Lavoro: Russia e Italia a confronto

Foto: PhotoXpress

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Il sistema occupazionale del Belpaese e la realtà del mondo dell'impiego nella Federazione, tra analogie e differenze, sono stati al centro di una tavola rotonda organizzata a Milano

Con l’apertura delle frontiere e la liberalizzazione dei consumi, sono molte le opportunità offerte in Russia ai lavoratori stranieri nei diversi settori. Ma chi intende recarsi a lavorare nella Federazione deve affrontare anche un mercato del lavoro con prassi molto diverse rispetto a quelle italiane.

Il tema è stato al centro della tavola rotonda “Russia e Italia: culture del lavoro a confronto” organizzata a Milano il 3 febbraio 2012 da Russian Business Club e Promos in collaborazione con Strategia e Sviluppo Consultants e lo studio legale Toffoletto De Luca Tamajo. Ad aprire il dibattito è stato il console generale della Federazione russa, Alexei V. Paramanov, che ha sottolineato come “la forza lavoro qualificata italiana gode ancora di una scarsa presenza in Russia. Ma il governo russo si sta muovendo nella direzione di facilitare i visti, in modo da incentivare i lavoratori del Belpaese interessati a recarsi nella Federazione”.

Aleksandr Linnikov, partner dello studio Leadcons di Mosca, ha invece presentato le caratteristiche della legislazione russa in materia di diritto del lavoro. “Uno dei principi fondanti del nostro sistema è il partenariato sociale che mira a bilanciare gli interessi contrapposti tra datore di lavoro e lavoratore. Anche se nella realtà i diritti del lavoratore sono tutelati meglio di quelli del datore di lavoro”.

Per quanto riguarda le tipologie contrattuali, invece, la scelta è tra tempo determinato e indeterminato e il contratto può prevedere un periodo di prova, anche se non è obbligatorio. Un tema al centro anche del dibattitto italiano attuale, con l’ipotesi dell’introduzione del contratto unico per favorire l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, dando maggiore stabilità al sistema e riducendo le 46 tipologie contrattuali attualmente esistenti in Italia.

Una differenza di rilievo rispetto al nostro Paese riguarda poi la tassazione applicata al rapporto di lavoro. “In Russia, infatti, l’aliquota fiscale è pari al 13%, la più bassa d’Europa”, ha sottolineato Linnikov. Un aspetto simile a quello del mercato del lavoro italiano è invece la difficoltà di licenziamento del lavoratore. In genere, il rapporto viene risolto per mutuo consenso, il motivo più diffuso. “Ma una prassi molto utilizzata è quella di far sottoscrivere al lavoratore, al momento dell’assunzione, una lettera di dimissioni per ovviare a queste problematiche”.

Si è soffermato sulla mancanza di flessibilità del sistema italiano, invece, Aldo Bottini, partner di Toffoletto De Luca Tamajo, secondo cui “la differenza centrale tra il nostro sistema e quello del resto d’Europa, come la Russia, è l’eccessiva rigidità del nostro mercato del lavoro. In primo luogo sul tema del licenziamento. Infatti in tutta Europa occorre una ragione per licenziare. Ma in Italia il vero problema riguarda la rigidità delle conseguenze di un licenziamento ritenuto ingiustificato dal giudice e che prevede il reintegro del lavoratore e il pagamento di una indennità penale risarcitoria”. In Russia invece il giudice può decidere se far riassumere il lavoratore oppure concedere solo un indennizzo.

Un altro punto caldo riguarda la differenza sui contratti collettivi “che in Russia si applicano a tutti -, ha sottolineato Bottini -; vengono stipulati direttamente tra datori di lavoro e lavoratori e hanno valore di legge, mentre in Italia vincolano solo gli aderenti al sindacato o all’organizzazione che li ha sottoscritti. Inoltre, il contratto collettivo nazionale sovrasta i contratti collettivi aziendali”. Con evidenti problemi di organizzazione e flessibilità a livello aziendale. “Un passo in avanti verso un modello più simile a quello russo arriva però da una norma dell'estate 2011 che prevede che il contratto collettivo aziendale possa derogare al contratto collettivo nazionale e alla legge. “Inoltre, la stessa norma stabilisce che il contratto collettivo aziendale se approvato dalla maggioranza dei lavoratori o delle sigle sindacali si applica a tutti”, ha concluso il partner di Toffoletto. 

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