Fiat-Sberbank, c'è l'intesa

Foto: Itar-Tass

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Il gruppo automobilistico torinese e la prima banca di Russia hanno siglato una lettera d’intenti per la produzione di modelli jeep nella Federazione. Il commento di Giuseppe Berta, economista e massimo esperto italiano del Lingotto

La Fiat torna a puntare sulla Russia. Il gruppo automobilistico torinese ha infatti annunciato di aver firmato una lettera di intenti con Sberbank per la produzione e distribuzione di vetture e veicoli commerciali leggeri nella Federazione. La banca russa sarebbe intenzionata a finanziare il progetto e inoltre ad acquisire una partecipazione del 20 per cento della joint venture.

Le parti sono attualmente al lavoro per finalizzare l’accordo che dovrebbe portare entro il 2013 all'avvio della produzione della nuova jeep e che in un secondo tempo potrebbe allargarsi per includere anche altri modelli e motori, che saranno prodotti e assemblati in loco. L’intesa prevede una capacità produttiva di 120.000 veicoli, per un investimento massimo di 850 milioni di euro.

Una strategia che, come ha confermato lo stesso amministratore delegato Sergio Marchionne, punta a rafforzare la presenza del gruppo nei Paesi emergenti come la Russia, un mercato in netta ascesa e che potrebbe superare a breve il giro d’affari di altri mercati, quello tedesco su tutti, ma anche l’Asia, dove la Fiat sta valutando la possibilità di formare future alleanze con Suzuki e Mazda. Una scelta influenzata probabilmente anche dalle prospettive negative per il settore automobilistico europeo nel 2012, visto che, secondo le stime di Federauto, le immatricolazioni nel mese di febbraio 2012 hanno registrato un crollo del 35,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011.

Dell'intesa abbiamo parlato con Giuseppe Berta, storico dell’industria, economista della Bocconi e profondo conoscitore delle vicende Fiat, per cercare di capire meglio quali scenari questo accordo apre per il futuro dell’azienda torinese.

Giuseppe Berta (Foto:Ufficio stampa Bocconi)

Professore, cosa è cambiato oggi rispetto alle scelte passate della Fiat che, per esempio, qualche anno fa decise di abbandonare il mercato russo?

La spiegazione va cercata nella flessione del mercato europeo che dal 2007 al 2011 ha perso oltre 2,5 milioni di vetture e che quindi sta spingendo la Fiat a rivolgersi ai Paesi emergenti, come la Russia, che sono anche i più promettenti per il mercato dell’auto. Il gruppo torinese ha infatti perso più di un'occasione negli altri Bric, fallendo tutti i tentativi di conquistare un ruolo da protagonista sui mercati emergenti, e sta cercando ora di accelerare su questo fronte.

Quanto conta questo accordo nell’assestamento del gruppo Fiat-Chrysler?

Secondo le fonti, l’azienda americana, di cui Fiat detiene il 58,5 per cento, potrebbe partecipare al progetto come investitore e concedere la licenza per la produzione di alcuni suoi modelli. Questo accordo, insieme ad altri, potrebbe migliorare il problema di presenza internazionale per il gruppo torinese, contribuendo anche a consolidare l’unione con la Chrysler.

Quali sono, a suo avviso, gli scenari futuri per il gruppo italiano dopo questo passo?

La Fiat cercherà sicuramente di rendere più completa la sua presenza a livello internazionale, tramite l’espansione su mercati diversi e articolati. In questo senso, credo che sia necessario rafforzare la presenza sul mercato asiatico, colmando il vuoto di cui la Fiat soffre in Asia tramite un accordo con Mazda e Suzuki. Ma il rilancio del gruppo passerà sicuramente anche attraverso il recupero di presenza sul mercato russo che promette una crescita significativa. Infine, Marchionne ha sempre dichiarato di non voler rinunciare all’Europa dove però occorre razionalizzare la capacità produttiva e tagliare i costi di sviluppo e produzione. 

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