Chita, porta d’ingresso per la Cina

Nella città siberiana che secondo la tradizione fu fondata in una notte con l'arrivo della Transiberiana e che invece nasconde una storia più antica


Chita è una di quelle città siberiane che, come Novosibirsk, pare essere sorta nell’arco di una sola notte con l’arrivo della ferrovia transiberiana nel 1900. Invece, fu fondata oltre due secoli prima. Situato alla confluenza dei fiumi Chita e Ingoda, il luogo nel quale sorge la contemporanea Chita attrasse l’attenzione dell’esploratore siberiano Peter Beketov, che nel 1653 costruì un piccolo campo invernale sull’Ingoda.

Il primo insediamento permanente, risalente alla fine del 1670, crebbe molto lentamente a causa delle difficili condizioni. Benché intorno al 1690 alcuni cosacchi, cacciatori e pescatori fossero andati ad abitare nel fortino, la loro presenza contribuì poco a  incentivare lo sviluppo del medesimo. Per tutto il secolo seguente l’insediamento di Chita rimase un punto marginale di collegamento nel sistema amministrativo e dei trasporti del vasto territorio che si estende al di là di Irkutsk e del Lago Baikal.

L’unico monumento storico di Chita risalente al XVIII secolo, la  Chiesa dell’Arcangelo Michele, fu eretto originariamente nel 1705, subito dopo che l’insediamento di Chita era stato elevato allo status di “forte” (ostrog). In seguito a un incendio la chiesa fu ricostruita, a quanto pare due volte, nel 1770. Mecenate della ricostruzione fu un certo Yevgeny Gurkin, un commerciante della remota Solvychegodsk, nel Nord della Russia europea. La Chiesa dell’Arcangelo Michele è un egregio esempio di architettura lignea tradizionale ortodossa, con il caratteristico campanile ottagonale ubicato a Ovest. La struttura centrale culmina in un tamburo ottagonale e in una cupola bassa.

L’eccellente stato di conservazione della chiesa si deve in buona parte alla sua fama, nota come  chiesa dei decabristi, con riferimento all’esilio qui trascorso da una venticinquina di partecipanti alla fallita rivolta contro Nicola I avvenuta nel dicembre 1825. In epoca sovietica la chiesa fu trasformata  in museo, come è tuttora, dedicato ai decabristi e al soggiorno da loro trascorso in esilio a Chita. Nel XIX secolo, in effetti,  questa località divenne il simbolo della cultura siberiana dell’esilio, specialmente dopo il 1851, quando ascese fino a diventare  il centro amministrativo del Territorio di Transbaikalia e la sede centrale delle Truppe dei cosacchi di Transbaikalia. Nel suo libro intitolato “Siberia and the Exile System”, lo scrittore e diplomatico americano George Kennan descrive una serie di incontri con alcuni esiliati politici avvenuti nell’autunno del 1885. E la fama di Chita come destinazione dell’esilio si è accentuata ancor più con l’arrivo di Mikhail Khodorkovsky nel 2005.

Anche se la cittadina aveva fatto fatica a tirare avanti prima che fosse ultimata la Transiberiana, l’arrivo della linea ferroviaria a Chita  nel 1900 in effetti diede il via a un considerevole aumento delle costruzioni immobiliari, accelerate ancor più dal completamento della ferrovia orientale cinese avvenuta nel 1903. Quella linea, negoziata nell’ambito dell’accordo del Trattato di Difesa del 1896 con i cinesi, permise ai russi di attraversare la Manciuria e di accedere molto più rapidamente a Vladivostok e nei territori circostanti lungo il fiume Ussuri. Essendo l’insediamento più importante vicino al collegamento tra la ferrovia orientale cinese e la linea transiberiana ancora incompleta, Chita parve destinata ad assumere un ruolo  leader per la presenza russa in Estremo oriente.

La popolazione di Chita nel 1900 contava circa 12mila abitanti, ma nel 1914 l’autorevole guida Beaedeker riferiva che era arrivata a 73mila abitanti: se così fosse, si trattò di un tasso di crescita davvero notevole,  dovuto all’espansione dei collegamenti ferroviari. All’aumento della popolazione si associarono quelle tensioni che hanno afflitto in genere tutta la Russia a partire dal XX secolo.

