Siria, un passo verso il compromesso?

Foto: Ria Novosti

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Il ministro degli Esteri russo e la Lega araba hanno raggiunto un accordo su un piano di pace per la stabilizzazione del Paese

Il ministro degli esteri russo e la Lega araba hanno raggiunto un accordo su un piano di pace in Siria, ha riferito sabato il ministro degli esteri Sergej Lavrov a conclusione dell’incontro con i ministri della Lega araba al Cairo. Si apre così una strada per stabilizzare gradualmente la situazione in Siria, ormai da un anno sconvolta da un sanguinoso conflitto civile

Il ministro degli Esteri russo e la Lega araba hanno raggiunto un accordo su un piano di pace in Siria, a conclusione dell’incontro al Cairo. Si apre così una strada per stabilizzare gradualmente la situazione in Siria, sconvolta da un sanguinoso conflitto civile.

Il progetto, secondo quanto dichiarato dal ministro Sergei Lavrov, include la richiesta di interruzione delle violenze da parte di tutte le forze in campo, la messa a punto di un meccanismo di monitoraggio, la fornitura di aiuti umanitari a tutti i siriani, l’appoggio alla missione dell’inviato speciale delle Nazioni Unite Kofi Annan in Siria, ma comprende anche la tesi fondamentale dell’inaccettabilità di un’ingerenza dall’esterno nella politica interna siriana.

“Per noi questi cinque punti sono di massima importanza e si rivolgono a tutte le parti del conflitto”, ha precisato Lavrov. Il piano coincide quasi interamente con la posizione del Ministero degli Affari esteri russo e della Repubblica popolare cinese, resa pubblica il 4 marzo 2012, in merito alla questione siriana.

Il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, lo sceicco Hamad ben Jassem Al Thani, in una conferenza stampa sull’esito dell’incontro con Lavrov, ha dichiarato a sua volta: “Il dibattito è stato molto utile e ricco di spunti, ed è stato raggiunto un accordo sui principi generali di regolamentazione in Siria”. Il ministro qatariano ha anche sottolineato che la priorità è l’immediata interruzione delle violenze. Inoltre i Paesi arabi e la Russia interverranno a favore della creazione di un meccanismo neutrale e libero per il monitoraggio della situazione a Damasco. Come ha riferito lo sceicco Hamad, le parti hanno anche evidenziato l’inaccettabilità di un’ingerenza militare dall’esterno.

A giudicare dall’esito degli incontri al Cairo si può dire che si sia almeno aperto uno spiraglio per uscire dal vicolo cieco della questione siriaco. È stato innanzitutto rimarcato il fatto che la richiesta di interruzione delle violenze sia stata rivolta sia alle autorità ufficiali di Damasco sia alle forze dell’opposizione, benché fino a poco tempo fa soltanto il presidente della Siria Bashar Assad fosse stato indicato come unico colpevole della carneficina. Ora la responsabilità per le vittime del conflitto è stata ripartita tra più soggetti.

In secondo luogo il meccanismo di monitoraggio internazionale previsto dal piano permette, in linea di principio, di determinare con precisione le responsabilità di ciascuna parte per quanto riguarda il prolungamento del conflitto e l’aumento del numero delle vittime.

In terzo luogo la Russia sembra essere disponibile a un compromesso sulla creazione delle condizioni necessarie per l’arrivo degli aiuti umanitari, anche se c’è il rischio che diventi un espediente per un’ingerenza nella politica interna della Siria. Tuttavia tale posizione è controbilanciata dalla tesi dell’inammissibilità di ingerenze esterne.

Infine la Russia, nella sua missione diplomatica in Siria, conta sull’autorità dell'ex segretario generale dell’Onu Kofi Annan, che all’inizio degli anni Novanta ha messo fine alla carneficina in Ruanda, dove a causa degli scontri interetnici più di un milione di persone aveva perso la vita. A giudicare dalle dichiarazioni di Lavrov dopo l’incontro al Cairo con Annan, la Russia considera la sua missione di intermediazione un momento chiave per la Siria e “spera che porterà all’inizio di un dialogo tra le parti sul futuro di questo Paese”.

Mosca punta principalmente a un dialogo politico pacifico in Siria

È evidente che gli accordi del Cairo sono anche il prodotto della posizione irremovibile di Mosca e Pechino, impegnate a bloccare sia qualsiasi ingerenza nella politica interna siriana sia un brusco rovesciamento del regime al potere. Un altro fattore fondamentale è stato il fallimento dell'incontro "degli amici della Siria", tenutosi a Tunisi il 24 febbraio 2012; un insuccesso dovuto alle divergenze tra i partecipanti riguardo alla possibilità di un’ingerenza esterna oltre che alla posizione poco chiara dell’opposizione siriaca.

Anche il referendum sulla nuova costituzione siriana ha giocato un ruolo importante e ha dimostrato che la maggioranza della popolazione del Paese è a favore di una risoluzione politica del conflitto.

Gli accordi del Cairo riaprono il dibattito sulla questione siriana all’Onu e attendono di essere avvalorati dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Per due volte, nell’ottobre del 2011 e a febbraio del 2012, la Russia e la Repubblica Popolare Cinese hanno bloccato le risoluzioni dei Paesi occidentali che implicavano un’ingerenza nella politica interna della Siria. Ora invece sembra siano emerse le condizioni per arrivare a un compromesso.

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