Shalimov, campione russo dell'era Zeman

Igor Shalimov (Fonte: PhotoXPress)

Igor Shalimov (Fonte: PhotoXPress)

Potenza, estro, gol, passione per la bella vita. La storia del centrocampista, protagonista nel Foggia del tecnico boemo oggi in vetta della B col Pescara dei miracoli

Nel suo ruolo ora macina chilometri Emmanuel Cascione, in gol nell'ultima uscita di B contro il Crotone. Centrocampista nel 4-3-3, uno dei totem del nuovo miracolo realizzato a Pescara da Zdenek Zeman, primo in classifica con giovani sconosciuti che predicano il calcio totale. Anche Igor Shalimov, attuale coordinatore delle squadre giovanili della Russia, era una scommessa nel Foggia di venti anni fa. Primo ciak di Zemanlandia, nono posto finale in A.

Viso scavato, riccioli al gel, il vizio delle sigarette. Shalimov veniva dallo Spartak Mosca, dai cugini della Dinamo invece il compagno di nazionale Kolyvanov. Figlio di operai, alle spalle, in dissolvenza, l’Unione Sovietica che salutava il Novecento. Un anno prima di finire in Italia, guidava la Nazionale  under 21 al successo dell’Europeo sulla Jugoslavia di Savicevic e Boban. Poi l’Italia. Eden del pallone negli anni Novanta. Dove aveva fallito la prima ondata di suoi connazionali, gli juventini Zavarov e Aleinikov. Con lui altri sportivi famosi si arrampicavano sulla cortina di ferro, pronti ad arricchirsi nell’Occidente.

Il proprietario del Foggia, l’imprenditore napoletano Pasquale Casillo, pagava il cartellino di Shalimov parte in denaro, parte in carichi di grano. Il russo era il prototipo del mediano moderno. Piedi buoni, fantasia e potenza, un gran tiro dalla distanza. Uno di quelli che oggi sul mercato vale trenta milioni di euro. Allora Igor guadagnava trenta milioni in lire, che spediva in parte alla sua federazione. Nel suo primo anno di Serie A segna nove reti in 33 partite. Si allenava con i compagni saltando sui gradoni dello stadio e poi in mezzo ai copertoni con le caviglie legate a sacchi di sabbia. Un addestramento che decideva di dimenticare all’Inter.

Dopo una prima stagione esaltante, solo brutte figure in campo. Si dilegua nelle notti milanesi, tra donne e alcol. L’Inter lo spedisce al Duisburg, in Germania. Poi un altro paio di camei, Udinese, Bologna, Napoli, dove è squalificato per uso di nandrolone, con poco successo in Italia. Così come gli esordi da tecnico, prima di guidare la Nazionale femminile alla finale europea nel 2009.

Quattro anni prima Shalimov decide di dare un saggio del suo talento. Al supermercato. In fila alla cassa, annota il numero di cellulare di una donna, la scrittrice russa Oksana Robski, che paga il conto con l’addebito. Poi si presenta a casa sua dopo averla contattata con un pretesto, la sposa (divorziando sei mesi dopo) su di una palafitta nel mezzo dell’Oceano Indiano. 

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