BerlusPutin, giano bifronte

Foto: Michail Guterman 

Foto: Michail Guterman 

L'esplosiva pièce ideata da Dario Fo sullo stretto rapporto tra l'ex premier italiano e il rieletto Presidente russo è arrivata a Mosca, con delle rivisitazioni locali

In Italia, dove la pièce è stata scritta (o meglio, vi è stata scritta la prima versione, Il cervello di Putin), lo spettacolo è stato messo in scena in un piccolo teatro ed è stato ripreso da una piccola emittente televisiva privata. Quando l’emittente ha mandato in onda lo spettacolo, le autorità hanno inscenato un guasto tecnico (più di questo non hanno potuto fare, trattandosi di un canale privato), e gli spettatori non hanno potuto ascoltare l’audio del programma. Il giorno dopo, il rating dell’emittente televisiva è triplicato. Va detto anche che l’autore de Il cervello di Putin è il premio Nobel Dario Fo, che è anche interprete dello spettacolo insieme a sua moglie Franca Rame.

 

La storia dell’origine dello spettacolo è stata raccontata da Mikhail Ugarov, che naturalmente non poteva lasciarsi scappare un boccone così appetitoso. Ora BerlusPutin è in scena a Mosca. Il soggetto teatrale ha fatto un chiasso assordante, come un petardo cinese: durante una visita dell’amico Silvio al suo amico Vladimir Vladimirovich viene compiuto un attentato contro il premier russo, ma nella confusione vengono colpiti entrambi i politici: a ciascuno di loro rimane un solo emisfero cerebrale.

 

I chirurghi riuniscono i due emisferi nella testa di Vladimir Putin, e qui entra in gioco una legge matematica: due fattori di segno negativo danno un risultato positivo. Il premier così ottenuto ha perso sì la memoria, però… è diventato buono. Viene chiamata la moglie di Putin, Ljudmila Aleksandrovna, per fare ricordare al premier il suo passato. Queste circostanze fantastiche sono il pretesto per una “provocatoria improvvisazione” a cui devono dar vita un giovane regista radicale e un’attrice famosa che ha firmato un contratto rischioso senza averlo letto con attenzione. L’attrice è interpretata da Evdokija Germanova, il regista da Sergej Epishev, che ha anche altri ruoli, tra cui quello di BerlusPutin.

 

Ciò che vediamo è dunque un teatro nel teatro, e per giunta di improvvisazione. Probabilmente l’influenza di Dario Fo nella versione russa è limitata allo spunto iniziale, perché il prosieguo dello spettacolo è un così audace insieme di realia, di dicerie e di segreti tratti dalla storia dell’ultimo decennio che si stenta a credere che il grande maestro italiano possa essere così ben informato sulla nostra politica. Ci sono le giornate di clausura di Ljudmila Putina, la morte in circostanze misteriose di Anatolij Sobchak, l’inchiesta insabbiata chiamata XXX442 e l’insana passione di Vladimir Putin di mettere in mostra i suoi muscoli ormai avvizziti; l’ipocrisia del monarcae il comportamento pusillanime dei suoi creatori, che sono liberali solo fin quando non arriva il momento di fare qualcosa pubblicamente, etc.

 

Si tratta insomma, come si è detto, di una “provocatoria improvvisazione”. La trama non è rigidamente prestabilita. Probabilmente, l’ulteriore elaborazione dello spettacolo (la regia è di Varvara Faer) dipenderà direttamente dalla cronaca quotidiana. BerlusPutin rimane in territorio teatrale grazie alla recitazione di Sergej Epishev e di Evdokija Germanova. Epishev, che è noto per il suo impegno civile (Sergej è stato interprete dei primissimi filmati del nascente “movimento bianco”), ce lo si poteva immaginare sul palcoscenico annerito e logoro del teatro Teatr.doc, sebbene le sue straordinarie qualità di attore abbiano dettato ai registi tutt’altre immagini. Ma Evdokija Germanova con il suo talento di clown grottesco sembra quasi un angelo caduto dal cielo. Nel suo personaggio si mescola di tutto: la paura di una donnetta non più giovane di fronte al potere e la paura di un’attrice che sta invecchiando di fronte al declino della propria carriera, un cocktail esplosivo fatto di sete di denaro/di gloria e della voglia di svelare i retroscena di un complotto planetario.

 

In questo duetto (che sia degli attori o dei loro personaggi, è assai difficile distinguerli) traspare l’allegra, coraggiosa, liberatoria disperazione di persone che hanno deciso, per così dire, di respirare a pieni polmoni almeno prima di morire. C’è un’attrazione quasi infantile per il frutto proibito, rappresentato da un teatro politico, di piazza, che non si cura affatto dei gusti né della decenza: sarà anche acerbo, sporco, lega i denti, ma è così ricco di vitamine! Peccato solo che il finale dello spettacolo sia uno scherzo fin troppo evidente: si scopre che a riprendere questo film provocatorio è Hillary Clinton in persona. Il Dipartimento di Stato Usa non dorme mai.

 

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