Siria, sul veto russo è polemica

Il presidente Bashar al Assad (Foto: AP)

Il presidente Bashar al Assad (Foto: AP)

Dopo il niet alla risoluzione dell'Onu sul regime di Assad, piovono sulla Russia le critiche dell'Occidente: “La Federazione Russa non è ancora pronta a fare da statista”

Vitalij Churkin, ambasciatore della Russia presso le Nazioni Unite:

“La decisione del Consiglio di Sicurezza non poteva essere diversa, tra le altre cose anche perché ci sono membri influenti della comunità internazionale, alcuni dei quali sono seduti attorno a questo tavolo, che fin dall'inizio della crisi in Siria hanno cercato di compromettere la possibilità di una mediazione politica, auspicando un cambio di regime e aizzando l'opposizione contro il governo, senza disdegnare la provocazione e la promozione della lotta armata"

Russia e Cina hanno nuovamente respinto la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu sulla Siria, tirandosi addosso le critiche dell'Occidente. Gli esperti ritengono che il desiderio delle parti russa e cinese di evitare l'intervento armato in Siria sia una presa di posizione dettata dalla ragione e da interessi concreti.

 

L'Occidente ha condannato il veto posto da Russia e Cina alla risoluzione dell'Onu sulla Siria. Tra i critici più decisi ci sono il ministro degli Esteri inglese William Hague e il presidente francese Nicholas Sarkozy. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha dichiarato che la mancanza di intesa all'interno del Consiglio di Sicurezza, nuoce all'immagine dell'Organizzazione. Mentre il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha definito il voto sulla risoluzione una “parodia”. Da parte sua, l'ambasciatore della Federazione presso le Nazioni Unite Vitalij Churkin ha ribadito che la risoluzione, sostenuta attivamente dagli Stai Uniti e dai loro alleati, servirebbe solo a sancire l'ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano.

“Ci sono membri influenti della comunità internazionale, alcuni dei quali sono seduti attorno a questo tavolo, che fin dall'inizio della crisi in Siria hanno cercato di compromettere la possibilità di una mediazione politica, auspicando un cambio di regime e aizzando l'opposizione contro il governo, senza disdegnare la provocazione e la promozione della lotta armata. Siamo profondamente amareggiati che sia questo l'esito del nostro lavoro congiunto all'interno del Consiglio di Sicurezza”, ha concluso Churkin.

E' già la seconda volta che Russia e Cina bloccano la risoluzione sull'intervento in Siria, nonostante il Consiglio di Sicurezza abbia rinunciato a pretendere le dimissioni del presidente Assad e affermi che la crisi siriana debba essere risolta in modo pacifico. Secondo il segretario di Stato americano Hillary Clinton, è impossibile lavorare alla risoluzione sulla Siria con la Russia in modo costruttivo, mentre l'ambasciatore degli Stati Uniti presso il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, Susan Rice ha affermato che Russia e Cina stanno portando avanti argomentazioni del tutto inconsistenti.

Li Baodung, ambasciatore della Cina presso le Nazioni Unite:

“Le azioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu in ambito della questione siriana dovrebbero corrispondere alle norme e ai principi dello statuto dell'Onu e favorire l'allentamento delle tensioni, lo sviluppo del dialogo politico, la regolazione dei conflitti e il mantenimento della pace e della stabilità nella regione del Medio Oriente, e non contribuire a peggiorare la situazione”

“Gli Stati Uniti sono molto scoraggiati dal fatto che due membri del Consiglio di Sicurezza continuino a impedirci di realizzare ciò per cui ci troviamo qui riuniti: la risoluzione della crisi in Siria. Il Consiglio è in ostaggio di due dei propri membri, i quali continuano a sostenere argomentazioni del tutto inconsistenti, in difesa di interessi puramente personali, provocando così un ulteriore rallentamento delle trattative”, ha dichiarato la Rice.

Del resto, come fa notare il presidente dell'Istituto del Medio Oriente, Evgeny Satanovskij, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno i propri interessi in Siria, i quali non coincidono affatto con quelli perseguiti dalla Russia.

“La Federazione Russa non è pronta a rivestire il ruolo di statista nello scenario che si sta delineando, - spiega Satanovskij. - Per quale motivo? Cosa ha la Russia da guadagnare da tutto ciò? Il Ministero degli Esteri ha agito in modo impeccabile. Hanno tutto quello che serve per rovesciare Assad, ma sarebbe inaccettabile. Un trasferimento del potere dall'attuale dittatura civile ad Al Qaeda o ad altri simili fanatici religiosi non è sicuramente negli interessi della Russia. Non sono di sicuro né alleati, né amici, né soci: sono nemici e basta. Perché la Russia dovrebbe sostenere l'inasprimento della guerra civile in Siria, col massacro di cristiani e sciiti, dato che senza dubbio è questa la direzione in cui si sta andando. Questo sarebbe il risultato della risoluzione portata avanti dall'Onu”.

Il 7 febbraio 2012 il ministro degli Esteri russo e il capo dei Servizi segreti si recheranno in Siria. A Damasco Sergej Lavrov e Mikhail Fradkov dovrebbero incontrare Bashar al Assad. La figura di Assad non è comunque il nodo principale della questione, come fa notare il direttore scientifico della Società Russa Orientalisti e Africanisti, Said Gafurov.

“Tutto dipende da quale direzione, esattamente, prenderanno gli eventi,- spiega. - Le forze internazionali coinvolte direttamente sono d'accordo sul fatto che la persona di Bashar al Assad sia negoziabile, mentre invece non lo è la necessità di fare determinate riforme. In questo senso la mossa di Russia e Cina è una mossa molto intelligente, sensibile e lungimirante, che potrebbe assicurare molti benefici per il futuro. Questa non è una situazione nella quale si possa dire semplicemente sì o no. E' una situazione dove ci sono centinaia di migliaia di strade diverse per il cambiamento, per ognuna delle quali bisogna lottare”.

Intanto in Siria continuano gli scontri, che alcuni esperti hanno già definito “guerra civile”. La ribellione è esplosa anche nei Paesi dove ci sono consistenti diaspore siriane. In Australia, Egitto, Germania e Gran Bretagna sono state attaccate le ambasciate siriane. In seguito al voto sulla risoluzione all'Onu sono iniziate le aggressioni anche contro le missioni diplomatiche della Federazione Russa.

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