In seguito a una serie di insuccessi militari nella guerra russo-nipponica e innescata dal massacro dei dimostranti di San Pietroburgo nel gennaio 1905, come molte altre aree di tutto il paese anche Chita assistette al susseguirsi  di scioperi e di rivolte armate. A Chita tali sollevamenti popolari culminarono con la  creazione di una “Repubblica di Chita” che ebbe vita breve: sopravvisse infatti soltanto dal dicembre 1905 al 22 gennaio 1906, quando fu soffocata dall’esercito con la forza.

Similmente ad altri centri siberiani, Chita si riprese rapidamente dalle agitazioni del 1905-1906 e nel decennio seguente sorsero assai rapidamente molti edifici, condomini, alberghi, uffici e magazzini. Le fotografie della città risalenti all’inizio del XX secolo mostrano grandi edifici, spesso decorati da motivi Art Nouveau, che si elevano dalle strade di scuro fango siberiano. L’edificio originale della stazione ferroviaria, realizzata nel 1899-1903, vanta alcune decorazioni neoclassiche, preservate in parte. L’architettura della zona centrale di Chita è ancor oggi caratterizzata da questi edifici, molti dei quali  riproducevano lo stile in voga nelle città più importanti di Russia, come San Pietroburgo. Alcune case private del periodo hanno stili decorativi diversi, eclettici, spesso fantasiosi.

In confronto ad altri centri urbani più antichi disseminati lungo la strada principale che conduce in Siberia, Chita presenta molti meno esempi di architettura religiosa. Nel 1899 furono gettate le fondamenta di una cattedrale in muratura dedicata a St. Alexander Nevsky, struttura massiccia neobizantina completata nel 1909 ma demolita nel 1936. In realtà, la devastazione delle chiese ortodosse attuata in epoca sovietica a Chita fu tale che dal 1944 l’unica parrocchia ortodossa attiva dovette trasferirsi in una chiesa lignea del 1898 costruita per la comunità cattolica. Nel 2001 iniziarono i lavori per la costruzione di una nuova cattedrale dedicata all’icona della Vergine di Kazan. A Chita c’erano anche  fiorenti comunità musulmane ed ebraiche, ed entrambe hanno eretto i propri grandi templi all’inizio del XX secolo.

Alla fine del 1917 la proclamazione del potere sovietico portò a feroci repressioni nella zona, e quando le forze dell’ataman cosacco Grigory Semenov conquistarono Chita nell’agosto del 1918, alcune fasce della popolazione ne accolsero l’autorità. Oltretutto il filo-giapponese Semenov era sostenuto da un contingente militare giapponese. Il potere di Semenov fu contrassegnato da malgoverno e brutalità e nel corso del 1920 le truppe bolsceviche lo cacciarono con la forza da Chita. La Repubblica dell’Estremo Oriente, nata nell’aprile 1920 in quella che oggi è Ulan-Ude divenne la nuova potenza, insediatasi a Chita a partire dal novembre 1920: di tendenza filosovietica, la repubblica funse da stato cuscinetto nei confronti delle operazioni giapponesi militari in Estremo Oriente. In seguito al ritiro dei giapponesi, la Repubblica  dell’Estremo Oriente entrò a far parte della neonata Urss nel 1922.

In epoca sovietica Chita è ritornata al suo status di capitale di provincia, anche se con un’importanza strategico-militare notevole in virtù della sua ubicazione nel sistema ferroviario nazionale e per la sua prossimità al confine con la Manciuria. Alla fine degli anni Trenta del Novecento, vi furono edificati alcuni edifici, come la sede regionale degli ufficiali russi dell’esercito (1939-1940), la cui forma massiccia in stile neoclassico stalinista intendeva sottolineare l’importanza dell’establishment militare nella città.

L’ultimo mezzo secolo ha contribuito poco alla configurazione architettonica  complessiva della città di Chita. Essendo il centro amministrativo di un’area ormai enorme denominata Territorio di Transbaikalia, Chita ha un potenziale smisurato: ricca di materie prime naturali quali oro e uranio, è in  ottima posizione in rapporto alla Cina, e ha tutte le premesse di sviluppo per garantire che tutelerà il suo eterogeneo patrimonio architettonico, eretto un secolo fa grazie alla grande ferrovia siberiana.

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