La Russia dopo le presidenziali

Andrei Nechaev (Foto: Kommersant)

Andrei Nechaev (Foto: Kommersant)

Il ritorno di Vladimir Putin al Cremlino è tutto in salita: il Paese attende riforme e le previsioni di crescita si abbassano, mentre rublo e petrolio oscillano

Le mancate condizioni per una competizione politica reale e i brogli in larga scala verificatisi durante le elezioni presidenziali e della Duma hanno instillato in una consistente parte dell’opinione pubblica dubbi sulla legittimità incondizionata del potere.

Questo rappresenta un enorme pericolo in quanto il Paese dovrà affrontare a breve una serie di sfide importanti e toccherà al governo risolvere la maggior parte dei problemi socio-economici, perseguendo misure spesso impopolari. Come se non bastasse la situazione si complica a causa della massiccia diffusione di promesse elettorali.

È stata avanzata una gamma di proposte estremamente varia. Lo stesso Vladimir Putin, nuovamente eletto, stima che le sole promesse di riforme sociali si aggirino intorno all’1,5 per cento del Pil. Le valutazioni di una serie di prestigiosi e competenti istituti sono ancora più alte. Per esempio, il Centro di ricerche macroeconomiche della Sberbank ha calcolato che tutte le promesse preelettorali ammontano al 4-5 per cento del Pil, mentre l’agenzia Fitch ha fissato il loro valore a 160 miliardi di dollari o all’8 per cento del Pil entro sei anni.

Tutte queste “elargizioni”, per ora potenziali, poggiano su alcuni impegni già assunti in precedenza dal governo, tra cui emergono per importanza l’aumento a scaglioni delle spese per la difesa (20 trilioni di rubli fino al 2020), oltre all’innalzamento approvato degli stipendi per i collaboratori dei poteri forti e delle pensioni; queste ultime in futuro non potranno più essere abbassate dal governo. Aggiungete a ciò la necessità di finanziare i grandi progetti come le Olimpiadi di Sochi, il forum dell’Astes (Associazione delle unioni artistiche di Murmansk), i Mondiali di Calcio e molti altri.

Tutto questo sarebbe preoccupante, ma non terribile, se l’economia si trovasse in una fase di rapida e stabile crescita. Purtroppo l’evidente minaccia di un peggioramento della recessione in Europa sullo sfondo dell’irrisolto problema del debito, il duro “atterraggio” dell’economia cinese, atteso da molti esperti e la crescita instabile dell’economia americana hanno creato un quadro estero sfavorevole  all’economia russa, la quale dipende enormemente dall’esportazione delle materie prime. Anche nelle più rosee prospettive ufficiali la crescita del Pil russo non supererà nei prossimi anni il 3-4 per cento annuo e comunque a patto che il prezzo del petrolio sul mercato mondiale si mantenga alto.

Fa parte di simili problemi, per ora accantonati, la questione pressante delle riforme sociali. È difficile che la ristrutturazione dei sistemi dell’educazione e della salute si possa limitare a decisioni di carattere organizzativo e amministrativo; richiederà inevitabilmente l’aumento delle spese di bilancio che in questo settore in Russia sono a un livello nettamente inferiore rispetto ai Paesi sviluppati.

Ai problemi di ordine strategico si possono aggiungere altri impedimenti, come la brusca riduzione del saldo attivo della bilancia commerciale. La Russia non è ancora un Paese in grado di attirare degli investitori. Inoltre sia nel periodo della crisi del 2008-2009 sia nei mesi successivi c’è stata un’enorme fuga di capitali dal Paese.

I suggerimenti lanciati durante le battaglie preelettorali per un riesame degli esiti della privatizzazione degli anni Novanta, una serie di scandalose cause penali contro alcuni imprenditori e la presenza costante di una fortissima corruzione fanno sperare ben poco in un cambiamento radicale di tale tendenza. In definitiva il possibile deficit del bilancio dovuto alle attuali operazioni non sarà compensato da alcun afflusso di capitale. Ciò porterà inevitabilmente alla svalutazione del rublo con le relative conseguenze inflazionistiche dovute a una forte dipendenza dall’importazione del mercato dei beni di consumo.

Allo stesso tempo peggioreranno nettamente le condizioni per una modernizzazione economica a discapito dell’introduzione di tecnologie occidentali all’avanguardia e anche della possibilità di prestiti di capitale sui mercati esteri.

In economia i miracoli non accadono. Per risolvere gli inevitabili problemi di bilancio è necessario un abbassamento delle spese oppure un aumento del peso fiscale. Una soluzione globale al problema c’è: una forte spinta alla crescita economica che in linea di principio si potrebbe ottenere con la liberalizzazione su vasta scala della vita economica in congiunzione a un considerevole abbassamento della corruzione e della pressione amministrativa sulle imprese. È pur vero che l’effetto non sarebbe subito visibile. Purtroppo il fattore principale è che il governo non dimostra in alcun modo di essere pronto a intraprendere un simile percorso. Temo che sarà la vita a imporlo. Purché non sia troppo tardi.

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