Attentato al presidente dell'Abcasia

Vignetta: Niyaz Karim

Vignetta: Niyaz Karim

Nuovo attacco ai danni di Aleksandr Ankvab , uccise due guardie del corpo. L'episodio alla vigilia delle parlamentari di questa regione de facto indipendente

Il 22 febbraio 2012 il presidente dell’Abcasia, Aleksandr Ankvab, è stato vittima di un attentato. Per la sesta volta. Per quattro volte ha subito un attacco mentre era in carica come primo ministro (a febbraio e aprile del 2005, a giugno e luglio del 2007), una volta invece durante il mandato da vice presidente (nella notte tra il 22 e 23 settembre del 2010). Tuttavia, l’ultimo attentato è diverso dagli altri, non solo perché questa volta hanno tentato di attaccare il presidente di una repubblica parzialmente riconosciuta. Questa volta si contano morti.

Nel luglio del 2007 Aleksandr Ankvab se l’era cavata con una leggera contusione. Nel 2010 aveva riportato nuovamente ferite lievi. Quest’anno nell’attentato al presidente dell’Abcasia sono morte due sue guardie del corpo, Remzik Cugba e Tengiz Pandarija (il primo ucciso sul posto, il secondo si è spento in ospedale). I due bimbi piccoli di Remzik Cugba sono rimasti orfani. Secondo il parere di giornalisti abcasi, esperti e personaggi della sfera pubblica, l’attentato al presidente della repubblica è stato il più grave e ben preparato.

A questo proposito si è espresso così il segretario del Consiglio di sicurezza dell’Abcasia, Stanislav Lakoba: “Hanno tentato di dimezzare le guardie. Poi la scorta è stata esposta al fuoco di lanciagranate e mitragliatrici”. E’ chiaro che singoli attentatori fai-da-te non improvviserebbero un’azione del genere. Occorre tuttavia far presente che il presidente in carica dell’Abcasia era del tutto vulnerabile sul piano della sicurezza personale. Nonostante tutti gli incidenti di cui è stato vittima, egli non ha mai cercato riparo lontano dai concittadini insieme alle sue guardie. Nel corso dei vari mandati, a partire dal 2005 (quando ha ottenuto la poltrona di Primo Ministro in cambio dell’appoggio a Sergej Bagapsh durante le presidenziali del 2004), Ankvab viveva non nella capitale Sukhumi, ma a Gudauta (lui stesso è originario di un piccolo paese chiamato Khuap, sito nella provincia di Gudauta).

Subito dopo l’episodio il presidente dell’Abcasia ha riunito in via straordinaria il Consiglio di sicurezza, in occasione del quale ha dichiarato che l’obiettivo degli attentatori era destabilizzare la repubblica sul piano socio-politico. Non è difficile capire il perché di un giudizio tanto duro dal leader abcaso. E non si tratta solo di ragioni prettamente umane ma anche politiche. Di fatto, alla vigilia delle parlamentari uno scenario del genere non sarebbe per niente ottimale per l’Abcasia, la quale vuole mostrare al mondo intero che l’ordinamento statale vigente non deriva dal caso e non è una conseguenza dell’“occupazione della Russia”. Al termine della “fase calda” del conflitto georgiano-abcaso e a seguito del riconoscimento dello Stato abcaso (sebbene solo da parte di un numero limitato di Paesi), compito prioritario non è stato garantire la sicurezza sui confini della repubblica ed i mezzi di sussistenza primari nelle zone costantemente minacciate dalla guerra, ma costruire istituzioni governative.

Tuttavia, questo processo si è rivelato una sfida non meno difficile dell’opposizione della Georgia e delle tendenze “unificatrici” del suo governo. Per prima cosa, dopo il 2008 l’Abcasia è stata messa alla prova con i soldi russi. Entrate finanziarie del genere fino ad ora non si erano viste. E in programma c’è anche la preparazione delle strutture olimpiche nella vicina Sochi. In questo progetto non si può sopravvalutare il ruolo delle infrastrutture abcase, in fondo fin dagli anni sovietici l’Abcasia e la provincia di Sochi sono viste come un unico complesso turistico. In secondo luogo, l’entrata nel Paese di mezzi finanziari consistenti si è verificata di certo non in condizioni di apertura e di trasparenza. Diversi funzionari statali non sono stati contrari nel convertire un progetto statale in un business vantaggioso per se stessi e per pochi altri.

