I ricordi dello zar del balletto

Archivio di Valentina Bonelli

Archivio di Valentina Bonelli

L'edizione italiana delle “Memorie” di Marius Petipa, a 190 anni dalla sua nascita, rilegge la storia del grande coreografo e uno scorcio della vita artistica dell'Impero russo di fine Ottocento

Ricordi di momenti felici, ma anche aneddoti pungenti e attacchi mordaci scandiscono le pagine delle Memorie del ballerino e coreografo francese Marius Petipa, uscite per la prima volta nell'edizione italiana pubblicata da Gremese e curata dalla giornalista e critico di danza Valentina Bonelli.

Considerato il maggior coreografo del XIX secolo, nonché il padre del balletto tardo romantico russo, Petipa nacque l'11 marzo del 1822 a Marsiglia, ma fu in Russia, ai Teatri Imperiali di San Pietroburgo, che per oltre mezzo secolo conquistò il consenso di critica, famiglia reale e pubblico diventando un vero zar del balletto.

“La mia carriera in Russia è stato il tempo più bello della mia vita”, ricorda il maître de ballet in queste pagine, ma l'arrivo ai Teatri Imperiali dell'ex colonnello Teljakovskij concluse amaramente la sua carriera costringendolo a ritirarsi dalle scene e a osservare ormai solo da lontano quel palcoscenico che era stato da sempre la sua vita.

Ormai anziano e sofferente Petipa decise che non ci sarebbe stato modo migliore di ricordare a tutti il suo nome e il suo lavoro che scrivendo le proprie Memorie. Un testamento biografico quindi, ma anche e soprattutto un monito per ricordare l'importanza del suo lavoro e per attaccare coloro che avevano tramato contro di lui.

In queste pagine Petipa restituisce un ritratto affascinante, critico e nuovo del clima artistico dell'Impero Russo di fine '800 di cui facevano parte tra l'altro anche artisti italiani. Infatti “sopratutto tra gli anni Ottanta e Novanta dell'Ottocento arrivò a San Pietroburgo una pleiade di ballerine italiane, per lo più provenienti dalla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. Inizialmente si esibivano nei teatri estivi dei parchi intorno alla città”, però, “l'eccezionale virtuosismo e la tecnica fortissima, caratteristiche della scuola italiana, le facevano presto diventare beniamine dei ballettomani pietroburghesiin trasferta, che grazie alla loro influenza sulle scelte artistiche dei Teatri Imperiali riuscivano ad imporne l'ingaggio sulle scene del Teatro Mariinskij. Nonostante la resistenza del direttore dei Teatri Imperiali e dello stesso Petipa, che con una certa altezzosità le ritenevano minacce all'eleganza e allo stile della scuola russa” ricorda la curatrice Bonelli.

Quello che Petipa non apprezzava era il loro “acrobatismo circense”, ma “poiché era sempre molto attento ad accontentare il pubblico, che si divertiva dinnanzi a tali prodezze, ne fece le prime protagoniste dei suoi più celebri balletti”.

Lavorando all'edizione italiana delle Memorie di Marius Petipa, la curatrice ha riservato una grande e minuziosa attenzione allo studio fonti creando un'opera completa nata dall'integrazione dell'edizione pietroburghese del 1906 con il manoscritto originale pubblicato in francese e impreziosito da note dettagliate e approfondite, documenti (come il ricordo della figlia di Marius, Vera Petipa) e da un indice cronologico dei balletti e delle danze.  

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