Putin nel mirino

RIA Novosti / Alexei Druzhinin

RIA Novosti / Alexei Druzhinin

I servizi segreti di Russia e Ucraina hanno scoperto i preparativi in corso di un attentato ai danni dell'attuale primo ministro della Federazione. Due arresti

Il ceceno Adam Osmaev e il cittadino kazaco Ilja Pjanzin, arrestati a Odessa, stavano preparando un attentato contro il premier russo Vladimir Putin da compiere subito dopo le elezioni presidenziali, come ha reso noto l’emittente televisiva Pervyj kanal. Gli arrestati hanno confessato il loro piano e hanno rivelato l’ubicazione di un nascondiglio a Mosca in cui erano conservati i componenti di un ordigno esplosivo, tra cui alcuni detonatori. L’esplosivo (delle mine anticarro) era già stato trasportato nella capitale ed era stato nascosto nella zona del Kutuzovskij Prospekt.

Foto: 1tv.ru

I due attentatori (Foto: 1tv.ru)

Adam Osmaev, su cui pendeva un mandato di cattura internazionale e che è stato arrestato dalle forze speciali ucraine, ha dichiarato che la preparazione dell’attentato era già conclusa, e che il progetto era quello di far saltare la scorta governativa con il premier. Si è detto che i terroristi avrebbero ricevuto istruzioni dal capo degli estremisti ceceni Doku Umarov. Adam Osmaev era ricercato con un mandato internazionale  di cattura dal 2007, quando era stato arrestato insieme a una banda di ceceni per l’organizzazione di un attentato a Mosca contro il leader ceceno Ramzan Kadyrov. Non era stato possibile però dimostrare subito la colpevolezza di Osmaev, rilasciato dietro cauzione; approfittando dell’occasione, Osmaev si era trasferito in Gran Bretagna.    

Nel 2011 però si sono messi in contatto con lui gli uomini del leader dei guerriglieri nord-caucasici Doku Umarov e gli hanno proposto di organizzare un nuovo attentato terroristico. Grazie a documenti falsi Osmaev è arrivato in Ucraina, dove lo hanno raggiunto dagli Emirati Arabi un altro ceceno, Ruslan Madaev, e Ilja Pjanzin, originario del Kazakhstan. Hanno preso un appartamento in affitto, e, secondo le dichiarazioni di Pjanzin, hanno cominciato a studiare come preparare e adoperare gli ordigni esplosivi. 

Durante una seduta di addestramento, nei primi giorni di gennaio 2012, una bomba è esplosa in mano a Madaev causandone la morte.  Pjanzin è rimasto ferito e ha riportato delle ustioni. Osmaev non era presente al momento dell’esplosione nell’appartamento; quando ha saputo dell’accaduto si è nascosto a Odessa.

Inizialmente i vigili del fuoco hanno pensato che l’esplosione nell’appartamento fosse stata causata dal gas, ma a un esame più approfondito sono state rinvenute tracce di esplosivo. Pjanzin, per parte sua, quando si è ripreso ha fornito informazioni agli agenti del Servizio di sicurezza ucraino (Sbu), rivelando che si stava preparando un attentato al premier russo. Secondo quanto dichiarato da Pjanzin, l’attentato avrebbe dovuto essere compiuto poco dopo le elezioni presidenziali. L’attentatore avrebbe dovuto essere un kamikaze, e per questo ruolo si stava addestrando Madaev.

Gli agenti dell’Sbu hanno informato i colleghi russi dell’Fsb (Servizi Federali di Sicurezza); questi ultimi hanno interrogato le proprie banche dati riguardo Madaev e Osmaev e hanno appurato che esisteva un collegamento con i guerriglieri ceceni. Adam Osmaev è stato arrestato dagli agenti dell’Sbu il 4 febbraio 2012, quando suo padre è andato a trovarlo a Odessa, partendo dalla Russia. Pare che i due ceceni siano stati rintracciati grazie alle chiamate effettuate dal telefono cellulare di Osmaev padre. Gli inquirenti stanno accertando se anche quest’ultimo abbia preso parte al complotto.