In seguito a ciò per tre anni dopo la “guerra dei cinque giorni” il problema della corruzione è divenuto una questione centrale nell’ordine del giorno della repubblica abcasa. Alle elezioni anticipate del 2011 Aleksandr Ankvab è riuscito ad avere la meglio per avere promesso che, se non si pone fine alla corruzione, la contrasterà con convinzione. Ed infatti ha adottato provvedimenti mirati in questo senso. In realtà, si può affermare che le misure del presidente dell’Abcasia non siano strutturali. Si è trattato di misure rivolte agli uni o agli altri funzionari statali, intraprese senza il supporto generale necessario e senza approfondite valutazioni.

Nonostante tutto, però, Ankvab è stato chiaro: ha dichiarato guerra alla criminalità sita negli organi di potere ed intorno ad essi. Nel 2009 e 2010 l’autore del presente articolo è riuscito a parlare di persona con l’attuale leader abcaso. E nel corso dei vari incontri egli ha fatto capire molto chiaramente che la ricchezza dell’Abcasia, come Stato, dipende dalla sua capacità di sconfiggere la criminalità organizzata. Dopotutto, in presenza di un alto tasso di criminalità la repubblica non attirerà né gli investimenti privati (in parte anche statali, questo è il rischio che si corre sempre a causa della corruzione), né i turisti, i quali già da tempo danno una mano all’economia abcasa. Uno di questi turisti, Viktor Erofeev, scrittore famoso in Russia e nei paesi occidentali, a luglio del 2011 ha scritto un articolo che è stato pubblicato sulla nota testata The International Herald Tribune, nel quale, in parte, ha dichiarato che l’Abcasia “è un Paese con il volto di un uomo, non di un criminale. Il problema dell’Abcasia consiste nel non riuscire a far sì che la comunità internazionale ascolti le ragioni che l’hanno portata a proclamarsi repubblica indipendente e riconosca i principi democratici che stanno alla base del suo Stato illegittimo”.

L’ultimo attentato ad Ankvab ci fa dubitare sulle parole del noto scrittore, pronunciate pubblicamente dopo la visita in terra abcasa. Si spera che un’approfondita inchiesta fermi le menti e gli esecutori materiali dell’attentato al presidente dell’Abcasia. Tuttavia, anche qui sorgono i dubbi dal momento che nei cinque casi precedenti gli autori non sono stati scoperti. Comunque sia, qualunque volto si celi dietro l’attentato di febbraio, sul piano della criminalità le cose nel paese vanno cambiate radicalmente. E la comunità abcasa non può non capire. A questo proposito non sono casuali i raduni spontanei tenutisi nella provincia di Gudauta (che ha dato i natali al presidente della repubblica) e a Sukhumi, a sostegno del presidente, dominati da slogan anti-corruzione.

Il 10 marzo 2012 i cittadini della repubblica parzialmente riconosciuta eleggeranno i membri del parlamento. La repubblica dovrà nuovamente far fronte ad un test che misurerà la sua ricchezza. E l’aumento della criminalità può soltanto ostacolare la buona riuscita di questo test. In ogni caso, il ripetersi di incidenti simili (fra l’altro l’ennesimo di una serie) indebolisce la posizione della repubblica in generale e in parte del suo governo. Questo dimostra che all’indipendenza l’Abcasia non è ancora del tutto pronta. In questo modo, qualunque siano gli obiettivi ed i programmi di candidati e deputati, ognuno di loro in caso di vittoria dovrà seguire la linea della dura lotta contro la criminalità e responsabilizzare gli abitanti del Paese. Senza che venga risolto questo problema, tutti i discorsi sull’indipendenza e la ricchezza della repubblica non saranno presi sul serio. Sia a Mosca che in Europa guardano con interesse agli sviluppi futuri in Abcasia.

L’autore è un ricercatore ospite del Centro per gli Studi Internazionali e Strategici di Washington, Usa

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