Proteste e social network

Yurij Chajka (Foto: Itar-Tass)

Yurij Chajka (Foto: Itar-Tass)

Intervista al procuratore generale russo Yurij Chajka: "L'estremismo si diffonde attraverso Internet"

La Procura russa nel 2011 ha compiuto 290 anni. Il corrispondente di Rossijskaja Gazeta Ivan Egorov ha parlato col procuratore generale russo delle manifestazioni di protesta di Mosca, di social network e di altre questioni di attualità.

Cosa ne pensa delle recenti manifestazioni di protesta di massa e delle polemiche sui risultati delle elezioni parlamentari?

Viviamo in un Paese democratico e ogni cittadino ha il diritto di esprimere il proprio parere. Tutto però deve svolgersi entro i limiti della legge. Non è ammissibile che ci siano persone che strumentalizzano la gente al fine di raggiungere i propri scopi politici personali, spesso tutt'altro che onesti. Perché i soldi arrivano in gran parte da fonti che si trovano al di fuori dei confini della Russia. Durante lo svolgimento delle elezioni sono state registrate alcune irregolarità. Sono tutti casi che vengono verificati non solo dalla procura, ma anche dagli organi d'inchiesta. Posso assicurarvi che per ogni irregolarità verranno presi provvedimenti legali.

Le manifestazioni di protesta si sono svolte senza particolari episodi di violenza, tuttavia ci sono stati alcuni casi di oltraggio a diversi rappresentanti del governo. Oggi questi comportamenti non vengono più puniti?

Molti in effetti credono che dopo la depenalizzazione entrata in vigore l'8 dicembre 2011 per i reati previsti all'articolo 129 (calunnia) e 130 (oltraggio) del codice penale russo tutto sia permesso e che nessuno sia più responsabile di nulla. Ma non è così. I reati di oltraggio e calunnia sono ancora perseguibili, ma con sanzioni di tipo amministrativo. Sanzioni abbastanza consistenti dal punto di vista materiale. Inoltre non bisogna dimenticare che nel codice penale resta tuttora l'articolo 319, il quale prevede la perseguibilità penale per oltraggio pubblico a un rappresentante dell'autorità durante lo svolgimento del suo incarico o in relazione al suo svolgimento.

Boris Berezovskij ha recentemente dichiarato di essere pronto a tornare in Russia se smetterà di essere invitato dal procuratore generale. Cosa ne pensa della sua proposta?

Il Procuratore generale non smetterà di invitarlo, dal momento che Boris Abramovich ha alcune questioni in sospeso con la legge. Esistono dei provvedimenti giudiziari a suo riguardo che devono entrare in vigore ed essere applicati. Inoltre sono  in corso altre inchieste penali relative a Berezovskij, tra l'altro, non solo in Russia. Quindi, presto o tardi, dovrà rispondere di ciò che ha fatto.

Oggi, soprattutto fra i giovani, sono molto popolari i cosiddette social network. La Procura generale tiene conto delle nuove tendenze che emergono in questo campo?

Purtroppo la popolarità dei social network gioca spesso a favore delle tendenze più estremiste della popolazione. Per questo gli organi della Procura controllano regolarmente Internet per monitorare l'eventuale diffusione di materiale di stampo estremistico o terroristico. Se un certo tipo di materiale viene riconosciuto come estremista se ne delibera la limitazione dell'accessibilità. Su una delle più popolari reti sociali russe lo scorso anno sono emersi contemporaneamente diversi gruppi che rientravano tra le organizzazioni estremiste vietate dalla legge. Contavano fino ad alcune migliaia di persone con adesioni in costante crescita. E' stato avviato un procedimento penale per organizzazione di attività estremistiche. Tuttavia la maggior parte di questi siti continua a funzionare come sempre e a pubblicare materiali proibiti La ragione principale è che i server attraverso i quali vengono diffusi i materiali estremistici si trovano al di fuori dei confini e della giurisdizione della Russia. La Procura Generale collabora nel campo dell'estradizione e dell'assistenza giuridica con più di 80 Stati, tra cui i Paesi del Csi, quelli del Consiglio europeo e altri ancora. Ogni anno dall'estero ci arrivano più di 2.000 richieste di estradizione di persone dalla Russia, e più di 500 richieste vengono inviate da noi perché vengano rimandate in Russia persone responsabili di reati penali o per  provvedimenti già esistenti che aspettano di essere applicati. Inoltre ogni anno vengono considerate e risolte circa 6 mila richieste di assistenza legale per reati penali. L'area geografica delle collaborazioni va allargandosi e abbiamo notato delle tendenze positive nelle relazioni con diversi Paesi, come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e Israele. Siamo riusciti a riportare in Russia una serie di criminali latitanti, responsabili di reati gravi e molto gravi di grande risonanza pubblica. La Procura tuttavia continua a scontrarsi con problemi quali il rifiuto ingiustificato di estradizione, l'applicazione, da parte del Paese a cui è stata inoltrata la richiesta di estradizione, di misure preventive nei confronti della persona ricercata che non prevedono l'arresto. Questo spesso rende impossibile l'estradizione. E i tempi di valutazione delle richieste di estradizione e di assistenza legale portano spesso all'impossibilità di applicazione dei provvedimenti penali a causa della caduta in proscrizione dei reati.

Come valuta il lavoro degli organi della Procura durante il 2011?

Una delle priorità della Procura è la tutela sociale dei cittadini. Sono stati ristabiliti i diritti civili di centinaia di migliaia di persone. Un esposto su cinque di quelli che abbiamo ricevuto è stato soddisfatto. Tenendo conto che circa tre milioni di persone si sono rivolte alla Procura. Con molti colleghi europei si sono instaurate ottime relazioni. La stessa Gran Bretagna, per la prima volta nella storia centenaria dei nostri rapporti, ha deliberato l'estradizione in Russia di quattro persone.

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