San Pietroburgo omofoba?

Foto: Itar-Tass

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Una proposta di legge contro l'omosessualità coinvolge una delle mete più popolari della Russia, sollevando molte polemiche. Al via una petizione internazionale on line

L’industria turistica di San Pietroburgo, seconda città della Russia nonché una delle destinazioni più popolari della Federazione, potrebbe presto risentire degli effetti di un disegno di legge contro i gay che i legislatori locali si stanno preparando ad approvare, malgrado le proteste.

Una campagna internazionale lanciata on line esorta i turisti stranieri ad avvertire Georgy Poltavchenko, governatore di San Pietroburgo, di essere pronti a boicottare la città, il cui parlamento (“Assemblea legislativa”) ha presentato una proposta di legge che mira a proibire la “promozione verso i minori di sodomia, lesbismo, bisessualità, e transessualità”.

“Se questa proposta sarà approvata non andrò più a San Pietroburgo, e inviterò tutti i miei amici e conoscenti a fare altrettanto”, si legge sulla petizione, promossa da AllOut.org: un’affermata organizzazione che si batte per la promozione dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (lgbt).

Secondo gli oppositori, la proposta (che non specifica cosa s’intenda per “promozione”), nel caso venisse approvata potrebbe essere arbitrariamente impugnata per proibire qualsiasi manifestazione pubblica di omosessualità, comprese quelle legate all’arte, ai film, alla letteratura, ai mezzi di comunicazione e alle manifestazioni e alle proteste del gay pride. Gli oppositori sottolineano inoltre che la “promozione” di attività considerate legali non può essere punita e che proprio per questo motivo la Duma statale nel 2006 bocciò una proposta di legge analoga.

Eppure, malgrado tutte le proteste e le critiche (sollevate tra l’altro da personaggi di rilievo internazionale della politica e della cultura, quali il segretario di Stato Usa Hillary Clinton e l’attore e autore britannico Stephen Fry), l'8 febbraio 2012 la proposta ha superato una seconda lettura, ricevendo l’appoggio di trenta dei quarantanove deputati presenti. Adesso si teme che il 29 febbraio 2012, data in cui si riunirà la prossima Assemblea legislativa, il disegno di legge possa superare la terza – e definitiva - lettura.

Vitaly Milonov, autore della proposta nonché vice del partito di maggioranza Russia Unita e presidente del Comitato legislativo dell’Assemblea legislativa, ha recentemente ceduto a una delle richieste degli attivisti, indicendo una pubblica assemblea alla quale ha invitato diversi oppositori.

La comunità gay però non ha salutato con ottimismo tale iniziativa. Nei giorni scorsi Igor Kochetkov, direttore di Vykhod (Coming out), un gruppo per la difesa dei diritti lgbt, ha affermato che tale riunione avrebbe il solo scopo di “dimostrare che [l’Assemblea legislativa] presta formalmente ascolto alle rimostranze del pubblico”.

“La riunione potrebbe non avere alcun effetto sull’approvazione della proposta”, ha affermato Kochetkov. “Questa infatti è già passata due volte malgrado il parere negativo del Comitato legale, che ha fatto notare come i suoi termini siano estremamente vaghi e in alcuni casi – come per sodomia,  lesbismo e transessualità – non definiti dalla legge”. “Se non ascoltano i loro stessi avvocati, non possiamo escludere che ignoreranno le opinioni degli esperti. Da un punto di vista formale però, potranno dire di aver tenuto un’assemblea pubblica”.

Prima della seconda lettura dell’8 febbraio 2012, i legislatori hanno aggiungere al disegno di legge anche “la deliberata e incontrollata distribuzione pubblica di informazioni potenzialmente dannose per la salute delle persone e lo sviluppo morale e spirituale dei minori, ivi compresa la formazione di idee contorte riguardo all’equivalenza sociale tra rapporti coniugali di tipo tradizionale e non tradizionale”.

Simili “reati” potrebbero essere puniti con multe che ammontano a 5.000 rubli per gli individui, 50.000 per i pubblici ufficiali e a una cifra compresa tra 250.000 e 500.000 rubli per le attività commerciali.

Se approvata in terza lettura, la proposta dovrà essere sottoscritta dal governatore Poltavchenko, considerato un ardente sostenitore della Chiesa cristiana ortodossa, prima di entrare in vigore come legge.

Secondo Kochetkov, la proposta – emersa per la prima volta durante la campagna elettorale per la duma statale del 4 dicembre 2011 e riapparsa all’inizio di febbraio 2012, quando la campagna presidenziale era già in pieno svolgimento – rappresenta una trovata elettorale delle autorità, che sperano in questo modo di conquistare il cuore degli elettori più conservatori.

Milonov stesso non ha negato l’agenda politica all’origine della proposta, e stando a quanto riportato lo scorso novembre dal settimanale locale Gorod-812 avrebbe detto: “Adesso tutto sarà più chiaro: chi è contro gli omosessuali sta con Russia Unita, e chi sta con gli omosessuali è contro di noi”.

Il disegno di legge ha ricevuto il sostegno di diversi gruppi nazionalisti e religiosi. In un articolo apparso sul sito dell’organizzazione nazionalista cristiana ortodossa Narodny Sobor (Assemblea del popolo), Anatoly Artyukh, presidente di una branca locale della stessa organizzazione, ha definito la proposta di legge “il primo passo verso la reintroduzione in Russia dell’azione penale contro l’omosessualità”.

In Russia la legge sovietica che puniva l’omosessualità maschile con il carcere fu abrogata nel 1993, durante la presidenza di Boris Eltsin.

Nell’opporsi alla proposta di legge gli attivisti dei diritti gay e civili hanno avanzato anche dei paralleli con la persecuzione dei gay nella Germania nazista. Durante un picchetto organizzato l’8 febbraio 2012 a piazza Sant’Isacco, nei pressi dell’Assemblea legislativa, Kochetkov teneva un cartello sul quale si leggeva: “Anche Hitler iniziò introducendo le leggi contro i gay”. La protesta però è durata solo pochi minuti, ed è stata interrotta dalla polizia e dall’arresto di sei attivisti.

La proposta di legge di San Pietroburgo è stata criticata dal dipartimento di Stato Usa, dal Ministero degli Esteri britannico, dal Consiglio d’Europa e dal Parlamento Europeo, oltre che da diverse organizzazioni per i dritti umani, tra cui Amnesty International.

Leggi analoghe sono state approvate nel 2005 nel Ryazan Oblast e nel 2011 in Arkhangelsk. A novembre 2011 Valentina Matviyenko, presidente del Consiglio della Federazione Russa, ha proposto che la “promozione dell’omosessualità” sia messa al bando in tutta la nazione.

Sergey Chernov scrive per The St. Petersburg Times

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