Siria, banco di prova per l'Onu

Vignetta: Alexei Yorsh

Vignetta: Alexei Yorsh

Approvata dall'assemblea generale delle Nazioni Unite la risoluzione per Damasco. La Russia si è astenuta: in ballo c'è la tenuta dello Statuto delle Nazioni Unite

L’assemblea generale delle Nazioni Unite del 16 febbraio 2012 ha approvato con la maggioranza dei voti la risoluzione per la Siria, presentata dall’Egitto con la partecipazione di Usa, Francia e Gran Bretagna. La Russia, la Cina e altri ventisette Paesi hanno espresso un voto contrario o si sono astenuti.

La risoluzione non è priva d’importanza: il documento, nonostante il carattere non vincolante, può diventare un precedente sul quale sarà possibile fondare l’intervento delle Nazioni Unite in materia di affari interni.

Ironia della sorte, il voto è avvenuto il giorno del primo anniversario dell’inizio delle proteste di massa in Libia. Un anno fa la risposta dell’Onu fu molto operativa. In un mese furono approvate due risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu destinate in teoria alla difesa della popolazione civile nel momento in cui in Libia la guerra aveva iniziato a divampare. Tuttavia la zona di interdizione al volo creata a tale scopo sopra la Libia venne utilizzata per l’appoggio aereo all’opposizione.

Secondo il parere di molti osservatori fu un intervento che il Consiglio di sicurezza non aveva affatto previsto. Gheddafi non aveva nulla da opporre alle forze aeree congiunte della Nato e dopo sei mesi di resistenza il regime cadde. Lo stesso Gheddafi subì il linciaggio. Il Paese si trovò in sostanza diviso tra gruppi armati formatisi secondo il principio di continuità etnica e territoriale che soltanto nominalmente facevano capo al governo centrale.

Una situazione analoga potrebbe ripetersi in Siria, dove già da un anno continuano le proteste contro il governo. Il 4 febbraio 2012, però, – ed è già la seconda volta negli ultimi quattro mesi – la Russia e la Cina, in veste di membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, hanno bloccato la risoluzione che includeva anche espedienti giuridici necessari affinché si ripetesse lo scenario libico. Delusi, i promotori della risoluzione non si sono astenuti dal criticare la decisione di Mosca e Pechino.

Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha definito la reazione nelle capitali occidentali al veto russo-cinese "tendente all’isteria". I sostenitori della linea dura nei rapporti con la Siria hanno comunque dei progetti assolutamente razionali. Il segretario di Stato degli Stati Uniti Hillary Clinton ha dichiarato che gli Usa stanno attuando una politica di sanzioni economiche contro il regime di Bashar Assad, che incentiveranno il sostegno all’opposizione e si occuperanno della mobilitazione dell’opinione pubblica a loro vantaggio. L’ultima votazione dell’Onu mirava proprio a questo.

Come ha dichiarato l’ambasciatore della Russia all’Onu Vitalij Churkin in un intervento all’Assemblea generale dell’Onu il progetto della risoluzione "è il riflesso della tendenza, che ha destato in noi un certo grado di allerta, a isolare il governo siriano, rinunciando a qualsiasi contatto e imponendo dall’esterno una formula di regolamentazione politica".

È ovvio che Russia e Cina continueranno la loro politica di favoreggiamento del dialogo politico tra Damasco e l’opposizione. Essi avranno una chance durante il referendum del 26 febbraio 2012 sulla nuova Costituzione in Siria, e anche alle attese elezioni parlamentari di maggio 2012. Inoltre Mosca non esclude le elezioni anticipate del presidente del Paese, come si è lasciato sfuggire il vice ministro degli Esteri Mikhail Bogdanov.

Mosca, però, cercando di allontanarsi dallo scenario libico, in grado di minacciare la plurinazionale e pluriconfessionale Siria soltanto di un'escalation di caos, valuta anche conseguenze più a lungo termine.

Lo Statuto dell’Onu, come sottolineano continuamente i diplomatici russi e cinesi, non prevede l’ingerenza negli affari interni dei governi. È della stessa opinione anche William Luers, ex presidente dell’Una-Onu (United Nations Associations, ndr) degli Stati Uniti che sulle pagine della rivista Foreign Affairs sottolinea come ciò che viene oggi proposto dall’America e da una serie di Paesi arabi nei confronti della Siria "non sia un principio dello Statuto, ma un’interpretazione dello Statuto fatta da Kofi Annan", ex segretario generale delle Nazioni Unite durante la gestione della crisi nel Ruanda del 1994. L’esperto è sicuro che Russia e Cina difficilmente daranno il loro consenso a un tale approccio nonostante il sostegno della risoluzione da parte di altri Paesi.

Lo conferma anche il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che, il 15 febbraio 2012, durante una conferenza stampa a Vienna, ha dichiarato: "Si tratta di una questione che riguarda un’ampia zona del Vicino Oriente e del Nord Africa, molti altri Paesi confinanti e, se volete, le fondamenta stesse degli assetti mondiali. Perché da come la comunità internazionale reagirà a questo conflitto dipende il futuro del sistema internazionale, e questo dipenderà da quanto saremo fedeli ai principi fondanti lo Statuto delle Nazioni Unite".

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta