Campioni stranieri dal passaporto russo

Foto: Itar-Tass

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Il cestista dagli Usa, il rugbista dall'Australia, i pakistani del cricket: tutti nelle nazionali della Federazione. Forze immigrate naturalizzate per il podio più alto

Da immigrati in cerca d’autore a eroi nazionali. In un attimo, un battito di ciglia. Un tiro da tre punti, una meta. Oppure una rete. Pula e Cirilo sono brasiliani di Russia nella Nazionale di futsal, calcio a 5, agli Europei in Serbia. Per il primo, gol a tempo scaduto contro i serbi che è valso la semifinale nel torneo. Cirilo invece a segno contro la Croazia, portando i compagni in finale contro la Spagna. Frammenti di una vasta sceneggiatura di naturalizzati che colorano le grandi storie del Paese russo.

Pula e Cirilo come l’imperatrice Caterina II “La Grande”, di sangue tedesco, venuta in Russia a 15 anni, che saliva al trono nel tardo Settecento aprendo il secolo d’oro della monarchia russa. Oppure come Feofàn il Greco, artista bizantino della Russia antica che gestiva la creazione degli affreschi della Cattedrale dell’Annunciazione a Mosca.

Tra i “nuovi russi” c’è la pattinatrice giapponese Yuko Kawaguchi, icona nazionale dopo aver gareggiato per la Federazione ai Giochi di Vancouver 2010. C’è un trio di canadesi nella Nazionale di carling e un manipolo di indiani e pakistani in quella di cricket. Proiezioni di un Paese che procede a tappe forzate verso l’integrazione adeguandosi - anche per contrastare la fuga dei suoi talenti - al trend europeo che s’ispira al multiculturalismo della Germania di Loew, orgogliosi calciatori tedeschi con radici in Polonia, Turchia, Tunisia, Spagna.

Tra gli ultimi naturalizzati di successo in Russia ecco Adam Byrnes, rugbista australiano che accettava la proposta di giocare per la Nazionale di rugby (esordio contro gli Stati Uniti) alla ricerca di atleti di livello in vista della Coppa del mondo 2011. Un ricciolone alto due metri, seconda linea dei Melbourne Rebels nel Super Rugby – torneo annuale tra 15 squadre professionistiche di Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica –, battezzato in una chiesa russa ortodossa, che ha imparato l’alfabeto cirillico da piccolo, grazie alla madre.

Sei anni prima lo statunitense J. R. Holden metteva piede sul parquet con la casacca della Nazionale di basket, diventandone il primo giocatore nero. Prima tappa di un felice incontro che passava attraverso gli Europei 2005 e 2007 (suo il tiro del successo in finale contro la Spagna) e alle Olimpiadi di Pechino 2008. In precedenza l’ex playmaker trascinava il Cska Mosca a mettere in bacheca due Eurolega acquisendo la cittadinanza russa e confessando in seguito: “Come la maggior parte degli americani, credevo che la Russia fosse quella del film Rocky IV”.

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