Disarmo, la risposta asimmetrica di Putin

Foto: Itar-Tass

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Per la prima volta il primo ministro ha proposto di adottare una strategia multilaterale nei negoziati sugli armamenti nucleari

Dopo la visita alla città di Sarov, patria della bomba atomica sovietica, nella regione di Nizhnij Novgorod, Vladimir Putin, in un incontro con alcuni politologi, ha rilasciato una forte dichiarazione. In risposta alla domanda se la Russia sia in grado di opporsi a eventuali iniziative degli Stati Uniti nell’ambito del disarmo, il premier ha sottolineato che “i passi successivi dovranno assumere un carattere condiviso e dovranno essere definiti coinvolgendo tutte le potenze nucleari”.

Per la prima volta Putin propone di adottare un formato multilaterale nei negoziati sulle armi strategiche e altri aspetti più pericolosi e delicati nell’ambito degli armamenti. È possibile che questa sia la “risposta asimmetrica” di Mosca, non nel campo tecnico-militare, bensì in quello diplomatico.

In passato i negoziatori sovietici avevano già richiesto di tenere in considerazione il potenziale atomico di Gran Bretagna e Francia. Ora anche la Russia è giunta a questa idea. Ecco che cosa ha scritto a questo proposito, sulle pagine di Mezhdunarodnaja Zhizn, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov: “I tagli alle armi strategiche offensive, intrapresi da Russia e Stati Uniti, segneranno la nascita, in tempi brevi, di una situazione qualitativamente nuova nell’ambito del disarmo nucleare. Inoltre la riduzione del divario quantitativo tra gli arsenali dei nostri Paesi e degli altri membri del club dell’atomo porterà inevitabilmente al fatto che i potenziali atomici di questi Stati non potranno più restare al di fuori del processo di ulteriori riduzioni concordate”.

Lavrov ha sottolineato a questo riguardo che “sta maturando sempre di più la necessità di ampliare il processo del disarmo nucleare, attribuendo a quest’ultimo un carattere multilaterale”. Vi è una ragione precisa dietro alla dichiarazione di Putin. Come riportava a metà febbraio 2012 il quotidiano Washington Post, la Casa Bianca ha dato indicazione di elaborare delle opzioni per un nuovo accordo sulla riduzione degli armamenti strategici di Stati Uniti e Russia.

Secondo l’agenzia Associated Press, la Casa Bianca sta valutando la possibilità di tagli potenzialmente più profondi agli armamenti nucleari a lungo raggio d’azione, compresa la possibilità di portare il numero delle testate intercontinentali tra le 1100 e 300-400 unità. “Sarebbe il livello più basso sin dai primi anni della Guerra Fredda”, osserva l’agenzia. Al momento il limite massimo è di 1550 testate per ciascun Paese.

Il problema, a quanto pare, è che nella seconda metà di maggio 2012, subito dopo l’investitura, il Presidente russo dovrà partecipare al summit del G8 di Chicago. Contemporaneamente si svolgerà anche il prossimo vertice Nato ed è probabile inoltre che venga convocato un vertice del Consiglio Nato-Russia, anche se per ora non è stata presa una decisione definitiva a riguardo: rimangono ancora troppo pronunciate le divergenze in merito al sistema di difesa antimissile statunitense in Europa.

Eppure, i vertici Nato, per non parlare del G8, rappresentano un’ottima opportunità per Mosca di avanzare nuovamente la sua posizione riguardo allo scudo missilistico e di descrivere le possibilità di una “risposta asimmetrica” forzata nella sfera tecnico-militare, che potrebbe costituire il preludio per una nuova corsa agli armamenti. Tutto potrebbe diventare un “regalo” poco gradito per Obama alla vigilia delle elezioni presidenziali statunitensi. In questo caso la proposta degli Stati Uniti di ulteriori riduzioni alle armi strategiche offensive compensa almeno l’ardore polemico di Mosca e in gran parte rianima l’idea di Obama sulla completa eliminazione delle armi nucleari, per cui il Presidente statunitense ha ricevuto il premio Nobel per la Pace.

Mosca non sarebbe contraria, ma Putin a Sarov ha delineato almeno due condizioni. La prima è un approccio integrato, che prenda, cioè, in considerazione tutti i tipi di armi strategiche: non nucleari, armi nucleari tattiche, di precisione e così via. Ma il punto più importante è che Mosca ora è disposta a negoziare solo su basi multilaterali, vale a dire, solo con la partecipazione di tutte le potenze nucleari ufficiali: Gran Bretagna, Francia e Cina.

Ciò modifica radicalmente il processo di negoziazione, attribuendo responsabilità a tutte le potenze nucleari coinvolte, sia per quanto riguarda gli accordi sullo scudo antimissile che per quanto riguarda le armi nucleari tattiche. In merito alla Repubblica Popolare Cinese, in una recente conferenza stampa, il direttore dell’Istituto degli Stati Uniti e del Canada, Sergej Rogov, discutendo sulla situazione strategica nel mondo, ha dichiarato: “È chiaro che la pianificazione degli Stati Uniti presuppone un disarmo della Cina, e che i restanti missili saranno intercettati dai sistemi di difesa missilistici dislocati in Alaska e in California”.

A questo proposito, l’esperto, molto vicino al Cremlino ha velatamente richiamato la Cina per non aver ancora aderito al dibattito sullo scudo missilistico. A quanto pare, il formato multilaterale dei negoziati per il disarmo nucleare, su cui insiste ora Putin, comporta una polarizzazione più pronunciata sulla scena mondiale, in cui Russia e Cina si trovano a sostenere una posizione comune, come sta già accadendo nella discussione delle questioni siriane e iraniane.

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