Nessuna sanzione a favore dell'invasione

Un manifestante siriano grida slogan e mostra un'immagine del presidente siriano Bashar Assad, durante una manifestazione a favore di Assad di fronte l'Ambasciata di Siria a Beirut (Foto: AP/Bilal Hussein)

Un manifestante siriano grida slogan e mostra un'immagine del presidente siriano Bashar Assad, durante una manifestazione a favore di Assad di fronte l'Ambasciata di Siria a Beirut (Foto: AP/Bilal Hussein)

Il ministro degli Affari Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato che l'Occidente non potrà più approfittare del Consiglio di Sicurezza dell'Onu per sancire guerre contro l'Iran e la Siria

La Russia non permetterà di portare al Consiglio di Sicurezza dell'Onu le sanzioni contro l'Iran e tanto meno il progetto di risoluzione che aprirebbe le porte all'intervento militare straniero in Siria. L'ha sottolineato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che ha dichiarato le intenzioni di Mosca di porsi come intermediario in entrambi i conflitti. Teheran e Damasco, da parte loro, sembrano preferire l'aiuto della Russia più che altro sotto forma di armi.

"Sulla loro coscienza"

Nel commentare la situazione che si è venuta a creare in Siria, Lavrov ha confermato la versione secondo cui i Paesi occidentali starebbero cercando di inscrivere le relazioni con questo Paese in uno scenario simile a quello libico. Certo è che i colleghi della Russia all'Onu continuano a insistere perché Mosca ritiri dal progetto di risoluzione che ha presentato la condizione che vieta l'uso della forza.

“Nei loro commenti sul fatto che il nostro progetto di risoluzione non è abbastanza severo nei confronti del regime, cercano sempre di evitare la risposta alla domanda principale: perché tutto quello che viene fatto dall'opposizione estremista armata contro gli edifici amministrativi, gli ospedali, le scuole, gli attentati terroristici che continuano a insanguinare la Siria, perché di tutto questo si continua a tacere? Non c'è risposta a questa domanda, l'approccio dei nostri colleghi è a senso unico. E insistono in modo categorico sull'esclusione dalla nostra risoluzione della frase che afferma che niente in essa può essere interpretato come giustificazione all'uso della forza”, ha sottolineato il ministro degli Esteri.

A conferma di questo, gli Stati Uniti hanno annunciato che continueranno a chiedere che venga accettata una risoluzione che “permetta di chiamare in causa Assad e di continuare a esercitare pressione sul suo regime”. Tuttavia, come ha fatto capire chiaramente Lavrov, gli Stati Uniti dovranno perseguire i propri scopi senza l'appoggio della Russia e senza passare per il Consiglio di sicurezza dell'Onu. “Se qualcuno ha intenzione di usare la forza a tutti i costi, e abbiamo già sentito esortazioni a dislocare delle truppe arabe in Siria, noi difficilmente riusciremo a impedirlo, se proprio qualcuno volesse fare qualcosa del genere. Però, se proprio deve succedere, che succeda per loro iniziativa, che sia sulla loro di coscienza. Non avranno nessun mandato da parte del Consiglio di Sicurezza”, ha detto il ministro, secondo quanto riportato da Ria Novosti.

Ricordiamo che la proposta di introdurre in Siria un contingente militare straniero era stata avanzata in precedenza dalla Lega dei Paesi arabi. Damasco, nel commentare tale proposta, ha dichiarato che la considererà come un tentativo di invasione. “Il popolo della Siria non accetterà le ingerenze straniere e gli attentati alla propria sovranità nazionale”, hanno affermato i portavoce del Ministero degli Esteri siriano. Lavrov ha inoltre aggiunto che la Russia è disposta a ospitare sul proprio territorio un incontro fra i rappresentanti delle parti per regolare il conflitto in Siria.

“Stiamo esortando attivamente tutti gli attori del dramma siriano a organizzare al più presto un incontro durante il quale prendere accordi per dare inizio a un dialogo nazionale. Siamo pronti ad accogliere sul nostro territorio i rappresentanti di tutte le parti siriane. Per creare le condizioni in cui possano iniziare a negoziare, senza ingerenze di alcun tipo nel loro dialogo”, ha dichiarato Lavrov.

