Non solo materie prime

Il caseificio Petmol della società Unimilk a San Pietroburgo (Foto: Alexei Danichev/Ria Novosti)

Il caseificio Petmol della società Unimilk a San Pietroburgo (Foto: Alexei Danichev/Ria Novosti)

Il progetto “Made in Russia” farà uscire il Paese da ciò che per stereotipo caratterizza l'economia russa. Intervista all'ideatore dell'iniziativa, il programmista Roman Kovrigin

Si è soliti pensare che la Russia sia un Paese totalmente dipendente dalle esportazioni di risorse energetiche e incapace di produrre in proprio qualsiasi altra cosa. Questo stereotipo è dovuto in parte alla natura stessa dei mass media: di solito al Tg in prima serata non vengono date notizie come quella dell’apertura di una nuova acciaieria, e sulle riviste non si scrive dei successi ottenuti dal settore farmaceutico, a meno che non si tratti di pubblicazioni specialistiche.

 

Per riequilibrare questa situazione, almeno su Internet, è stato creato il sito sdelanounas.ru (“Sdelano u nas”, cioè “Prodotto da noi”, ndr). Si tratta di una risorsa sulle nuove produzioni avviate in Russia, sulla modernizzazione dell’industria, l’innovazione, le scoperte e i successi sul mercato mondiale.

 

L’autore del progetto è un entusiasta, Roman Kovrigin, programmista Web di esperienza decennale, originario di Rostov sul Don, una città del Sud della Russia, ma ora vive a Mosca. Nel suo blog sulla piattaforma Livejournal Kovrigin aveva già scritto a proposito dell’industria nazionale. Dopo aver pubblicato una serie di articoli sui settori più promettenti dell’industria russa che hanno subito avuto una grande diffusione nel Runet, Roman ha capito che la sua attività aveva superato la dimensione del blog personale. Così, nel settembre 2010 è iniziato il progetto “Sdelano u nas”, basato soprattutto sui contenuti forniti dagli utenti: chiunque lo desiderasse poteva contribuire con un articolo o con una notizia riguardante l’industria russa.  

 

Il principale obiettivo del progetto, come spiega lo stesso Kovrigin, è quello di far rinascere l’orgoglio per il proprio Paese. “Senza l’orgoglio, senza quella fiducia nel futuro che viene dai risultati ottenuti dalla Russia, per noi sarà difficile andare avanti. Se non si vedono i risultati del proprio lavoro, cadono le braccia e passa la voglia di lavorare. Noi vogliamo far vedere che i risultati ci sono, che i nostri sforzi non sono vani”, afferma il programmista.

 

All’inizio era solo Kovrigin a scrivere sul sito, ma man mano che cresceva la popolarità di questa risorsa sempre più informazioni venivano pubblicate dalla comunità degli utenti. Attualmente gli autori in attività, secondo le statistiche del sito, sono più di 500. Ogni giorno il sito viene visitato in totale da 12.000 diversi utenti: negli ultimi quattro mesi il loro numero è raddoppiato.  

 

Le informazioni fornite dalla comunità vengono verificate dagli stessi partecipanti, e la loro attendibilità è documentata con materiale fotografico. Sul sito non vengono pubblicate informazioni non attendibili né pubblicità. Il progetto funziona grazie alle donazioni dei partecipanti, che sono sufficienti per l’attività corrente. Kovrigin rimpiange solo di avere troppo poco tempo; oltre a occuparsi di “Sdelano u nas”, continua a lavorare come programmista. Eppure riesce a trovare del tempo per rispondere alle nostre domande.  


Quali cambiamenti strutturali sono necessari al Paese perché si riesca davvero a uscire dal “solco delle materie prime”?

Ne siamo già usciti da un pezzo. È vero che il petrolio e il gas rappresentano una parte importante della nostra economia, ma che c’è di male? Con le nostre condizioni climatiche e le nostre distanze, l’estrazione del petrolio è un compito molto complesso. È in Arabia Saudita che il petrolio fuoriesce in pressione. Da noi per estrarlo servono tecnologie avanzate. Credete che il petrolio scorra spontaneamente nei tubi? No, per farlo scorrere si utilizzano complesse stazioni di pompaggio. Anche la costruzione dei gasdotti e degli oleodotti è un’attività ingegneristica tutt’altro che semplice nelle nostre condizioni. E l’estrazione nella regione artica? Di recente la Russia ha costruito la piattaforma “Prirazlomnaja”, adatta a galleggiare tra i ghiacci. Prima d’ora nessun Paese al mondo aveva mai costruito delle strutture così complesse, in grado di funzionare nelle condizioni proibitive della regione artica. E poi, solo un terzo circa della ricchezza nazionale della Russia proviene dalle materie prime: vale a dire che i due terzi delle entrate del Paese non sono legate alle materie prime. Già da alcuni anni il tasso di crescita globale del Pil supera quello della sua componente relativa alle materie prime, che è rimasto praticamente invariato. Non stiamo dunque cadendo nella “trappola del petrolio”, ma stiamo andando anzi nella direzione opposta. La Russia è una potenza industriale. Noi produciamo cose che solo pochissimi Paesi al mondo sono in grado di produrre: reattori nucleari, turbine, motori a reazione, razzi, mezzi e attrezzature aerospaziali e militari. Guardate invece gli scaffali dei negozi negli Usa e vi troverete lo strapotere della produzione cinese. Guardate dove vengono fatti i prodotti delle principali marche. In Cina. Ma ciò non vuol dire che Usa o Germania siano Paesi di materie prime, perché oltre al mercato dei consumatori c’è il mercato dei prodotti industriali, che è quello principale, strategico. Non troverete mai un reattore nucleare o un motore navale al supermercato.



Quando sarà in grado la Russia di realizzare dei prodotti di largo consumo capaci di affrontare la concorrenza sul mercato mondiale, e non solo delle alternative economiche per il consumo interno?

Questo accadrà quando soddisferemo il nostro mercato interno. Attualmente circa metà delle nostre importazioni è costituita da macchinari e impianti, e almeno la metà di questi sono import di investimento, ovvero vanno a costituire gli asset fondamentali delle aziende: linee di produzione, robot, macchine utensili. Si tratta di decine di miliardi di dollari! Ciò significa che il mercato interno non è saturo di prodotti ad alta tecnologia. E allora perché dovremmo vendere all’estero quello che serve a noi? Nel 2011 abbiamo stabilito il record di produzione di automobili in Russia, eppure ne importiamo ancora diversi milioni. I nostri cantieri navali sono sommersi di commesse per i prossimi anni, ma c’è un enorme richiesta di riarmo delle navi. Sempre nel 2011 abbiamo stabilito un nuovo record nella produzione di aerei, ma per rinnovare il nostro parco aeromobili c’è ancora moltissimo lavoro da fare. La Russia negli ultimi 10 anni ha anche aumentato di due volte e mezzo le esportazioni di prodotti tecnologici. Sul mercato sono richiesti i nostri laser industriali, i microscopi a scansione, i simulatori e gli strumenti di controllo per la navigazione. Siamo fornitori di Boeing e di Airbus. Sviluppiamo software e gli uffici di ingegneria di moltissimi grandi gruppi si trovano in Russia. Vendiamo macchinari e attrezzature agricole. La Francia ha già comprato da noi alcune decine di razzi vettori “Sojuz”, etc. Oltre a ciò, la Russia rimane ben salda al secondo posto della classifica mondiale per le vendite di armamenti.

Lei di quali prodotti realizzati in Russia fa uso?

Io non scelgo i prodotti in base al principio “se è fatto da noi, lo compro”. Per me è importante il rapporto qualità-prezzo. Ma per fortuna la maggior parte dei nostri prodotti batte tutti gli altri proprio sotto questo profilo: la qualità è migliore rispetto ai prodotti cinesi di prezzo paragonabile, ma costano meno dei prodotti europei di qualità paragonabile. 

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