Etoile anche nella vita

I ballerini russi Olesja Novikova e Leonid Sarafanov, coppia sul palco e anche fuori, si raccontano dopo il successo che il Teatro alla Scala di Milano ha loro tributato

Foto: Natasha Razina/Teatro Mariinskij, Brescia Amisano Teatro alla Scala

Coppia sulla scena e nella vita, Olesja Novikova e Leonid Sarafanov sono tra i migliori ballerini della loro generazione. Con le loro apparizioni al Teatro alla Scala di Milano i due fuoriclasse russi hanno conquistato anche il pubblico italiano. Lui, sublime virtuoso, ha interpretato molti titoli del repertorio scaligero, spesso nelle versioni di Nureyev. Lei, ballerina tanto brillante quanto incantevole, è stata Manon accanto a Roberto Bolle e la prima Rajmonda nel balletto recentemente ricostruito, trasmesso anche dalla Rai.

“Dobbiamo molto a Makhar Vaziev, il direttore del Corpo di Ballo della Scala, che ci lanciò giovanissimi quand’era a capo del Balletto Mariinskij e oggi ci invita qui”. È Leonid, protettivo e autorevole, a parlare anche per la moglie Olesja, timida e riservata. Quando è lei a intervenire, lui la guarda con tenera ammirazione.

“Siamo onorati e felici di lavorare in questo teatro e speriamo sempre in nuovi inviti. Qui abbiamo trovato un ambiente caloroso e accogliente, una bella compagnia di ballo, con tanti giovani talenti, con cui abbiamo instaurato rapporti amichevoli. E ogni volta siamo affascinati dal gusto e dall’eleganza delle vostre produzioni”, dicono riferendosi al balletto Giselle, che li ha appena visti protagonisti alla Scala, entusiasti di interpretarne la versione occidentale. Tanto più lei che – confida mentre gli occhi grigio-verdi le si illuminano nel volto delicato e bellissimo - per il personaggio di Giselle ha come modello la nostra Carla Fracci: “incomparabile”, la definisce.

Un successo per entrambi, testimoniato anche dal folto gruppo di ammiratori che dopo le due recite li ha attesi a lungo all’uscita degli artisti: tanti i mazzi di fiori, infinite le richieste di foto e autografi cui le due étoiles si sono generosamente prestate, prima di allontanarsi nella notte milanese tenendosi per mano.

Giselle alla Scala è stata anche l’occasione per tornare a danzare insieme, rara da quando lui, un anno fa, lasciò il Teatro Mariinskij per il Michailovskij, mentre lei, troppo affezionata alla compagnia che l’ha vista crescere, è rimasta. “Danzare insieme è molto emozionante per noi, ma anche più difficile, perché l’uno è il più severo giudice dell’altro. Gli inviti in Italia ci permettono di farlo, anche se l’organizzazione familiare è un po’ complicata”, sorridono alludendo al figlioletto Alexei, due anni e mezzo, che per Rajmonda aveva seguito la mamma a Milano mentre questa volta è rimasto a San Pietroburgo con la nonna.

“Peccato che così impegnati nelle prove come siamo sempre non riusciamo a goderci pienamente le bellissime città italiane: oltre a Milano ricordiamo con nostalgia Genova, Parma, Palermo con la splendida Mondello”. 

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