Con i moon boot su campi minati

Mosca vista dal basso di un'italiana. I post
Credit: Niyaz Karim

17 dicembre 2011

Mosca sotto la neve è incantevole. Sembra una di quelle città bon bon dentro bocce di vetro che si vendono sulle bancarelle di souvenirs per i turisti. Candida e ovattata. Ma ahimè, pericolosissima.

Camminare per il centro di Mosca quando il termometro precipita sotto zero e le strade sono ricoperte di ghiaccio è un po’ come aggirarsi per un campo minato con i moon boot e la tuta da sci. Non che io giri per le vie della città con la tuta da sci addosso, intendiamoci. Anche se era stato questo il mio primo pensiero quando mi sono ritrovata a fare la valigia.

Ad ogni modo quando si esce di casa la prudenza non è mai troppa perché i pericoli spuntano dal basso e piovono dall’alto: nonostante buona parte delle strade venga costantemente pulita da squadre di tagiki e caucasici che spalano dalla mattina alla sera, lastre di ghiaccio spesse diversi centimetri si nascondono in incognita sotto il velo di neve che cade senza sosta, affacciandosi appena un piede ci passa sopra.

Nell’ultima settimana i miei scivoloni hanno scatenato grasse risate tra le mie amiche, in particolar modo tra quelle russe, capaci di sgambettare su tacchi vertiginosi anche sulla neve.

Ma se un occhio deve essere sempre puntato verso il basso per non incappare su qualche malefica lastra di ghiaccio, l’altro deve sbirciare fra tetti e grondaie, da dove si affacciano stalattiti lunghe oltre un metro e mezzo. Coni di ghiaccio larghi quanto una palla da bowling che pendono sopra le teste dei passanti. Non è difficile che se ne stacchi qualcuno, rischiando di falciare la testa delle persone ignare che camminano sul marciapiedi, a ridosso degli edifici.

 

Foto: Itar-Tass

A me infatti, ingenua straniera, era stato sconsigliato di camminare molto vicino ai muri, proprio per evitare di infilarmi nella traiettoria di queste enormi spade di ghiaccio che penzolano dai soffitti, pesanti.

 

L’anno scorso a San Pietroburgo un bambino di pochi anni è morto a causa di una stalattite che si è staccata, finendogli dritta dritta in testa, mentre tornava da scuola con la nonna.

 

Squadre di instancabili operai infatti, oltre a rompere il ghiaccio con pale e spranghe di ferro, si arrampicano sui tetti delle case per staccare giorno e notte questi coni scintillanti che penzolano pericolosi sulle teste dei passanti. La gente, dal canto suo, avanza trascinando i piedi per non cadere. Consapevole che in questo periodo dell'anno, in Russia, due occhi - uno puntato per terra e l'altro verso i tetti - potrebbero non bastare.

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