“Non riteniamo di doverci giustificare”

Il ministro ha commentato anche le accuse rivolte alla Russia riguardo alle forniture di armi alla Siria. “Siamo preoccupati dalle forniture di armi alla Siria e vorremmo chiarire la nostra posizione al riguardo ad ogni Paese che continui a vendere armi a Damasco”, aveva dichiarato a questo proposito la rappresentante degli Usa alle Nazioni Unite, Susan Rice, riferendosi alla notizia dell'arrivo in Siria di una nave carica di armi dalla Russia.

“Non riteniamo che sia necessario fornire spiegazioni e giustificazioni, dal momento che non stiamo infrangendo nessun accordo internazionale e nessuna risoluzione del Consiglio di Sicurezza, ma ci limitiamo a commerciare con la Siria soltanto ciò che è consentito dal diritto internazionale”, ha sottolineato il ministro. D'altra parte l'Occidente stesso, secondo il ministro, continua ad armare senza ritegno l'opposizione siriana. “Sappiamo anche, e la notizia non viene smentita da nessuno, che in Siria arrivano continuamente armi per i guerriglieri e gli estremisti che cercano di sfruttare il movimento di protesta per prendere il potere con la forza. Questo è inaccettabile e del tutto controproducente, perché non fa altro che intensificare la spirale di violenza”, ha sottolineato Lavrov. Oltre alla Russia, gli Stati Uniti hanno rivolto l'accusa di armare il regime di Bashar al Assad anche all'Iran.

“Non cercheremo di conformarci”

Per quanto riguarda l'Iran, come per la Siria, la Russia si è espressa in senso contrario all'introduzione di nuove sanzioni contro la repubblica islamica. “Le sanzioni che vengono aggiunte adesso, in ordine univoco, dai Paesi occidentali, e da altri, non hanno nulla in comune col tentativo di garantire la stabilità del regime di non proliferazione delle armi nucleari, ma rappresentano piuttosto un serio tentativo di soffocare l'economia dell'Iran e di prostrare la popolazione, probabilmente nella speranza di causarne il malcontento. Tutte le sanzioni possibili, che potevano influire sul comportamento dell'Iran in fatto di politica nucleare e di collaborazione con l'Aiea, sono state applicate”, è convinto Lavrov.

Ricordiamo che, su pressione degli Usa, Europa, Giappone e diversi altri Paesi hanno acconsentito a considerare la possibilità dell'embargo contro le forniture di petrolio iraniano. In risposta a questa iniziativa, Teheran ha minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz, il canale principale per le forniture di petrolio proveniente dai Paesi affacciati su Golfo Persico. A Teheran hanno già espresso la speranza che la Russia non si schiererà con i Paesi occidentali contro la repubblica islamica neanche in futuro. “Speriamo che la Russia non si metta in affari con l'Occidente contro l'Iran. Quindi è naturale che, nonostante quello che stanno architettando i Paesi occidentali e nonostante le condizioni attuali, noi ci aspettiamo che la Russia non si metta a collaborare con l'Occidente e con l'America”, ha dichiarato l'ambasciatore iraniano in Russia Mahmoud-Reza Sajjadi a Interfax.

Il capo della diplomazia russa ha inoltre confermato che la Russia sta cercando di evitare un futuro attacco militare contro l'Iran. “Non voglio mettermi a indovinare quand'è che potrebbe accadere, perché noi stiamo facendo tutto il possibile per evitarlo. Su quante siano le probabilità che questa catastrofe (un attacco militare contro l'Iran) si verifichi, bisognerebbe chiederlo a quelli che continuano a farvi riferimento come a una possibile opzione che resta sempre a portata di mano. Le conseguenze sarebbero terribili, siamo molto preoccupati”, ha sottolineato il ministro.

Secondo Lavrov, le conseguenze sarebbero in primo luogo un enorme flusso di persone in fuga dal Paese, in primis verso l'Azerbaigian, e dall'Azerbaigian in Russia. “Questa è una parte, e forse neanche la più terribile, del problema. Non sarà una passeggiata e calcolare tutte le conseguenze è impossibile”, ha aggiunto. Il ministro degli Esteri russo ha inoltre espresso l'opinione che un attacco all'Iran “non farà che versare olio sul fuoco, per ora latente, del conflitto tra sunniti e sciiti”. “Da lì potrà solo iniziare una reazione a catena, e non so fino a dove arriverà prima di fermarsi”, ha concluso.

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