Il grido di Davos

Foto: Reuters / Vostock Photo

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I partecipanti al Forum Economico Mondiale prevedono un peggioramento della crisi globale e intendono cercare un nuovo modello di crescita economica. Le imprese russe si dimostrano salde

La 42esima edizione del Forum Economico Mondiale (Wef) di Davos, in Svizzera, ha come tema centrale “La Grande Trasformazione: immaginare muovi modelli”. Il capitalismo nella sua forma attuale non è più adatto alla nostra società, ha annunciato il fondatore e Presidente del Wef Klaus Schwab. “Non abbiamo imparato dalla crisi del 2009. Abbiamo urgentemente bisogno di trasformazioni globali, e bisogna iniziare con un rinnovato senso di responsabilità sociale”. Gli organizzatori del forum ritengono che per realizzare e non limitare il potenziale dell’umanità nell’attuale secolo, siano necessari nuovi modelli di sviluppo, idee coraggiose e talento personale.

 

Gli incontri del Wef sono dedicati alla ridefinizione dei valori tradizionali: dagli indicatori dei successi economici e sociali al ruolo delle Banche Centrali, dalla capacità dei metodi democratici di superare la crisi economica e politica ai benefici della globalizzazione e dei progressi tecnologici. Il discorso inaugurale è stato letto dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel.

 

La soluzione a molti di questi quesiti è legata a quali modelli di sviluppo potranno offrire i Paesi asiatici, a essi è dedicata più di una decina di incontri del forum, sei solo alla Cina. Alla Russia, invece, è dedicato solo un incontro, dal titolo “Prospettive della Russia”. Ospiti l’ex ministro delle Finanze, Alexei Kydrin, il Presidente del Gruppo Vtb Capital, Andrej Kostin, il vice premier, Igor Shuvalov, l’amministratore delegato di Alcoa, Klaus Kleinfeld, il presidente della Bers, Tomas Mirov, il presidente del consiglio d’amministrazione di Vimpelcom, Augie Fabela, e l’editrice di Thomson Reuters, Christina Freeland.

 

Più spazio è dedicato agli incontri informali russi: le colazioni di Sberbank e del Gruppo Vtb Capital con gli investitori e il ricevimento del Fondo russo di investimenti diretti. L’idea della colazione è comoda, osserva il Presidente del Gruppo Vtb Capital: “Per molti investitori la giornata lavorativa inizia presto, i lavori della parte principale del forum non sono ancora iniziati, quindi non sono distratti”.

 

Il forum riunisce i capi di Stato e governo di più di 30 Paesi; "La delegazione russa è guidata da Igor Shuvalov", dichiara l’assistente del Presidente, Arkadij Dvorkovich, che partecipa al Forum. Dvorkovich riconosce che della manifestazione non sono tanto importanti gli interventi pubblici quanto i colloqui informali.

 

Il progetto russo più importante presente a Davos sarà il Fondo russo di investimenti diretti, nel quale lo Stato investirà 10 miliardi di dollari a condizione che gli investimenti siano condotti congiuntamente con investitori stranieri.  

 

In Russia, gli ottimisti, nel 2012, sono più numerosi che nel resto del mondo (48 per cento), ma di meno rispetto all’anno scorso (60 per cento). La Russia ha ancora dei margini di crescita, che altri Paesi, come ad esempio l’Europa, colpita dalla crisi, possono solo sognarsi, osserva il direttore del Fondo russo di investimenti diretti, Kirill Dmitriev, che rientra nella lista dei giovani leader mondiali del Wef. Le prospettive per le imprese russe sembrano migliorate, concorda il presidente del gruppo Vtb, Andrej Kostin, tuttavia c’è stato un calo di liquidità, i mercati di capitale occidentali hanno chiuso quasi completamente. Kostin non si aspetta un inasprimento delle condizioni creditizie per il settore delle imprese domestiche.

 

"I tassi di crescita del mercato cadranno, ci sono già dei problemi di liquidità", riconosce anche il presidente di AvtoVAZ Igor Komarov. "Peggiore sarà la situazione del settore reale con la riduzione del livello di liquidità e il conseguente aumento dei tassi sui prestiti di 1-1,5 punti percentuale -, concorda l’amministratore delegato di EuroSibEnergo, Evgenij Fedorov. - Ci auguriamo, tuttavia, che il sistema bancario, anche grazie all’aiuto del Governo, si regoli con le attuali condizioni e la liquidità ritorni sul mercato”.

 

"La situazione economica, politica e di settore peggiorerà, ma le imprese potranno migliorare le prestazioni economiche", ne è sicuro l’amministratore delegato di Rusargo Maksim Basov.

 

Il 70 per cento dei top-manager mondiali progettano di cambiare strategia viste le dinamiche della domanda dei consumatori e le condizioni economiche. I manager russi intervistati da Vedomosti o non intendono affatto cambiare la loro business strategy o la chiamano semplicemente correzione. "Si correggono solo le tattiche e i mezzi per raggiungere gli obiettivi strategici, tenendo conto della complessa situazione dell’economia mondiale", osserva, ad esempio, Kostin. Ciò nonostante, tutti i manager russi intervistati puntano a ridurre le spese.

 

"La crisi è possibile solo nella sfera finanziaria", ritiene l’amministratore delegato di Magnit Sergej Galickij. "Le imprese russe hanno i loro problemi -, ribadisce Basov. - Con il peggioramento della percezione degli investitori stranieri, aumentano i costi (gas, energia elettrica, fertilizzanti, materiali combustibili e lubrificanti, stipendi), la qualità delle infrastrutture zoppica, e non vi è nessuna garanzia di fronte a un aumento delle tariffe”.

 

Il Fondo Skolkovo e Bazovyj Element si sono presentati con il numero maggiore di delegati. "Nella nostra delegazione ci sono cinque partecipanti", dichiara il presidente di Bazovyj Element. "Dal momento che è un partner strategico, - spiega -, il gruppo è sempre stato rappresentato così al forum". Questo status gli permette di iscrivere un numero simile di partecipanti. Il Wef ha 109 partner di questo tipo, il costo dello status è di 500 mila franchi svizzeri all’anno. I partner russi del forum, oltre a Bazovyj Element sono il gruppo Vtb, Lukoil, Sberbank, Trojka dialog e Vimpelkom.

 

Il sondaggio condotto da PricewaterhouseCoopers su 1.258 dirigenti d’impresa di 60 Paesi ha mostrato come il 40 per cento dei direttori si dimostri più fiducioso nei confronti delle prospettive delle proprie imprese rispetto a quelle dell’economia globale. 

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