A Osmaev figlio è stato invece sequestrato un computer portatile contenente i filmati dei passaggi della scorta governativa che accompagna Vladimir Putin; grazie alle sue rivelazioni è stato scoperto il nascondiglio dell’esplosivo a Mosca. Si è poi saputo che l’esplosivo era rimasto lì dal 2007, quando i guerriglieri avevano programmato di far saltare in aria Ramzan Kadyrov il 9 maggio dello stesso anno, con delle auto Zigulì imbottite di mine. Ricordiamo che dei tre ceceni imputati per questo tentativo di attentato il tribunale di Mosca nel 2009 ne ha condannato uno solo, Lors Hamiev. Per la preparazione dell’attentato Hamiev è stato condannato a otto anni di reclusione in regime di carcere duro. Un altro degli imputati, Umar Batukaev, per detenzione illegale di armi e utilizzo di documenti contraffatti è stato condannato a cinque anni; il terzo, Ruslan Musaev, è stato invece assolto. In seguito Musaev è riuscito a ottenere la riabilitazione e un indennizzo per l’ingiusto coinvolgimento nell’azione penale.  

Gli esperti intervistati da dp.ru ritengono che non sia un caso se questa storia è venuta alla ribalta proprio a una settimana dalle elezioni del 4 marzo 2012. I terroristi sono stati catturati all’inizio dell’anno, ma si è parlato di loro solo adesso, come fa notare il direttore dell’Istituto Internazionale di ricerche politiche Evgenij Minchenko. Egli ricorda anche che nello stesso giorno della notizia è stato pubblicato l’ennesimo intervento programmatico di Vladimir Putin, dedicato alla politica estera e alle minacce internazionali. Minchenko ritiene che sia cominciata una mobilitazione dei sostenitori di Putin.

“Che cosa facessero i terroristi ceceni in Ucraina non è del tutto chiaro”, osserva il direttore dell’Istituto per i problemi della globalizzazione Mikhail Deljagin. Il messaggio che si vuole suggerire con questo episodio, a suo parere, è questo: “Se dei malvagi criminali compiono un attentato contro Putin significa che Putin è buono”.    

“Tutta la campagna elettorale di Putin si basa sulla costruzione della percezione di una minaccia esterna da parte della popolazione”, dice il direttore del Centro di ricerche per la modernizzazione dell’Università Europea di San Pietroburgo Dmitri Travin. Ai cittadini russi vengono presentati come potenziali pericoli l’America, il terrorismo internazionale e i nemici interni.

Gli esperti non escludono che stia per arrivare un “giro di vite” all’insegna della lotta a terroristi. “Mi torna subito in mente la storia dell’omicidio di Kirov, – dice Travin. – Voglio sperare che questa volta sia tutta una farsa, e che non si ripetano gli avvenimenti degli anni ’30”.  

La cosa interessante è che esattamente 4 anni fa, il 2 marzo 2008, sui mass media era apparsa la notizia di un attentato sventato ai danni di Putin, che all’epoca era ancora il Presidente della Russia. Era stato fermato un cittadino tagiko armato di fucile. In seguito però i servizi segreti non avevano confermato la notizia che fosse in preparazione un attentato. Inoltre, nel 2000 i servizi segreti ucraini erano entrati in possesso di informazioni circa l’organizzazione di un attentato contro Putin, che allora era Presidente della Russia. L’attentato era stato pianificato in occasione del summit informale della Csi che si sarebbe tenuto a Yalta il 18 e 19 agosto. Come dichiarò il capo del Servizio di Sicurezza ucraino Leonid Derkach, quattro ceceni sospettati di essere coinvolti nell’organizzazione dell’attentato furono arrestati in Crimea ed espulsi dall’Ucraina.

L’articolo è stato realizzato con materiali provenienti da Dni.ru, “Kommersant”, RBK, “Delovoj Peterburg”

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