Le due facce di Mosca

Mosca vista dal basso di un'italiana. I post
Credit: Niyaz Karim

19 dicembre 2011

Mosca talvolta è una città che mette paura. Si nutre di diffidenza e la risputa fuori sotto forma di indifferenza. La cordialità delle persone conosciute si scontra con la cecità degli estranei, cui fa più comodo voltarsi dall'altra parte pur di affrontare la miseria che spesso si incontra nelle grandi metropoli. Potrebbe essere una Milano al quadrato per certe situazioni; anzi, una Milano al cubo.

 

Ma quando dico che Mosca talvolta mette paura, lo dico guardando quelle anziane signore dai capelli bianchi e dalle gonne consunte che allungano la mano ai passanti chiedendo qualche moneta. Senza ricevere nulla. E immagino il volto di mia nonna in mezzo a quelle signore la cui pensione minima non permette di certo di arrivare alla fine del mese, costringendole a sostare così, davanti alla folla in movimento, mostrando con dignità la loro miseria.

 

Mosca mette paura nel vedere una donna cadere e nessuno che la aiuti a rialzarsi nella foga dell'ora di punta, quando tutti spingono e nessuno (o quasi) chiede scusa.

 

Foto: Sergey Pyatakov/RIA Novosti

 

E mette altrettanto a disagio di fronte a quella ragazza pallida buttata su una panchina della Belorusskaja: una ragazza come tante, jeans e unghie dipinte di rosa, forse appena uscita dall'università e pronta per andare in piscina o al corso di piano. Eppure nessuno ha prestato attenzione a quella ragazza accasciata, evidentemente vittima di chissà quale malore, ignorata così come vengono impietosamente ignorati i mendicanti o gli ubriaconi.

 

L'indifferenza della vorticosa metropoli spaventa e diffonde un senso di impotenza. Che si scontra con la cordialità dei singoli russi, di amici e conoscenti, che fuori dai tentacoli metropolitani si rivelano persone squisite. Di una squisitezza aliena nell’indifferenza di una città che chiude gli occhi, e preferisce non guardare.

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