lo scaffale della vodka sembrerà non avere né inizio né fine, vista la quantità di marche, di tipi e di prezzi diversi. Acquistarne una e uscire senza qualche confezione di pesce essiccato, che i russi sgranocchiano a mo’ di patatine, sarebbe però un vero affronto se si ama bere in compagnia.

Foto: Itar-Tass

E a proposito di pesce. Scegliere la confezione di tonno in scatola si è rivelata per me una delle esperienze più impegnative della mia vita da desperate housewife in Russia: l’ho trovato prima condito con un’acquetta insipida; poi di un colore assai strano; infine di una consistenza che dava l’impressione di essere pesce ancora vivo. O quasi. Risultato? Ho rinunciato a comprare tonno in scatola, almeno per ora, per evitare di restare a fissarlo per delle mezzore, senza capire il modo giusto per mangiarlo. 

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