La democrazia di Astana

Foto: Itar-Tass

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Il partito di Nursultan Nazarbayev ha trionfato alle urne come previsto, mentre l’opposizione e l’Osce hanno denunciato brogli. Momento delicato per il Kazakhstan dopo i moti pre-elettorali

Nur Otan, il partito del presidente kazako Nursultan Nazarbayev, ha conquistato alle elezioni parlamentari del 15 gennaio 2012 più dell’80 per cento dei voti, qualcosa in meno rispetto all'88 per cento dell'ultima tornata, quella del 2007, in cui aveva fatto man bassa ottenendo tutti il seggi al parlamento e lasciando gli oppositori fuori dalla camera (Majilis) di Astana.

Questa volta le cose sono andate un po' diversamente e il Kazakhstan si presenta ufficialmente un po' più democratico, con altri due formazioni rappresentate: il partito democratico kazako Ak Zhol (7,5 per cento) e il partito comunista del Kazakhstan (7,2 per cento). In realtà è sempre il presidente a condurre le danze, visto che l’opposizione più dura, quella dei social democratici di Osdp-Azat o del partito Rukhanajat (escluso a priori per irregolarità procedurali), è rimasta fuori dai giochi.

Nonostante la denuncia di brogli e il proposito di manifestazioni di protesta un po' in tutto il Paese è difficile che qualcosa si smuova. Anche per l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), le elezioni non hanno rispettato i principi democratici e secondo il rappresentante Miklos Haraszti “i risultati possono essere descritti come una elezione orchestrata: pluralismo e diversità di opinioni non sono state rispettate”.

Anche per Joao Soares, capo della delegazione dell’Assemblea Parlamentare Osce, il Kazakhstan è rimasto al di sotto delle aspettative: “Il voto non ha soddisfatto gli standard democratici internazionali non solo nel giorno del voto, ma fin dall’inizio. La campagna elettorale si è svolta in un clima strettamente controllato tra restrizioni alla libertà di assemblea ed espressione delle opinioni, dibattito elettorale censurato, pochissimo spazio all’opposizione sulle tv, competizione limitata. Le elezioni, hanno concesso gli osservatori, sono state ben organizzate e alcuni cambiamenti legislativi sono stati introdotti per permettere almeno a un secondo partito di entrare in parlamento, ma le promesse del presidente Nazarbayev su un voto aperto non si sono avverate. C’è ancora molta strada da fare, ma speriamo che il governo e il potere vogliano percorrerla insieme a noi”.

Il momento per il Paese è molto delicato, soprattutto dopo le violenze e i morti durante le manifestazioni di dicembre 2011. Nazarbayev è convinto di avere la situazione sotto controllo e ha parlato di una “vittoria comune”, sottolineando l’importanza della stabilità. A che il Kazakhstan non diventi una specie di Egitto è interessato anche l’Occidente: si spiega così anche il poco interesse - mediatico e politico – sulle lacune democratiche di Astana.

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