La scacchiera del gas

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Alla vigilia dei nuovi negoziati, le posizioni di Russia e Ucraina, dopo l'intromissione della Turchia, favorevole a SouthStream

L’inverno relativamente caldo ha fatto dimenticare agli europei i possibili problemi con il gas, ma non ha fermato i preparativi per nuovo round di negoziati russo-ucraini. Si scaldano i toni da tutti e due le  parti. L’Ucraina dice che paga un prezzo troppo alto per il gas russo (416 dollari per 1000 mc), e vorrebbe pagare al massimo 250 dollari, la Russia risponde che “i contratti sono validi fino al 2019, ma se non avete i soldi, date qualcosa in cambio, ad esempio la rete di gasdotti”, (che porta quasi 100 miliardi di mc gas verso l’Europa), come successo in Bielorussia, dove Gazprom a novembre 2011 ha acquisito la società Beltransgaz.

Il presidente ucraino Viktor Yanukovich ha dovuto ammettere di essere favorevole a vendere il sistema di trasporto gas ai russi, ma a un prezzo molto alto, intorno ai 20 miliardi di dollari, e soprattutto dietro uno sconto per il gas russo pari a 9 miliardi di dollari all’anno. La richiesta è troppo esosa, sia per il primo punto (non si sa bene ancora quanti soldi bisogna investire per l'ammodernamento dei “tubi arrugginiti” ucraini, si stima da 2 a 8 miliardi di dollari), che per il secondo.

La vigilia dei negoziati è, dunque, tesa. Il ministro dell’Energia ucraino Yuri Boyko ha dichiarato che l’Ucraina nel 2012 prevede di comprare solo 27 miliardi mc di gas russo (a confronto dei 40 miliardi del 2011): “Noi compriamo il gas necessario per la nostra economia. Se i nostri partner sollevano qualche questione, cerchiamo di risolverla in modo civile”. Ancora prima l’Ucraina voleva ridurre l’import dalla Russia a soli 12 miliardi in 5 anni, sostituendo il gas russo con carbone proprio, con gas liquefatto dall’Azerbaijan (al prossimo Forum economico a Davos si pensa di firmare l’accordo) e anche con lo shale gas.

Come risposta, il Presidente russo Dmitri Medvedev all’incontro con l'ad di Gazprom Alexei Miller, chiedendo aggiornamenti sui negoziati con l’Ucraina, ha sottolineato che bisogna valutare tutti i fattori, in particolare, “l’importante passo avanti” fatto il 28 dicembre 2011 con l’autorizzazione della Turchia al passaggio di SouthStream nelle sue acque territoriali, che di fatto ha aperto la strada per lo costruzione di un gasdotto che eviti l’Ucraina.

Il premier russo Vladimir Putin vorrebbe bruciare i tempi: alla fine del 2011 ha detto a Miller che “sarebbe auspicabile avviare i lavori per la costruzione del gasdotto SouthStream alla fine del 2012”.

Quindi Medvedev  ha ribadito che “i nostri partner devono capire che ci sono diverse possibilità per la fornitura di gas verso l'Europa”, e il sistema di gasdotti ucraini può diventare obsoleta.  In effetti, il capo dell’amministrazione del presidente ucraino, Serhiy Levochkin, ha affermato a dicembre 2011 che il sistema dei gasdotti ucraini è in perdita con un flusso inferiore a 60 miliardi di mc e, quindi, vi è grande preoccupazione per i progetti NordStream, già funzionante, e SouthStream, definito sulla carta, che ridurranno i transiti attraverso l’Ucraina.

Inoltre, Miller ha detto che i contratti sono validi, gli ucraini possano prendere  “27, 26, o 29 miliardi mc di gas. O possano non prendere niente, se vogliono. Ma devono rispettare i contratti take or pay, pagare almeno per 33 miliardi di mc”.  E per ribadire il concetto, l’autorità russa ha deciso di bloccare l’importazione di formaggi ucraini, a causa dell'"alta percentuale di olio di palma che contengono”.

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