L’era del gas russo

Foto: AZAdam

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Con il petrolio agli sgoccioli, la potenza economica della Federazione nel settore dell'energia mette paura a Nato e Stati Uniti

I problemi dell’economia europea, che continuano vertiginosamente ad aumentare, comportano anche problemi di natura politica. La crisi dell’Unione Europea potrebbe causare, in un futuro non troppo lontano, una crisi della Nato, dal momento che i partner europei degli Stati Uniti si dimostrano sempre meno in grado di adempiere ai loro obblighi in seno all’alleanza atlantica.

Secondo il Pentagono, tuttavia, la minaccia principale per la Nato, proverrebbe oggi dalla Russia. E non dalla classica opposizione strategico-militare, bensì da una sfera che tradizionalmente non è connessa al settore militare, ovvero la competizione economica. Ne sono una conferma, da questo punto di vista, i risultati dello studio “Il gas naturale quale sistema della politica nazionale russa”, pubblicati alla fine del 2011 dall’Istituto di Studi Strategici dell’Army War College degli Stati Uniti.

Secondo gli autori dello studio, la lenta rinascita della Russia, nonostante il potenziale delle sue forze armate continui a essere limitato, costituisce una minaccia sempre più significativa al dominio globale degli Stati Uniti. Ciò si deve al fatto che l’era del petrolio si sta avvicinando al suo epilogo. Questa constatazione obbliga gli analisti del Pentagono a rivedere radicalmente le previsioni di sviluppo relative alla situazione mondiale per il prossimo decennio.

Effettivamente, l’ordine mondiale attuale è tale per cui il “sangue della civiltà”, vale a dire il petrolio, è controllato dalla potenza militare ed economica degli Stati Uniti. Le forze Usa controllano più del 60% delle regioni produttrici di petrolio del mondo. Le imprese americane controllano una porzione significativa dell’industria petrolifera mondiale, in tutte le fasi del ciclo tecnico-economico: dall’esplorazione ed estrazione alla lavorazione e creazione di mercati di distribuzione per il prodotto finito. La Borsa americana determina quale sarà il prezzo del greggio di domani, mentre le banche americane elaborano i principali indici finanziari del mercato azionario.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’intero sistema dell’ordine mondiale si era allineato in modo tale da garantire il controllo e l’acceso diretto alla maggior parte delle riserve mondiali di petrolio. Questa corsa è stata vinta dagli Stati Uniti. Ma ecco che agli inizi del XXI secolo, la situazione è cambiata. Si è arrivati alla conclusione che i giacimenti per l’estrazione del petrolio sono agli sgoccioli e le fonti alternative di energia (biocombustibili, energia eolica, ecc.) non possono ancora essere utilizzate su scala industriale.

In una situazione simile, il primo posto nella gerarchia dei combustibili è occupato inevitabilmente dal gas naturale. È il combustibile più adatto a sostituire il petrolio che sta ormai per finire. E le sue riserve sono tali da poter rifornire la civiltà moderna (se si mantengono gli attuali tassi di consumo), come minimo, per altri 250 anni.

Tuttavia, secondo gli analisti del Pentagono, questa evoluzione del ruolo del gas naturale e la sua scalata verso le prime posizioni comporterà inevitabilmente una nuova ripartizione dell’intero sistema dell’ordine mondiale. Non sarà più il “mondo del petrolio”, in cui gli Stati Uniti avevano assunto una posizione di leadership, ma il “mondo del gas”, dove gli Stati Uniti si dimostrano più deboli. 

Il mercato del petrolio e quello del gas presentano differenze radicali, pertanto non risulta possibile sfruttare il potenziale militare-politico accumulato per garantire la supremazia del “mondo del petrolio” anche per raggiungere il dominio del “mondo del gas”.  

Il gas è distribuito nel mondo in modo più uniforme rispetto al petrolio. Ciò richiede un dispendio di forze e risorse di gran lunga superiore per il controllo dei giacimenti più grandi. Il gas, al giorno d’oggi, viene commercializzato attraverso una rete di gasdotti, e il ruolo che svolge nelle economie dei Paesi che lo consumano, è piuttosto notevole. Questo crea, tra i Paesi-consumatori e i Paesi-fornitori, un legame che è più stretto rispetto a quello esistente per il consumo del petrolio. Le stesse infrastrutture e regole del mercato del gas si sono evolute, negli ultimi dieci anni, senza la partecipazione degli Stati Uniti. Mentre la Russia occupa una posizione di leadership in questo settore.

Gli sforzi degli Stati Uniti di influenzare in qualche modo quanto sta accadendo si concentrano sullo sviluppo del sistema di fornitura del gas naturale liquefatto (Gnl) e sull’elaborazione di una tecnologia d’estrazione del gas da scisti bituminosi. Tuttavia il Gnl richiede infrastrutture molto costose per le operazioni di liquefazione e successiva gassificazione, mentre l’estrazione del gas da scisti bituminosi è estremamente pericolosa per l’ambiente. 

Tutte queste circostanze, naturalmente, danno alla Russia un vero e proprio vantaggio economico e geopolitico. Già l’attuale sistema di accordi bilaterali per la fornitura di gas mina l’unità non solo dell’Europa, ma anche della Nato. Dopotutto la maggioranza dei membri del blocco oggi sono consumatori di gas russo, e tenendo conto del rifiuto a utilizzare l’energia nucleare, questa dipendenza potrà solo aumentare in futuro.

Che cosa possono fare gli Stati Uniti per contrastare questa tendenza? Molto probabilmente insisteranno sull’abbandono del sistema di accordi bilaterali per la fornitura di gas che Mosca intrattiene con i Paesi dell’Europa e richiederanno la formazione di una posizione unitaria nel settore del gas.  Anche se ciò non sarà affatto facile: con la crisi economica i Paesi europei saranno sempre più disposti ad andare incontro alla Russia, solo per ottenere il gas a un prezzo inferiore rispetto al valore di mercato.

Inoltre, probabilmente, gli Stati Uniti continueranno a lavorare attivamente per introdurre sul mercato europeo il gas da scisti bituminosi ed estendere le infrastrutture per il Gnl, nonostante questo possa condurre a nuovi problemi, non solo economici, ma anche ambientali.

C’è da aspettarsi anche un tentativo di rafforzamento della Nato attraverso la costruzione forzata del sistema di difesa antimissile.

Per quanto riguarda la Russia, si prospettano tempi duri per la sua leadership politica. La pressione politica estera crescerà anno dopo anno. I gasdotti per l’esportazione, entrati in funzionamento, saranno soggetti al controllo attento dei concorrenti. Non vi è da escludere anche la possibilità di sabotaggi o azioni terroristiche contro le infrastrutture del North e South Stream.

L’aumento delle minacce renderà necessario rivedere alcune disposizioni della strategia di sicurezza nazionale. L’era del gas richiederà alla Russia una tenacia incredibile, nonché decisioni ponderate e la scelta degli alleati giusti. 

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