Presidenziali, pensando al day after

Vignetta di Sergei Yolkin

Vignetta di Sergei Yolkin

Alla vigilia delle elezioni Russia Oggi ha chiesto a un gruppo di esperti e analisti politici quale saranno gli scenari che si apriranno nella Federazione dal 5 marzo 2012

Con le elezioni presidenziali in corso, l’opinione pubblica si dimostra ancora divisa su quale sarà il futuro politico della Russia. Russia Oggi si è rivolta a un gruppo di esperti e rappresentanti di forze politiche diverse per capire se vi sarà un’altra ondata di proteste e un aumento della tensione o se invece saranno possibili altri scenari.

Elena Panfilova, presidente di Transparency International-Russia

Il fatto che l’opposizione abbia fissato una manifestazione per il lunedì successivo alle elezioni, il 5 marzo 2012, dimostra che difficilmente le autorità adotteranno dei provvedimenti severi per ostacolarla. Il potere ha quantomeno già iniziato il dialogo con i cittadini e si è dimostrato disposto a fare delle concessioni. Anche se ciò sostanzialmente non cambia l’intera situazione politica, va in ogni caso interpretato come un buon segno. 

Gregory Fiefer, corrispondente di Radio Liberty ed esperto di relazioni Stati Uniti-Russia

A essere sincero non so che cosa aspettarmi dopo le elezioni, potrebbe succedere qualsiasi cosa, anche se dubito che ci sarà una rivolta sulla stregua delle proteste e agitazioni che hanno scosso il mondo arabo ed escludo la possibilità di una guerra civile. I manifestanti che si oppongono a Putin richiedono, in modo semplice e inoppugnabile, un cambiamento graduale che potrebbe sgretolare la natura chiusa del suo governo, aprendo la strada alla libera concorrenza in ambito politico. Lo scenario più probabile è un’incessante lotta per il futuro della nazione. Le recenti azioni del premier hanno minato la sua immagine cruciale di leader forte, un ingrediente chiave della cultura politica tradizionale che egli stesso aveva ripristinato in Russia. Ad ogni modo la sua autorità sarà appoggiata da un gruppo di fedeli “compari” operanti nel cuore del sistema economico-politico e rinsaldata da potenti servizi di sicurezza e una cultura di corruzione dilagante che coinvolge sia un gruppo piuttosto numeroso di burocrati che diversi semplici cittadini, e che richiederebbe cambiamenti radicali nella condotta della società.  Molto dipende da quanto tempo Putin abbia intenzione di rimanere al potere e se l’élite politica ed economica si convincerà che la propria sicurezza sarebbe garantita in modo migliore da un nuovo leader. In un’intervista recente, il primo ministro ha dichiarato di voler candidarsi nuovamente nel 2018.

Vladimir Kashin, vicepresidente del Partito Comunista russo

Il problema è piuttosto serio, ma difficilmente si arriverà allo scontro civile. Molto dipenderà da come si svolgeranno le elezioni: rimane da vedere se ci saranno nuovamente delle manomissioni e in tal caso se i brogli saranno resi pubblici. La situazione è alquanto complicata e, sfortunatamente, le autorità non capiscono che solo attraverso delle elezioni giuste e un potere legittimo si potrà evitare il malcontento della popolazione. Progettano di orchestrare le falsificazioni durante le elezioni… e non capiscono che ciò potrebbe portare a conseguenze imprevedibili come avvenne negli anni ‘90. È necessario porre fine all’illegalità per evitare che si verifichino disordini pubblici che potrebbero scuotere nuovamente il Paese. Abbiamo bisogno di un potere legittimo che venga riconosciuto non solo dal nostro Paese ma dal mondo intero.

 

Gennadj Gudkov, deputato della Duma di Stato russa, partito Russia Giusta

La guerra civile non dipende dalle elezioni bensì dalla reazione inadeguata delle autorità. E le autorità del nostro Paese si dimostrano incapaci di rispondere in modo adeguato all’indignazione e alle manifestazioni della società civile, rimasta per più di venti anni ai margini della vita politica. Viste le circostanze, qualsiasi scenario politico risulta possibile, considerando che la maggior parte della popolazione è stanca di vivere di bugie, promesse mancate e mezzi di comunicazione controllati dallo Stato. Se assisteremo o meno a uno scontro, tutto dipenderà dalla condotta delle autorità. Tutte le rivoluzioni sono orchestrate dal potere. E Vladimir Putin è il più grande rivoluzionarista della Russia. Potrebbe scatenare una rivoluzione se non instaura un dialogo con i cittadini.   

Dmitri Iljushin, vicepresidente del partito Yabloko dell’opposizione

Vista l’attitudine discriminatoria dimostrata dal partito Yabloko nei confronti del candidato alle presidenziali, le elezioni potrebbero sfociare in disordini pubblici. Sebbene le autorità abbiano ascoltato i cittadini, continuano a non soddisfare le loro richieste. Ci potranno essere altre proteste, ma non una rivoluzione: la gente non vuole soffrire un altro sconvolgimento politico. Temo che le autorità potrebbero provocare i disordini pubblici in modo da creare un pretesto per poi schiacciare l’opposizione come è accaduto in Bielorussia.

Valentina Matvienko, presidente del Consiglio della Federazione russa, in un’intervista a Kommersant.ru 

Abbiamo assistito agli sconvolgimenti politici della storia quando i radicali volevano che il Paese venisse scosso. È necessario parlarne per essere prudenti e cauti. Le autorità e le forze dell’ordine dovrebbero adottare tutte le misure necessarie per prevenire eventuali violazioni della legge e atti di violenza. Al giorno d’oggi le autorità non impediscono ai cittadini di scendere in piazza ed esprimere i loro punti di vista. Inoltre, il Presidente si è persino incontrato con l’opposizione “non-sistemica”, ha ascoltato e preso in considerazione le sue richieste. E come potete vedere tutto è avvenuto in modo decoroso. I canali televisivi hanno trasmesso le manifestazioni e hanno dato alla gente la possibilità di farsi sentire. Questa è la democrazia civile, e dovremmo incoraggiarla. Ma se le manifestazioni si dimostrano provocatorie sin dall’inizio, le autorità dovrebbero agire in accordo con la legge.  

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta