“C'è bisogno di una nuova economia”

Foto: Itar-Tass

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L'intervento di Putin per ripensare "un tessuto industriale competitivo e infrastrutture moderne, un settore dei servizi ben sviluppato e un settore agricolo efficiente", grazie a innovazione e concorrenza

Viviamo in un periodo di cambiamenti radicali nella vita economica di tutto il mondo. Le possibilità dell’umanità non sono mai state così grandi. Vince colui che più degli altri sfrutta queste nuove opportunità. In tali circostanze, è importante garantire uno sviluppo stabile e coerente della nostra economia, la massima sicurezza dei nostri cittadini di fronte all’impatto della crisi e, al tempo stesso, un rinnovamento costante e rapido di tutti gli aspetti della vita economica.

Il posto della Russia nella divisione globale del lavoro

Più di un quarto del Pil russo è il risultato della vendita sul mercato mondiale di gas, petrolio, metalli, legname e di altre materie prime o prodotti di prima lavorazione. Al momento la Russia dipende dall’economia mondiale, essendovi fortemente integrata, più di molti altri Paesi.

Siamo entrati nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) proprio perché abbiamo un’economia che dipende molto dal mercato estero sia per quanto riguarda la produzione che i consumi.

La constatazione della dipendenza dalle materie prime è ormai diventata un luogo comune. Non è ammissibile che la Russia abbia un’economia, che non garantisce né stabilità, né una posizione di sovranità, né, tantomeno, un livello di benessere accettabile. Abbiamo bisogno di una nuova economia, con un tessuto industriale competitivo e infrastrutture moderne, un settore dei servizi ben sviluppato e un settore agricolo efficiente. Un’economia fondata su moderne basi tecnologiche.

Inoltre, nella diversificazione dell’economia non possiamo contare su misure protezionistiche. Un protezionismo eccessivo porta sempre a stagnazione, bassa qualità e prezzi alti.

Superare il ritardo tecnologico

Dobbiamo cercare soluzioni che ci permettano di superare la crescente e unilaterale dipendenza tecnologica. La Russia deve occupare il posto più importante nella divisione internazionale del lavoro, non solo in qualità di fornitore di materie prime ed energia, ma anche in qualità di detentore di tecnologie all’avanguardia, costantemente aggiornate, almeno in alcuni settori. La quota di prodotto mondiale lordo di queste tecnologie, aumenterà, mentre quella delle materie prime e dei servizi tradizionali, diminuirà.

Per ricoprire nuovamente una posizione di leadership a livello tecnologico, dobbiamo scegliere con cura e precisione le nostre priorità. I settori canditati sono quello farmaceutico, il settore chimico ad alto contenuto tecnologico, quello dei compositi e dei materiali non metallici, l’industria aeronautica, Ict e nanotecnologie.

Le nostre iniziative per la creazione di grandi corporazioni statali e holding verticalmente integrate – da “Rostechnologij” e “Rosatom” ai gruppi United Aircraft Corporation e United Shipbuilding Corporation- sono state dettate proprio dalle priorità della politica industriale.

Per ogni impresa, oggi, abbiamo un piano per la loro riorganizzazione ed entrata sul mercato. Una parte di esse sarà trasformata in società per azioni con la conseguente vendita dei pacchetti azionari. Questo riguarderà “Rostechnologij”, “Rosavtodor”, “Rosatom” nella loro parte civile e una serie di altre imprese statali.

Ritengo possibile, entro il 2016, ridurre la quota di partecipazione dello Stato in alcune imprese del settore delle materie prime e completare il processo di uscita dal capitale di grandi imprese non del settore, che non appartengono a monopoli naturali e all’industria bellica.

Il ciclo innovativo dell’economia russa

Condizione necessaria per soddisfare l’esigenza economica di innovazione è garantire la concorrenza. Solo la concorrenza obbliga le imprese private a cercare le migliori soluzioni tecnologiche e a rinnovare la produzione. C’è anche l’altro lato della medaglia, ovvero l’offerta di innovazione. L’economia russa può non solo comprare innovazione, ma anche generarla. A tal fine, siamo tenuti a sfruttare fattori quali l’elevato livello d’istruzione della popolazione, il vasto patrimonio di scienza fondamentale, la presenza di scuole d’ingegneria, l’esperienza e la specializzazione in determinati settori. 

Negli ultimi anni abbiamo investito seriamente negli enti che garantiscono la commercializzazione della ricerca applicata. “Rosnano” e “Rusventure” funzionano. Il progetto Skolkovo ha già attirato un gran numero di imprese occidentali.  Ma c’è poco da insegnare a vendere, quando, per garantire una crescita innovativa costante, sono necessarie continue nuove idee. 

Il ripristino del carattere innovativo della nostra economia deve partire dalle università, sia come centri di scienza fondamentale che come fonte di risorse umane per lo sviluppo innovativo. La competitività internazionale dei nostri centri di formazione superiore deve diventare il nostro obiettivo nazionale. Ciò significa che è indispensabile garantire il finanziamento costante dei gruppi di ricerca universitari e il loro carattere internazionale.

Dobbiamo superare l’inerzia dell’ingente capitale nazionale, che non è più abituato a progetti innovativi e ad attività di ricerca e sviluppo. Attualmente 47 imprese, con partecipazione statale, hanno adottato programmi di innovazione. Ciononostante, anche le imprese private devono adottare la consuetudine di destinare il 3-5 per cento del loro reddito lordo a ricerca e sviluppo. È fondamentale sviluppare adeguati sistemi fiscali, ma soprattutto sensibilizzare gli imprenditori del settore privato sul fatto che senza questo investimento non saranno considerati sul mercato internazionale alla pari degli altri partecipanti.

Dove prendere il capitale?

La principale fonte per la creazione di nuove industrie e di nuovi posti di lavoro sono gli investimenti privati. Qui la situazione è tutt’altro che rosea. Rispetto ad altri Paesi concorrenti, il nostro non attrae molto gli investimenti esteri. Abbiamo un consistente deflusso di capitale dalla Russia.

Che cosa bisogna fare per risolvere il problema del capitale? Innanzitutto, estendere le dimensioni del mercato interno, in modo da renderlo più attraente per gli investimenti diretti. Da questo punto di vista, stiamo facendo tutto il possibile. Per la prima volta dal crollo dell’Unione Sovietica, siamo passati dalle semplici dichiarazioni di intenti alla reale integrazione. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo istituito un’unione doganale, uno spazio economico comune e una zona di libero scambio con la Comunità degli Stati Indipendenti.

In secondo luogo, il clima economico del Paese e la sua attrattiva per gli investimenti di capitali a lungo termine rimangono insufficienti. Nel corso degli ultimi anni, per iniziativa del Presidente Medvedev, abbiamo varato una serie di riforme volte a migliorare il clima economico e imprenditoriale. Tuttavia, non sono stati ancora rilevati cambiamenti significativi. Le imprese russe preferiscono spesso registrare proprietà e concludere transazioni all’estero, tendenza che non giova all’economia russa. Il problema principale è la mancanza di trasparenza e di responsabilità nei confronti della società, del lavoro dei rappresentanti dello Stato, dalle dogane all’agenzia delle entrate, dalla magistratura alle forze dell’ordine.  Per chiamare le cose con il loro nome, stiamo parlando della corruzione del sistema. La soluzione, sotto questo punto di vista, non risiede nei piani della politica economica. Dobbiamo cambiare lo Stato stesso, il potere esecutivo e giudiziario della Russia.

Infine, i fondi della popolazione non sono impiegati nel mercato del capitale. Ciò significa che i cittadini non ricevono la loro quota di entrate dalla crescita economica e dall’aumento della capitalizzazione dell’economia. Sono necessari programmi di investimento dei fondi pubblici, attraverso fondi pensione, trust e fondi di investimento collettivo. Si tratta di un processo lungo e non dobbiamo spaventarci se non darà effetti immediati. Abbiamo una condizione fondamentale per il suo successo: in Russia cresce rapidamente la classe media, disposta a investire i propri soldi in un’assistenza sanitaria di qualità superiore, in case più accoglienti e in pensioni più alte. Il compito dello Stato è far sì che questi soldi non siano sprecati.

La riduzione della quota dello Stato nell’economia

La crisi mondiale ha fornito nuovi argomenti ai sostenitori della gestione statale. Ma sappiamo che la Russia è diversa da molti altri Paesi, per via di una quota ancora molto alta di partecipazione statale nell’economia e di una più seria intromissione nella sua gestione, mentre, al contrario, i metodi di questa gestione rimangono inferiori rispetto a quelli degli altri Paesi. La nostra politica economica va diretta verso una riduzione di questa intrusione dello Stato, una modifica della regolamentazione sui meccanismi di mercato, un controllo amministrativo sull’assicurazione della responsabilità civile.

Si dovrebbe anche ridurre la presenza di grandi imprese e banche con una partecipazione statale dominante, e anche quella di monopoli naturali, tra cui “Gazprom”, nel capitale di altri soggetti economici, e segnalare le imprese secondarie, comprese le holding dei media. In Russia è necessario limitare l’acquisizione di nuovi asset da parte di società statali. Questi colossi non devono interferire con il regolare sviluppo delle imprese private nei propri settori, né togliere agli imprenditori privati i progetti più redditizi.

Condizioni macroeconomiche per la crescita

Per la realizzazione di investimenti a lungo tempo è essenziale, negli anni a venire, la fiducia dei partecipanti economici alla stabilità macroeconomica. Ciò implica, in particolare, che le imprese capiscano in che modo lo Stato risolverà alcuni gravi problemi di politica fiscale e come saranno sostenute, con le entrate, le decisioni di spesa già prese, così come quelle necessarie per l’attività di rinnovo dell’economia.

Obiettivo numero uno è ripristinare la corrispondenza a lungo termine tra l’entità delle entrate e quella delle spese pubbliche. Il rapporto si è indebolito durante la crisi, quando ingenti risorse sono state destinate a mitigare gli shock esterni. Questo è avvenuto nella maggioranza dei Paesi fortemente colpiti dalla crisi. Tuttavia, proprio l’esperienza negativa dei Paesi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti mostra chiaramente quanto sia pericolosa l’alterazione dell’equilibrio dei conti pubblici sia dal punto di vista economico, che sociale e politico. In Russia il problema è reso più complicato dalla forte dipendenza delle entrate dello Stato dai prezzi di gas e petrolio.    

Inoltre, dobbiamo realizzare prestiti pubblici con estrema attenzione, non dimenticando mai le lezioni della recente storia economica mondiale e russa.  

Un debito significativo crea sempre una situazione in cui qualsiasi deterioramento del contesto economico mette il Paese in una condizione di dipendenza nei confronti di investitori, organizzazioni internazionali, Paesi-creditori, che dettano poi al Governo quali misure adottare. Da questo punto di vista, la Russia si trova, al momento, in una situazione vantaggiosa rispetto ad altri Paesi, avendo, ad esempio, il livello più basso di debito pubblico tra tutti i Paesi del G20. E dobbiamo mantenere questo vantaggio come garanzia per la sicurezza macroeconomica. 

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