Shopping idratante sotto casa

Mosca vista dal basso di un'italiana. I post
Credit: Niyaz Karim

15 gennaio 2012

Cosa ci faranno all’acqua di Mosca per renderla così? Basta una sola doccia per sentire la pelle che inizia a tirare come una fionda, per poi iniziare a seccarsi e a squamarsi se per giorni non si interviene con litri di crema.

Ma ahimè, anche usando i migliori prodotti di questo mondo, il risultato è piuttosto scadente. Le braccia si rinsecchiscono, la faccia tira, per non parlare delle mani che diventano prugne essiccate al sole.

Insomma, in una sola settimana si è squamata l’abbronzatura di un’intera estate. L’unica cosa che poteva darmi un po’ di soddisfazione in questo paradiso di bionde mozzafiato dalla carnagione però pallidina. Che a loro dona. A me non troppo.

E così nel giro di pochi mesi ho iniziato a risollevare gli affari del negozio di cosmetica sotto casa, dove sono accatastati in maniera piuttosto disordinata trucchi da pochi soldi, rotoli di carta igienica e creme prodotte in Ucraina. Le migliori, secondo la commessa del negozio.

Dietro al bancone infatti, una signora di mezza età, perlopiù imbronciata e di poche parole, mi riceve puntualmente senza accogliemi con troppo entusiasmo. Quando mi vede entrare, risponde con uno scontroso cenno della testa al mio saluto che si fa ogni volta più amichevole, trovandoci quasi gusto nella sensazione di darle fastidio al mio ingresso.

Ormai è un rapporto di amore e odio il nostro: io entro, la saluto calorosamente. La riempio di domande ogni qualvolta un prodotto attira la mia attenzione, che sia uno smalto da 50 rubli o le strisce depilatorie di una marca sconosciuta. Lei si scoccia nel rispondermi: poche frasi, secche, per troncare il discorso nel nascere.

Così porto al bancone la mia crema, quella ucraina che mi aveva consigliato tempo addietro in un momento di generosa loquacità. Pago e la saluto con un sorriso da un orecchio all’altro. Nessuna risposta, la donnetta mi ignora perdendosi a sistemare le sue cose dietro al bancone.

E io me ne vado, divertita da una scena che si ripete ormai tutte le settimane, facendomi strappare sempre lo stesso buffo sorriso.

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